A Cracovia beatificata Hanna Helena Chrzanowska

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“Grazie a te signora Hanna che hai vissuto in mezzo a noi; che sei stata proprio così come eri, con la tua grande semplicità, con il tuo fuoco interiore, che sei stata per noi tutti l’incarnazione delle Beatitudini di Cristo, specialmente di quella che dice: beati i misericordiosi”:

così parlava il card. Karol Wojtyla nel 1973 durante il funerale di Hanna – Helena Chrzanowska, dichiarata beata sabato 28 aprile a Cracovia dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, durante la liturgia concelebrata dal nunzio apostolico in Polonia mons. Salvatore Pennacchio, una quarantina tra arcivescovi e vescovi, e oltre 250 sacerdoti e 20.000 fedeli radunati sul sagrato della basilica della Divina Misericordia nel quartiere di Lagiewniki, e davanti ai maxischermi sistemati sulla spianata del parco di Blonie nel centro della città.

Anche il papa domenica scorsa ha invitato i fedeli ad imitare l’esempio: “Ieri, a Cracovia, è stata proclamata Beata Anna Chrzanowska, fedele laica, che dedicò la sua vita a curare gli ammalati nei quali vedeva il volto di Gesù sofferente. Rendiamo grazie a Dio per la testimonianza di questa apostola degli infermi e sforziamoci di imitarne l’esempio”.

Infatti la nuova beata ha dedicato la vita come infermiera, e dalla fine degli anni ’50 insieme all’arcivescovo di Cracovia ha organizzato una rete di assistenza domiciliare per i malati terminali grazie alle parrocchie. E nell’omelia della beatificazione il card. Amato ha invitato i fedeli a vivere l’esperienza del buon samaritano, contemplando la testimonianza della beata Hanna Helena Chrzanowska “china sugli ammalati, apprendiamo anche noi a chinarci sugli indigenti, ad aver cura di coloro che hanno bisogno di conforto, di sostegno, di incoraggiamento, di aiuto: sono molti, sono piccoli, abbandonati, esiliati, deboli, emarginati.

Pochi li vediamo quotidianamente sulle nostre strade, molti invece sono nascosti nelle loro misere abitazioni, ammalati, poveri, soli, senza sostegno”. Il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha sottolineato che la Chiesa, attraverso le opere dei fedeli, “va incontro alle persone in difficoltà, donando con sacrificio e generosità aiuto e protezione: continuiamo ad essere caritatevoli verso tutti, soprattutto verso i nostri ammalati, in modo che possano ricevere quotidianamente da noi un cenno di attenzione, un segno di incoraggiamento e un gesto di sostegno”.

Nella beata Chrzanowska il card. Amato ha affermato che “la Chiesa celebra la creatività della carità cristiana che spalanca le sue braccia, come Gesù buon samaritano, all’accoglienza, alla protezione e alla cura dei malati, dei sofferenti, dei deboli”. Poi ha tratteggiato la sua personalità, in quanto divenuta infermiera con una motivazione ‘filantropica, a partire dalla conversione avvenuta nel 1932’, visse la professione “come vero e proprio apostolato cristiano, di presenza salvifica della croce di Cristo presso gli ammalati.

A 30 anni la sua vita di fede ebbe una svolta decisa verso la santità, coltivata con la preghiera, con la comunione e l’adorazione eucaristica, con gli esercizi spirituali, con la recita del santo rosario. Come oblata benedettina, Hanna visse con entusiasmo e gioia il carisma di preghiera liturgica e di lavoro professionale verso gli ammalati.

Il suo servizio era accanto ai malati, nei quali riconosceva la presenza di Cristo… A tutti Hanna ricordava la speranza della felicità eterna in paradiso e la sua fede nella provvidenza divina risvegliava alla vita e all’entusiasmo”. Per lei il malato era ‘il bene supremo’ a cui accostarsi ‘come a un fratello e a una sorella’.

Perciò, ha affermato il prefetto nella continuazione dell’omelia, “la professione di infermiera era una vera e propria vocazione, una chiamata dall’alto per il bene dei bisognosi. Per questo non badava alla stanchezza e alla sua salute… Donava agli altri con generosità il suo tempo, la sua intelligenza, la sua cultura, collaborando attivamente con quanti si occupavano di alleviare e migliorare le condizioni degli infermi… Tanto che giunse a vendere la sua bigiotteria per comprare le medicine per i poveri”.

Era particolarmente “premurosa e comprensiva con coloro che assistevano in famiglia gli ammalati cronici, mostrando una speciale attenzione per la loro vita spirituale e sacramentale”, in quanto la donna si impegnava a “procurare anche l’assistenza sacramentale di un sacerdote”. E soprattutto non nascondeva la fede “e sotto il regime comunista non si lamentava degli scherni e delle ingiustizie che riceveva… Ma proprio a causa delle sue convinzioni religiose fu privata della carica di direttrice della scuola per infermiere”.

(Foto: Archivio diocesi di Cracovia)

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