Dalla memoria un impegno per combattere la mafia

Circa 1.000.000 di persone in oltre 4000 luoghi di tutta Italia, tra cui parrocchie, associazioni, scuole, università, carceri, uffici pubblici, stazioni ferroviarie, si sono fermate per la 23^ Giornata della Memoria e dell’Impegno nel ricordo delle vittime innocenti delle mafie, svoltasi mercoledì 21 marzo.

Foggia, piazza principale della manifestazione, ha visto la partecipazione di oltre 40.000 persone sotto la pioggia, come ha sottolineato don Luigi Ciotti: “Qui oggi piove ma è comunque la primavera: ci sono migliaia e migliaia di giovani, adulti e associazioni che stanno camminando insieme. Il cambiamento ha bisogno di tutti. Lo chiediamo alla politica, alle istituzioni, ma dobbiamo chiederlo anche a noi stessi come cittadini. O

ggi non è solo un evento, è un momento di riflessione, di incontro, è una memoria viva, fatta di impegno e di responsabilità. Il problema non sono le mafie ma siamo noi. Dobbiamo reagire, bisogna aver coraggio, il coraggio delle denunce. Non bisogna lasciare soli i familiari delle vittime ma non lasciare soli neanche chi denuncia. Ci vuole continuità, ci vuole speranza. E ci vuole collaborazione con le istituzioni”.

Sul palco il presidente di Libera si rivolge direttamente ai mafiosi, così come fece papa Francesco il 20 marzo 2014 incontrando i familiari delle vittime, invitandoli alla conversione: “Vi aspetta il carcere o la morte; il dovervi nascondere. Perchè il bene vincerà sul male. Non ce la farete con le vostre bombe e le vostre auto bruciate. Vi prego cambiate vita, siamo disposti ad accogliere i vostri bimbi.

Trovate questo coraggio: non è vita quella che fate. State uccidendo la vostra vita. Noi non ci ucciderete mai, perchè qui siamo vivi e la nostra è una memoria di persone che vogliono il cambiamento. Il problema più grave non è solo chi fa il male, ma chi lo lascia fare nell’indifferenza…

Nessuno è necessario, nessuno è insostituibile, ma nessuno può agire al posto nostro. Tutti siamo chiamati a scelte più coraggiose, e non dimenticate che coraggio e umiltà non richiedono eroismi ma generosità e responsabilità. Non ci si può limitare a chiedere cambiamento, dobbiamo diventare noi stessi cambiamento. Dobbiamo uscire dall’io per organizzare il noi”.

Nel messaggio anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva sottolineato che il ricordo di chi ha combattuto contro la mafia non deve essere dimenticato: “Ripetere quei nomi costituisce anche un impegno. Per lo Stato e le sue Istituzioni, anzitutto, che sono chiamati a contrastare con sempre crescente energia le organizzazioni mafiose vecchie e nuove.

Accanto a questo, sono necessari un allargamento della coscienza civile, una partecipazione attiva dei cittadini, un impegno convergente delle formazioni sociali, un radicamento della cultura della legalità. La giornata di oggi trasmette speranza e guarda al futuro, mentre richiama la nostra responsabilità collettiva verso chi ha pagato con la vita quella violenza criminale che è rivolta contro ciascuno di noi e contro i nostri stessi figli. Dobbiamo costruire insieme una società senza le mafie, senza il loro disonore, senza l’infamia della loro sopraffazione”.

Quindi durante il corteo sono stati letti i 972 nomi delle vittime innocenti uccisi dalle mafie, grazie alla volontà di due mamme: “Saveria era la madre di Roberto, un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere, nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto, Ninnì Cassarà.

Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute. Un’altra madre avvalorò l’impegno della memoria, Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Nel corso di una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore e la preoccupazione perché il nome di suo figlio, come degli altri agenti della scorta, non veniva mai pronunciato”.

Inoltre durante la manifestazione sono stati lanciati i campi di formazione estivi, ‘E!state liberi’: “un progetto finalizzato alla valorizzazione e alla promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati e sequestrati alle mafie, nonché alla formazione dei partecipanti sui temi dell’antimafia sociale e alla conoscenza dei territori coinvolti, attraverso una settimana di vita di campo, immersi in esperienze di impegno sociale ed approfondimento.

Se da un lato E!State Liberi! si delinea come un progetto di fondamentale importanza per le realtà che gestiscono beni confiscati e sequestrati, poiché si riesce a indirizzare nei confronti di queste realtà un importante contributo in termini partecipativi e promozionali, dall’altro lato i veri protagonisti sono le migliaia di giovani e adulti, che ogni estate decidono volontariamente di dedicare una settimana delle proprie vacanze ad accompagnare il quotidiano impegno di cooperative sociali ed associazioni nelle reti territoriali dell’antimafia sociale”.

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