Mons. D’Ercole chiede alle famiglie di vivere l’Eucarestia

Nelle settimane scorse il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole, ha scritto una lettera alle famiglie della diocesi chiedendo loro di vivere l’eucarestia, in occasione della visita pastorale diocesana: “Valorizzare la celebrazione domenicale dell’Eucaristia comunitaria dovrebbe essere il segno concreto della comune ricerca di fedeltà alla nostra vocazione cristiana.

C’è urgenza di cristiani che rinascano ogni giorno a vita divina per gustare la gioia di essere veramente umani. Su questo cammino si è avviata la nostra comunità diocesana e intende proseguire ponendosi alla sequela della Santa Famiglia”.

Quindi vivere l’eucarestia significa scoprire i segni della presenza di Dio nella società: “Nella nostra epoca sempre più confusa e rumorosa, dove la tecnica e la cultura del consumo compenetrano ogni spazio del nostro vivere, si avverte l’urgenza di riscoprire il silenzio benedetto dalla presenza di Dio. Tutto ciò che è bello e buono è plasmato nel silenzio che precede e accompagna la preghiera.

In questo clima di verità interiore e di docile disponibilità all’azione della grazia divina, lasciamo risuonare nel nostro cuore alcune domande: Ho incontrato Gesù nella mia vita? Mi sono lasciato trasformare da quest’incontro? Alla scuola della Santa Famiglia comprendo quali siano le priorità della mia vita, della mia famiglia? Che cosa sto cercando davvero? Vedo in me e attorno a me i segni della presenza silenziosa di Dio? Sono felice di essere cristiano? Avverto l’Eucaristia domenicale come cuore della fede, della speranza e della comunione fraterna?”

Di fronte a tali domande il vescovo invita a non lasciarsi prendere dallo sconforto e a non smarrire la speranza: “Aiutaci a non cedere alla tentazione di smarrire la speranza a causa dei nostri limiti. Malgrado i segnali di crisi in tante famiglie, resiste il desiderio di raccogliere le forze che ci uniscono per continuare a camminare. Aiutaci a farci compagni di viaggio di quelle famiglie che si sono fermate o rallentano il passo.

Gesù nato, morto e risorto per noi, perdona la nostra fuga dal Vangelo, scusaci per l’individualismo crescente in noi e attorno a noi, per la competizione che umilia gli onesti e paralizza lo sviluppo del bene nel mondo, per il silenzio amaro delle famiglie che sentono l’amore vacillare e spegnersi, per l’estinguersi della gioia surrogata dalla baldoria e dallo sballo che fa rumore senza pace.

Gesù, mite e umile di cuore, aiuta la nostra Diocesi a vivere come dono particolare la visita pastorale che quest’anno inizia dalle terre distrutte dal sisma e segnata dalle dolorose sue conseguenze. Abbiamo affidato in maniera speciale a Maria, tua Madre e docile discepola, questa nuova tappa della nostra Diocesi”.

Ed in un momento di dialogo nel cammino diocesano mons. D’Ercole ha tracciato alcune linee del cammino ecclesiale nei confronti di tre parole, Dio, potere e denaro: “La storia dell’umanità spesso è la storia delle sue sfumature e dei suoi misteriosi compromessi in cui il bene e il male si mischiano determinando l’evanescenza di certi confini. Capita che certi voli pindarici di tipo ermeneutico conducano ad aporie legittimate negli austeri spazi dei parlamenti e delle cattedrali.

Per esempio si rimane attoniti nell’apprendere che la cattolica Italia sembra essere una delle nazioni più corrotte d’Europa. Questo dato è tutt’altro che rassicurante e spinge a indagare per tentare di capire quanto un’errata ‘abitudine a Dio’ possa aver influito e modificato nel profondo certi strani assetti comportamentali”.

Perciò di fronte a ‘Dio’ ha chiesto un cambiamento di mentalità: “Per questo, più che portarci a disquisire sulla sua essenza: ‘Dio è cosí’, ‘Dio dice questo’, ‘Dio vuole questo’, credo che il compito più urgente della teologia sia o cercare di capire e aiutare a capire quello che significa e quel che comporta praticamente, in questo momento, quanto Gesù, Dio fatto uomo ( rivelazione del volto autentico di Dio), dice nel Vangelo: ‘Quello che avete fatto a uno di questi ( bambini indifesi, poveri, ammalati, detenuti, stranieri…), lo avete fatto a me (al Signore)’.

Dove si fomenta o si permette la corruzione e l’irresponsabilità ad ogni livello, non c’è Dio. Dio, più che una questione di credenze, è una quindi questione di comportamento. E’ su questo versante che si prova anche la realtà di una fede professata. Ed è a partire da questa consapevolezza che possiamo più facilmente accogliere gli orientamenti pastorali che papa Francesco sta offrendo alla Chiesa e che spesso sono mal compresi o talora strumentalizzati da chi li vede come un cambiamento di dottrina”.

Quindi dopo aver esaminato le parole ‘potere’ e ‘denaro’ ha chiesto di vivere la Parola di Dio: “Dio, il potere, il denaro, in definitiva, a mio modesto avviso, costituiscono un immenso vuoto, che la Chiesa oggi deve tentare di riempire. Ed è per questo che diventa importante un sereno ed efficace approccio autocritico unito a una grande e rinnovata riflessione teologica che peculiarmente muove dalle Sacre Scritture e trova in queste la fonte inesauribile di quel linguaggio che non conosce tempo, supera ogni idolatria e trova nell’universalità la sua consistenza.

Dobbiamo ripartire dalla Parola di Dio e ‘ascoltare’ e ‘vivere’ questa Parola nella comunità! Questa mi pare essere l’esperienza evangelica delle prime comunità”.

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