A Torino il Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra

Ogni anno a Torino la Comunità di Taizè chiama i giovani a compiere un ‘Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra’, un percorso che si compie nelle Chiese locali e si raccoglie per alcuni giorni, in occasione e della fine d’anno, in una città europea.

In questo cammino, che guarda anche al Sinodo dei Vescovi sui giovani, una tappa significativa è stato il grande incontro di Torino, svoltosi sabato 21 aprile organizzato, in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale dei Giovani e dei Ragazzi, dai giovani che animano la preghiera cittadina di Taizé del primo venerdì del mese.

Il tema della giornata è stato ‘Servire nella Gioia’, che ha preso spunto dalla lettera ‘Una gioia che non finisce mai’ che frére Alois, priore di Taizé, ha scritto in occasione dell’Incontro Europeo dei Giovani a Basilea nell’ultimo capodanno. La tappa torinese (verso quella del capodanno di Madrid 2019) ha ripreso e rilanciato la fecondità dell’incontro di 10 anni fa, ‘Testimoniare la Speranza’, tenuto nel maggio 2008 qui a Torino, con il card. Severino Poletto.

Quindi a 10 anni da quell’incontro è stata nuovamente offerta una straordinaria possibilità di preghiera, riflessione e confronto ecclesiale, intergenerazionale ed ecumenico, attraverso la ricchezza spirituale della Comunità di Taizé, come hanno scritto i giovani di Taizè di Torino nel loro messaggio di benvenuto: “Affidiamo nella preghiera la nostra città, la nostra Chiesa, le nostre comunità cristiane, che sono pronte ad accogliervi con calore e affetto, e che desideriamo farvi conoscere”.

La giornata è stata aperta dalle parole di mons. Nosiglia: “Gesù nel vangelo ci dice che non è venuto nel mondo per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per tutti gli uomini. E aggiunge che non ci chiama più servi, ma amici, perché ci rivela tutti i segreti che il Padre gli ha detto di rivelarci.

Ai suoi discepoli, che litigavano tra loro per stabilire chi fosse il più grande, dice: ‘I grandi e potenti della terra si combattono l’un l’altro per esercitare il loro potere sugli altri; ma tra voi non sia così: chi vuole essere il primo si faccia ultimo e chi vuole prevalere sugli altri si faccia loro servitore’.

Nell’Ultima cena, poi, si è cinto il grembiule e ha lavato i piedi ai suoi discepoli, dicendo loro: ‘Come ho fatto io, fate anche voi: lavatevi i piedi gli uni gli altri’. Infine, san Paolo apostolo ci ricorda che Gesù ha detto che c’è più gioia nel donare, che nel ricevere.

Sono alcuni richiami che ci mostrano come la via del servizio sia fondamentale per seguire e imitare Gesù e partecipare al suo servizio più prezioso, che egli ha reso a tutta l’umanità: il suo sacrificio, quell’ ‘Amore più grande’ che ci ha mostrato donando la propria vita per noi peccatori. Da esso scaturisce per lui e per chi crede in lui la gioia più grande della risurrezionee della vittoria sul peccato e sulla morte per sempre”.

Riprendendo le parole dell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ l’arcivescovo ha invitato i giovani ad accogliere la gioia del Vangelo: “Sì, il Vangelo accolto e vissuto porta la vera gioia nel cuore. Cari amici, vi auguro di sperimentare oggi, nell’incontro che faremo con i Frères e questa sera nella preghiera in Cattedrale, la gioia di stare insieme nella preghiera, arricchendoci dei doni di grazia di cui ciascuno è portatore, per l’amore che Dio ci ha abbondantemente donato e ci dona ogni giorno, malgrado le nostre debolezze e peccati.

E’ la sua presenza di risorto e vivente che noi sperimentiamo ogni volta che nel suo nome ci incontriamo fraternamente uniti dalla stessa fede e dallo stesso amore per Lui”.

Dopo la preghiera di apertura è avvenuto l’incontro con i Frères per ragazzi, giovani e adulti, conclusosi in serata in Duomo, con la grande Preghiera ecumenica con i frères di Taizé insieme con p. Lucian Rosu, parroco ortodosso romeno, ed Eugenia Ferreri, presidente della commissione evangelica per l’ecumenismo, durante la quale l’arcivescovo di Torino ha ricordato il valore dell’unità:

“La nostra unità, anche se ancora imperfetta, si nutre tuttavia di questi momenti di grazia, che ci spronano a offrire al mondo la nostra comune testimonianza della stessa fede in Cristo. Papa Francesco ha affermato che l’unità dei cristiani è già in atto nel martirio, che unisce tanti nostri fratelli di varie chiese e confessioni cristiane, che sono uccisi nel nome di Cristo e sono dunque testimoni della fede fino al sangue.

Questa via (e ogni via che promuove momenti di comunione, di preghiera e di fraternità vissuta tra fratelli cristiani) pone una pietra miliare nel cammino ecumenico verso la piena unità”.

Ricordando le parole di frère Schutz, ha invitato i giovani ad assaporare la bontà della preghiera con le parole del salmo 132: “Il Salmo ricorda la gioia del popolo di fronte alla consacrazione del sommo sacerdote per mezzo dell’unzione con olio profumato, ma anche esprime la gioia di quell’amore fraterno che consolida e consacra i fratelli che si uniscono per pregare all’unisono il loro Dio e ne esaltano l’azione potente nella storia”.

Ed ha concluso la veglia sottolineando la capacità della preghiera di suscitare relazioni: “Così, la carità fraterna è fonte di freschezza e vivacità nelle relazioni tra fratelli ed una forte risorsa, feconda per il mondo, perché Dio premia tutto ciò con la sua benedizione e vita per sempre.

La preghiera proposta dal Salmo ci fa comprendere che deve unirci, in quest’esperienza che stiamo vivendo, il sentire che come fratelli abbiamo più doveri che diritti da accampare, dal momento che tutto ciò che siamo è frutto dell’amore gratuito di Dio e della sua infinta misericordia. Di tutto questo noi siamo chiamati ad essere testimoni coraggiosi e soprattutto carichi di grande gioia”.

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