Papa Francesco: Pasqua è la novità di Dio che irrompe

Nella messa di Pasqua papa Francesco, in piazza san Pietro ricoperta da un tappeto di 49900 fiori arrivati direttamente dall’Olanda tra rose, roselline, orchidee, narcisi e soprattutto cymbidium, ha sottolineato la ‘sorpresa’ che Dio ha regalato alle donne: “Lì c’è un annuncio: il Signore è risorto. Quell’annuncio che dai primi tempi dei cristiani andava di bocca in bocca; era il saluto: il Signore è risorto. E le donne, che sono andate per ungere in corpo del Signore, si sono trovate davanti ad una sorpresa.

La sorpresa… Gli annunci di Dio sono sempre sorprese, perché il nostro Dio è il Dio delle sorprese… E sempre c’è una sorpresa dietro l’altra. Dio non sa fare un annuncio senza sorprenderci. E la sorpresa è ciò che ti commuove il cuore, che ti tocca proprio lì, dove tu non lo aspetti. Per dirlo un po’ con il linguaggio dei giovani: la sorpresa è un colpo basso; tu non te lo aspetti. E Lui va e ti commuove”.

Il secondo aspetto sottolineato ha riguardato la fretta, soprattutto delle donne, attraverso pennellate ‘casalinghe’: “Le donne corrono, vanno di fretta a dire: ‘Ma, abbiamo trovato questo!’. Le soprese di Dio ci mettono in cammino, subito, senza aspettare. E così corrono per vedere. E Pietro e Giovanni corrono.

I pastori, quella notte di Natale, corrono: ‘Andiamo a Betlemme a vedere questo che ci hanno detto gli angeli’. E la Samaritana, corre per dire alla sua gente: ‘Questa è una novità: ho trovato un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto’. E la gente sapeva le cose che questa aveva fatto.

E quella gente, corre, lascia quello che sta facendo, anche la casalinga lascia le patate nella pentola, le troverà bruciate, ma l’importante è andare, correre, per vedere quella sorpresa, quell’annuncio. Anche oggi succede. Nei nostri quartieri, nei villaggi quando succede qualcosa di straordinario, la gente corre a vedere.

Andare di fretta. Andrea, non ha perso tempo e di fretta è andato da Pietro a dirgli: “Abbiamo trovato il Messia”. Le sorprese, le buone notizie, si danno sempre così: di fretta. Nel Vangelo c’è uno che si prende un po’ di tempo; non vuole rischiare. Ma il Signore è buono, lo aspetta con amore, è Tommaso. ‘Io crederò quando vedrò le piaghe’ dice. Anche il Signore ha pazienza per coloro che non vanno così di fretta”.

E nella veglia pasquale papa Francesco ha accolto nella comunità pasquale, attraverso il battesimo, 8 neofiti, provenienti da Albania, Italia, Nigeria, Perù e USA: “Sentiamo il peso del silenzio davanti alla morte del Signore, un silenzio in cui ognuno di noi può riconoscersi e che cala profondo nelle fenditure del cuore del discepolo che dinanzi alla croce rimane senza parole.

Sono le ore del discepolo ammutolito di fronte al dolore generato dalla morte di Gesù: che dire davanti a questa realtà? Il discepolo che rimane senza parole prendendo coscienza delle proprie reazioni durante le ore cruciali della vita del Signore: di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto”.

E’ il tempo dell’attesa, dell’incertezza che si trasforma in certezza: “E’ la notte del silenzio del discepolo che si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano. E’ il discepolo di oggi, ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli.

E’ il discepolo frastornato perché immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria, fa tacere la speranza e lo abitua al ‘si è fatto sempre così’… E in mezzo ai nostri silenzi, quando tacciamo in modo così schiacciante, allora le pietre cominciano a gridare e a lasciare spazio al più grande annuncio che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno: ‘Non è qui. E’ risorto’. La pietra del sepolcro gridò e col suo grido annunciò a tutti una nuova via.

Fu il creato il primo a farsi eco del trionfo della Vita su tutte le realtà che cercarono di far tacere e di imbavagliare la gioia del vangelo. Fu la pietra del sepolcro la prima a saltare e, a modo suo, a intonare un canto di lode e di entusiasmo, di gioia e di speranza a cui tutti siamo invitati a partecipare”.

Mentre le parole dell’Angelo stravolge i pensieri: “Parole che vogliono raggiungere le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani; specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri. La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio ‘avviene’ in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza.

E’ risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta, come aspettava le donne, per renderci partecipi della sua opera di salvezza. Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità. Non è qui… E’ risorto! E’ l’annuncio che sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti concreti di carità”.

Quindi la Pasqua è un invito a stravolgere la vita: “Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza.

La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte, le donne hanno fatto la loro parte, adesso l’invito viene rivolto ancora una volta a voi e a me: invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza”.

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