OASIS e l’interrogativo della fede e della libertà

Sabato 10 marzo è stato presentato il numero 26 di Oasis ‘Musulmani, fede e libertà’ a Tempo di Libri, Fiera internazionale dell’editoria, a Milano, con il card. Angelo Scola, arcivescovo emerito di Milano e presidente della Fondazione Oasis, e Adnane Mokrani, del Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica.

Nell’introdurre l’incontro il card. Scola ha parlato del concetto di libertà negli ultimi 50 anni: “Libertà e liberazione non sono sinonimi. A cinquant’anni dal Sessantotto sappiamo bene quanto potente sia l’ideale della liberazione (politica, economica, sociale…), quanto capace di mobilitare le masse – come si diceva allora. Eppure, l’evoluzione – ma sarebbe meglio dire l’involuzione – del Sessantotto mostra che non c’è vera liberazione senza una concezione adeguata di libertà.

Anche le rivolte arabe del 2011, incominciate in Tunisia ed Egitto, sono state un grido di liberazione che non ha saputo farsi strada alla libertà; a causa della repressione certo, ma anche di un’insufficienza interna alle diverse anime delle proteste. E così il terrorismo, che era ridotto sulla difensiva, ha potuto rialzare la testa.

Ecco perché, in un momento in cui il jihadismo accusa il colpo di diverse sconfitte militari, è cruciale tornare a parlare di libertà, senza scaricare subito le responsabilità sul sistema politico globale e d’altra parte senza rinchiudersi, per quanto riguarda l’Europa, in un approccio securitario miope. Solo così si toglierà il terreno sotto i piedi del fondamentalismo”.

Ed ha affermato che cristiani e mussulmani dovrebbero ritornare a confrontarsi sulla parola ‘libertà’: “Ho affermato che cristiani e musulmani dovrebbero cominciare un confronto su questi temi. Ma avrei fatto meglio a dire ri-cominciare. Sempre questo numero della rivista documenta infatti che nel Medioevo arabo-islamico cristiani e musulmani hanno discusso a lungo di libertà. Non la libertà politica o religiosa, lì la situazione era chiara: da una parte c’erano i dominatori (i musulmani) e dall’altra i dominati (le altre comunità religiose), tollerati a certe condizioni…

Se dunque come cristiani e musulmani sapremo liberarci dal reciproco pregiudizio (‘come occidentali abbiamo già risolto il problema’ e ‘i cristiani non hanno niente da dire sulla libertà’), se torneremo ad affrontare la questione nella sua radicalità (come una libertà finita può sussistere a fianco di una libertà infinita senza limitarla?), troveremo nuovamente il nostro compito di credenti nel mondo”.

Ed infine ha sottolineato l’iniziativa della diocesi milanese sul sinodo dalle genti: “La metropoli milanese in cui viviamo ci offre più di uno spunto in questo senso. Tutte le tematiche che ho toccato si ritrovano infatti nella “nostra” città plurale, che appunto per questo è davvero Mediolanum: la sua etimologia mista, latina e germanica, già ci fa toccare con mano il genio della mediazione.

In questo senso mi sembra di estrema importanza la decisione dell’Arcivescovo di convocare il Sinodo minore sul tema Chiesa dalle genti. Il documento d’indizione, che invito tutti a leggere, insiste in primo luogo sulla necessità di superare le comunità etniche per respirare l’universalità e cattolicità della nostra Chiesa.

Al tempo stesso, il cammino sinodale tematizza non solo il meticciato ecclesiale (tra fedeli di diverse provenienze), ma anche il meticciato culturale e sociale”.

Anche il teologo mussulmano Adnane Mokrani ha sottolineato che la religione può offrire molto alla politica: “La religione, nel contesto democratico, non può offrire un sistema giuridico, ma offre almeno un sistema valoriale. Potrebbe trattarsi di un passo indietro da parte della religione mirato a lasciare uno spazio di libertà, necessario per avere una società plurale e liberale.

Il sistema valoriale è più flessibile se paragonato al sistema giuridico, ma non chiude comunque il conflitto interpretativo, dal momento che viviamo in un mondo in cui le religioni non monopolizzano i valori etici, bensì esiste anche un’etica non-religiosa”.

La religione inoltre offre una lettura valoriale della società: “Non basta l’informazione, c’è bisogno di una trasformazione profonda. Dietro le leggi e i valori c’è uno sfondo esistenziale, l’alchimia trasformativa della religione: che si manifesta proprio nella capacità dell’uomo di trascendere se stesso, il proprio ego e i propri interessi personali e tribali per andare verso un orizzonte più umano e più inclusivo.

Senza la trascendenza, l’immanenza non ha senso. O per meglio dire, la trascendenza è una condizione per qualsiasi messa in pratica dei valori. Questo lavoro interiore è religioso per eccellenza. Nessun Parlamento o governo nel mondo può farlo. Per questo motivo, la missione educativa della religione non è semplicemente un discorso valoriale e normativo, altrimenti torniamo alla stessa problematica del discorso giuridico.

Il nucleo della questione è proprio questa trasformazione dell’anima, che purifica l’intenzione, e rende la coscienza più sveglia e attenta a tutte le forme di violenza e di ingiustizia. Senza questa condizione interiore, i valori e le leggi perdono credibilità ed efficacia. Diventano chiacchiere o lettera morta, oppure mezzi di potere, travalicati dai potenti del momento”.

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