Gaudete et Exultate: un invito alla santità nella vita quotidiana

A 5 anni dall’elezione papa Francesco ha pubblicato la terza esortazione apostolica dal titolo ‘Gaudete et Exsultate’, che ha come argomento la ‘chiamata alla santità nel mondo contemporaneo’, come ha specificato nella lettera di accompagnamento al testo: “L’ho scritta per animare tutti a accogliere la chiamata alla santità sulla vita quotidiana”.

In questo modo il papa ha lanciato un messaggio essenziale, che indica il significato stesso della vita cristiana, riprendendo le parole di Gesù nella narrazione evangelica delle beatitudini: “Rallegratevi ed esultate, dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati.

Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. In realtà, fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità”.

Ed è lo stesso papa che nell’introduzione delinea le finalità dell’esortazione: “Non ci si deve aspettare qui un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione. Il mio umile obiettivo è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità”.

Quindi non un trattato, ma piuttosto un invito a vivere la santità attraverso il discernimento, perché essa è alla portata di tutti: “Non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli.

Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità”.

Quindi la santità è la vita quotidiana, secondo le parole di papa Benedetto XVI, ‘La santità non è altro che la carità pienamente vissuta’, e papa Francesco indica che la santità è la missione cristiana: “Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo…

Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Questo non implica disprezzare i momenti di quiete, solitudine e silenzio davanti a Dio”.

La santità ‘costringe’ a non deprimerci: “Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato. Non avere paura di puntare più in alto. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo”.

Nei cinque capitoli del documento papa Francesco delinea la santità secondo i canoni della Chiesa, sgomberando il campo dalle false immagini che si possono avere della santità, da ciò che è nocivo e ideologico, come nel secondo capitolo, in cui individua due ‘nemici’ della santità.

Il primo fenomeno è quello dello gnosticismo, secondo l’ammonimento di san Giovanni Paolo II: “In definitiva, si tratta di una vanitosa superficialità: molto movimento alla superficie della mente, però non si muove né si commuove la profondità del pensiero. Questo può accadere dentro la Chiesa: pretendere di ridurre l’insegnamento di Gesù a una logica fredda e dura che cerca di dominare tutto. Anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita”.

L’altra insidia riguarda il pelagianesimo: “Quando alcuni si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana; Dio ti invita a fare quello che puoi e ‘a chiedere quello che non puoi’ (S. Agostino).

La Chiesa ha insegnato numerose volte che non siamo giustificati dalle nostre opere o dai nostri sforzi, ma dalla grazia del Signore che prende l’iniziativa. Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo”.

E nel terzo capitolo il papa delinea le modalità semplici della santità cristiana, prendendo a modello le Beatitudini: “è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini… Questa povertà di spirito è molto legata con quella ‘santa indifferenza’ che proponeva sant’Ignazio di Loyola, nella quale raggiungiamo una bella libertà interiore”.

La santità è uno stile di vita, che invita a non fuggire le situazioni di sofferenza, perché la santità è ‘essere poveri nel cuore’, come diceva santa Teresa di Lisieux: ‘La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze’. Quindi la santità si raggiunge quotidianamente attraverso le beatitudini, che devono diventare uno stile di vita per il cristiano:

“Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità… La forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Sono poche parole, semplici, ma pratiche e valide per tutti, perché il cristianesimo è fatto soprattutto per essere praticato”.

Inoltre la santità chiede un impegno nella vita quotidiana, impegnandoci ad essere santi e non eroi: “Quando incontro una persona che dorme alle intemperie, in una notte fredda, posso sentire che questo fagotto è un imprevisto che mi intralcia, un delinquente ozioso, un ostacolo sul mio cammino, un pungiglione molesto per la mia coscienza, un problema che devono risolvere i politici, e forse anche un’immondizia che sporca lo spazio pubblico.

Oppure posso reagire a partire dalla fede e dalla carità e riconoscere in lui un essere umano con la mia stessa dignità, una creatura infinitamente amata dal Padre. Questo è essere cristiani!” Ed avverte di stare attenti alle ideologie, che allontanano dal ‘cuore’ del Vangelo:

“Purtroppo a volte le ideologie ci portano a due errori nocivi. Da una parte, quello dei cristiani che separano queste esigenze del Vangelo dalla propria relazione personale con il Signore, dall’unione interiore con Lui, dalla grazia. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista.

La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria”.

E consiglia di leggere le vite dei santi, se si vuole essere felice: “La forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Raccomando vivamente di rileggere spesso questi grandi testi biblici, di ricordarli, di pregare con essi e tentare di incarnarli. Ci faranno bene, ci renderanno genuinamente felici”.

Mentre nel quarto capitolo papa Francesco presenta alcune caratteristiche che, secondo lui, sono indispensabili per comprendere lo stile di vita a cui Cristo ci chiama nel contesto attuale e che hanno particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi:

“Sono cinque grandi manifestazioni dell’amore per Dio e per il prossimo che considero di particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi. In essa si manifestano: l’ansietà nervosa e violenta che ci disperde e debilita; la negatività e la tristezza; l’accidia comoda, consumista ed egoista; l’individualismo, e tante forme di falsa spiritualità senza incontro con Dio che dominano nel mercato religioso attuale”.

Ed infine invita a chiedere aiuto ed allo Spirito Santo per camminare nella via della Santità: “Occorre chiedere allo Spirito Santo che ci liberi e che scacci quella paura che ci porta a vietargli l’ingresso in alcuni aspetti della nostra vita. Questo ci fa vedere che il discernimento non è un’autoanalisi presuntuosa, una introspezione egoista, ma una vera uscita da noi stessi”.

L’esortazione è conclusa dall’invito ad essere consolati, nei momenti di sconforto, dalla Madre di Dio: “Desidero che Maria coroni queste riflessioni, perché lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. E’ la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci”.

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