Dalla Caritas un invito a riprendere il viaggio verso Gerusalemme

Con un appello a rinnovare l’impegno per una ‘carità a 360 gradi’ lanciato dal direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, si è concluso nella scorsa settimana ad Abano Terme il convegno delle Caritas diocesane, aperto con il messaggio inviato da Papa Francesco e alle quali ha preso parte anche il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Nel messaggio inaugurale il papa aveva chiesto che il convegno “susciti una dedizione sempre più piena alla causa degli ultimi e dei poveri, giungendo fino alle periferie umane ed esistenziali dell’odierna società, per essere autentici apostoli della carità”; mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva sottolineato il valore di costruire un umanesimo condiviso.

Delineando gli orientamenti per un cammino comune, il direttore della Caritas, don Francesco Soddu, ha rilevato come il convegno abbia voluto “essere l’emblema di quanto la Chiesa avverte come urgenza nel focalizzare la propria attenzione: i giovani, la comunità e la condivisione”.

Infatti, ciascuno di questi termini, ha evidenziato, “porta in sé una peculiare attenzione del mondo Caritas; coordinati tra loro costruiscono la traccia per un più ampio campo d’azione, affinché la nostra attenzione ai tempi e ai bisogni possa sempre veicolare l’aspetto della prevalente funzione pedagogica che caratterizza il nostro mandato all’interno della Chiesa, nella società e nel mondo”.

Di qui l’appello per una “carità a 360 gradi, aperta a tutti quelli che possono essere gli ambiti di lavoro prevalenti, definiti dall’orizzonte statutario: quello della ‘carità educativa’, quello della ‘carità concreta’, quello della tutela dei diritti, cioè della ‘carità politica’, quello della ‘carità interna’ in grado di sviluppare anche la ‘comunione interna’, segno e simbolo di quella generale”.

Infine il direttore ha sottolineato che “oggi le comunità entro cui viviamo sono realtà fragili, che sempre più si sfaldano e si spopolano, che cambiano, si arricchiscono di nuove persone, spesso giovani, migrate da altri Paesi, e quindi si ricompongono e si ripensano, non senza tensioni. Mutano e quindi anche noi dobbiamo mutare con loro, senza però omologarci alle mode o alle tendenze”.

In apertura il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e Presidente di Caritas Italiana, aveva salutato i convegnisti nel ricordo di mons. Giovanni Nervo e di mons. Giuseppe Pasini: “Due sacerdoti che con il loro pensiero e la loro testimonianza di vita hanno lasciato alla Chiesa un’eredità che continua a produrre proposte nuove e frutti di autentica misericordia e carità… Lasciamoci dunque interpellare e poniamoci in ascolto in maniera sempre nuova, dinamica, generativa.

Come organismo ecclesiale, mettiamoci soprattutto in relazione, mettendo in gioco noi stessi e le nostre sicurezze, per crescere tutti insieme alla scuola della carità. Il servizio nostro servizio diventa così opportunità di crescita personale, esercizio della capacità di tessere legami, di riannodare fili, di ricreare calore attorno alle persone”.

Nel discorso introduttivo ha sottolineato il valore della comunità: “Occorre allora dare forma insieme a uno sviluppo solidale di comunità. Non si tratta quindi di fare di più, ma di essere più consapevoli, in particolare dei cambiamenti che stanno modificando i nostri territori e che pongono in maniera ancora più pressante la domanda su come offrire risposte adeguate a questo tempo e ai bisogni che incontriamo.

Non solo occorre innovare lo stile della prossimità e delle relazioni, ma bisogna mettere a disposizione il capitale fiduciario, sociale e relazionale che le Chiese locali rappresentano, come strumento per costruire coesione e come premessa per forme di sviluppo locale in parte ignorate e in parte da riscoprire, al fine di contribuire alla ricostruzione di comunità territoriali consapevoli, solidali e capaci di speranza. A partire proprio dai giovani”.

Mentre il card. Bassetti ha evidenziato il ruolo dei giovani nelle comunità: “Senza troppi giri di parole, vorrei far presente che nell’esperienza cristiana, generata dalla potenza del Risorto, la comunione ecclesiale (la fraternità e sororità cristiana) non è realizzata solo nella fractio panis, ma anche nella conseguente condivisione concreta della vita e dei beni…

L’evento che fonda l’esperienza cristiana è infatti il dono di sé di Gesù nella croce, che ha ingoiato la morte e con essa la necessità di difendersi dalla morte attaccandosi ai beni di questo mondo”.

Quindi è la Resurrezione che dà senso alla vita: “La Resurrezione di Cristo restituisce l’uomo alla dimensione della gratuità della vita. La vita non dipende dalle cose che possediamo o dal potere che conquistiamo, che non possono aggiungere un solo istante alla nostra esistenza. La vita ci è donata e può essere vissuta cristologicamente solo nella logica del dono.

L’immagine dei gigli dei campi non è una licenza poetica ma la realtà della vita in Cristo, che restituisce tutta l’umanità al senso profondo della creaturalità e della figliolanza universale che deriva dall’atto creatore di un Dio che non è un padrone ma un Padre. La comunità eucaristica è la profezia perenne e pentecostale di questa realtà umana fondamentale: ciò che rende possibile la vita, la vita piena, lo sviluppo umano è la fiducia e quindi il dono”.

Concludendo l’intervento ha esortato i presenti a mettere ‘in moto’ la speranza: “Occorre mettere in moto la speranza: l’umanità nel suo insieme è capace di dare risposte coerenti alle sfide che la riguardano: il movimento ecologico ne è l’esempio più lampante e, nonostante le opposizioni, sta segnando importanti passi avanti.

E’ stato chiarito il rapporto inestricabile fra equilibrio ecologico e distribuzione equa delle ricchezze della terra. Davvero o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno. Non facciamoci paralizzare dalla misura vertiginosa delle sfide. E’ molto importante il lavoro che papa Francesco ha iniziato con i movimenti popolari: terra, casa, lavoro. Sfide globali che troveranno la loro soluzione su scala globale.

Ad esse va aggiunta, almeno, la sfida sul diritto umano alla salute, con la accresciuta capacità scientifica e tecnologica di intervento terapeutico, ma da costi che rischiano di mettere in crisi interi sistemi sanitari nazionali. Coraggio, riprendiamo il cammino verso Gerusalemme!”

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