Pace tra le Coree: la Chiesa crede nei frutti

Nel Regina Coeli di domenica scorsa papa Francesco ha ringraziato i 2 capi di stato coreani per aver iniziato un percorso di pace tra i due Stati: “Accompagno con la preghiera l’esito positivo del Summit Inter-coreano di venerdì scorso e il coraggioso impegno assunto dai Leader delle due Parti a realizzare un percorso di dialogo sincero per una Penisola Coreana libera dalle armi nucleari. Prego il Signore perché le speranze di un futuro di pace e più fraterna amicizia non siano deluse, e perché la collaborazione possa proseguire portando frutti di bene per l’amato popolo coreano e per il mondo intero”.

Un processo di pace che porterà allo smantellamento del sito dei test nucleari di Punggye-ri. ‘Una nuova storia comincia adesso, la guerra è finita’: così ha detto il leader nordcoreano, Kim Jong-un, da Panmunjeom (il villaggio di confine dove nel 1953 venne siglato l’armistizio che pose fine alla guerra di Corea) al termine del vertice di pace con il presidente sudcoreano, Moon Jae-in.

E nella dichiarazione congiunta finale, Kim e Moon si sono impegnati a trasformare entro il 2018 l’armistizio siglato 65 anni fa in un vero e proprio trattato di pace. Nella dichiarazione di Panmunjeom per la pace, la prosperità e l’unificazione della penisola coreana si afferma che le parti confermano l’obiettivo comune di realizzare, attraverso una completa denuclearizzazione, una penisola coreana libera dalla minaccia dell’atomica.

Infine nella dichiarazione congiunta, Kim e Moon hanno ribadito il patto di non aggressione, secondo cui non faranno ricorso alla forza in nessuna forma nei confronti dell’altro paese e hanno accettato di rispettare l’intesa in maniera rigorosa. Come concreto segnale di riconciliazione, Kim e Moon hanno piantato un albero di pino a sud del confine di Panmunjeom, simbolo dei migliori auspici per la penisola, scoprendo una roccia su cui sono scolpiti i nomi dei leader e la frase ‘qui piantiamo pace e prosperità’.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla chiesa coreana, come ha scritto il presidente della Conferenza episcopale coreana, mons. Hyginus Kim Hee-Joong, arcivescovo di Gwangju: “Questo vertice ha posto fine a un conflitto in atto da lungo tempo e diventerà una pietra miliare della pace sulla penisola coreana. E’ un evento storico che attrae il mondo intero e sarà un punto di svolta per la riconciliazione e la pace nel mondo”.

Anche per mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, presidente del Comitato per la pace della conferenza episcopale coreana, “è un giorno storico. Sono commosso. Piangevo nel vedere le immagini. Il processo di riconciliazione è avviato. Ora non si può più tornare indietro…

Il Papa aveva chiesto a tutti coloro che hanno responsabilità politiche di avere il coraggio di essere strumenti e artigiani di pace, esortandoli a proseguire sul cammino di riconciliazione intrapreso. Ha quindi indicato una direzione da intraprendere per una pace vera non solo per la penisola coreana ma per tutta l’area asiatica e il mondo intero. Il nostro compito ora come cristiani è vivere questa realtà di dialogo in concreto e nel patto di una fraternità mai dimenticata, sempre sperata”.

Mentre l’arcivescovo di Seoul e amministratore apostolico di P’yŏng-yang, card. Andrew Yeom Soo-jung, nella messa per la riconciliazione nazionale ha sottolineato la costanza dei fedeli nel supplicare Dio per la pace: “I fedeli della nostra diocesi non hanno mai mancato di riunirsi in questa cattedrale di Myeong-dong per celebrare questa messa regolarmente alle 7 di sera, ogni martedì negli ultimi 23 anni.

Soprattutto negli ultimi anni abbiamo celebrato anche con l’ulteriore intenzione di conservare nel nostro cuore e pregare per quelle 57 parrocchie che erano state attive nel Nord prima che il paese fosse diviso”.

Ed ha sottolineato il valore di questa ‘missione’ durata 53 anni: “Sì, miei cari fratelli e sorelle, lo scopo di celebrare la santa messa per la riconciliazione nazionale non è altro che compiere con ardente zelo la missione che abbiamo ereditato dal Signore come suoi fedeli discepoli di lavorare sodo affinché ognuno del nostro popolo nella penisola coreana ‘abbia la vita e l’abbia in abbondanza’.

Nell’osservare il vento della pace alzarsi recentemente nella penisola coreana, io, arcivescovo di Seoul e amministratore apostolico di P’yŏng-yang, non posso che esprimere profonda gratitudine a Dio per tale Provvidenza che l’ha reso possibile, riflettendo sul fatto che Dio sempre ricorda le ardenti suppliche che gli abbiamo offerto attraverso le messe, i rosari e le altre preghiere”.

Durante l’omelia ha ringraziato anche i papi per avere sollecitato ripetutamente le autorità coreane per un cammino di pace: “E ringrazio sinceramente gli ultimi Pontefici per aver sollecitato le autorità responsabili della costruzione della pace nella penisola coreana a risolvere correttamente le questioni attuali attraverso il dialogo, chiedendo a tutti i popoli di buona volontà del mondo di pregare per questa intenzione, ogni volta che si presentava l’occasione.

In particolare, diceva papa Francesco durante l’omelia della santa messa per la pace e la riconciliazione che ha presieduto in questa cattedrale di Myeong-dong, il 18 agosto 2014, per concludere la sua visita in Corea:

‘Preghiamo dunque per il sorgere di nuove opportunità di dialogo, di incontro e di superamento delle differenze, per una continua generosità nel fornire assistenza umanitaria a quanti sono nel bisogno, e per un riconoscimento sempre più ampio della realtà che tutti i coreani sono fratelli e sorelle, membri di un’unica famiglia e di un unico popolo. Parlano la stessa lingua’. Queste erano davvero parole profetiche che risuonano tuttora nel mio cuore”.

Infine ha chiesto ai cristiani coreani di impegnarsi per la pace: “In tale impresa, prima di chiunque altro, noi, cristiani, ognuno di noi, dovrebbe impegnarsi come uno ‘strumento della pace, che porta l’amore, dove è l’odio; il perdono, dove è offesa; l’unione, dove è la discordia; la fede, dove è il dubbio; la verità, dove è l’errore; la speranza, dove è la disperazione; la gioia, dove è tristezza; la luce, dove sono le tenebre’. La pace è soprattutto un dono di Dio. Assicuriamo il nostro Signore che noi saremo i primi a essere gli operatori di pace”.

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