Uno studio dimostra l’importanza delle cellule staminali

Nelle scorse settimane in Vaticano si è svolto un convegno sui benefici delle cellule staminali alla presenza del testimonial Gary Hall, campione mondiale dei 50 m. stile libero di nuoto a Sidney ed ad Atene ed affetto da diabete, in quanto la medicina rigenerativa, attraverso l’utilizzo delle cellule staminali, sta cambiando la società.

Infatti i ricercatori nel mondo sono impegnati da oltre 10 anni nello studio delle potenzialità del sangue cordonale, che è una fonte ricca di staminali già utile per oltre 70 patologie principalmente legate al sangue come linfoma e leucemie ma, oggi ha dimostrato di esserlo anche negli interventi cardiochirurgici neonatali. La trasfusione di sangue cordonale autologo gode di alcuni vantaggi, perché è priva di reazioni immunitarie ed infezioni proprio perché́ autologhe ed ha una proprietà particolarmente benefica grazie all’alto livello di citochine anti-infiammatorie e la presenza di emoglobina fetale.

Nell’introdurre i lavori il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha affermato che “una vita senza ricerca non merita di essere vissuta”.

Per comprendere meglio il valore delle cellule staminali abbiamo intervistato la dott.ssa Luana Piroli, presidente della Fondazione InScientiaFides, ed autrice del libro ‘Una storia lunga un cordone’: “Le cellule staminali sono al centro di un’intensa attività di ricerca. In tutto il mondo gruppi di scienziati stanno studiando e sperimentando il loro utilizzo per numerose patologie, oltre alle decine già definite dai protocolli.

Il libro cerca di semplificare, con testi e illustrazioni, la comprensione dell’enorme tesoro che rappresentano le cellule staminali. E’ quindi una iniziativa di educazione sanitaria, diretta alla conoscenza. Credo sia il passo fondamentale da compiere per fornire ai cittadini gli elementi necessari ad affrontare una tematica che può essere anche di difficile comprensione. ‘Una storia lunga un cordone’, la cui evoluzione è un cartoon che ne riprende i contenuti e che la Fondazione InScientiaFides invia gratuitamente insieme al libro a chi lo richiede, informa anche sull’importanza delle cellule staminali contenute nel cordone ombelicale.

Le fonti di approvvigionamento si sono ormai estese, le cordonali sono equivalenti a quelle che provengono dal midollo osseo, ma la loro raccolta è assai meno invasiva e dolorosa, ma il parto è l’unica occasione per averle disponibili e di ciò va detto con chiarezza”.

Quali vantaggi si ricavano nella donazione del cordone ombelicale?
“Le staminali vengono estratte dal cordone ombelicale e poi, seguendo la legislazione dei singoli Paesi, possono essere donate o conservate. Le preclusioni non sono di natura etica, in quanto parliamo di staminali adulte. In Italia si possono raccogliere, si possono poi donare ad una banca mondiale, perdendone la proprietà e rendendole disponibili con un gesto solidaristico a che nel mondo può averne necessità.

Chi le conserva, lo fa invece a vantaggio del proprio figlio o della famiglia. Fisicamente le cellule conservate vanno portate però all’estero, nel nostro caso nella Repubblica di San Marino, a causa di una legge arretrata e inefficace. Il risultato è che nemmeno cinque cordoni su cento vengono trattati, tutti gli altri finiscono nei rifiuti. Il vantaggio di conservare o donare le staminali cordonali è quello di renderle disponibili a chi si ammala e le patologie già ‘protocollate’ in Italia sono una settantina.

La ricerca intanto procede, il futuro aprirà nuovi straordinari scenari di applicazione e la conservazione delle staminali cordonali, oggi possibile anche per 30 anni, sarà una risorsa fondamentale per la salute delle persone”.

Quali sono le proprietà terapeutiche delle cellule staminali?
“Linfomi, mielomi le staminali sono da decenni utilizzate per curare le malattie del sangue e le applicazioni future si estenderanno anche alle malattie neurodegenerative. Per capire la loro funzione, basta dire che le staminali adulte hanno la possibilità di rigenerare, quindi di subentrare alle cellule malate.

La sfida della scienza è quella di riprogrammarle in modo che possano sconfiggere, rientrando nell’organismo, ciò che ammala l’uomo. Perdoni la semplificazione, in realtà tutto è molto più complesso e ovviamente sono disponibile ad approfondire con chi volesse farlo”.

Quindi le cellule staminali possono curare?
“Si, da decenni sono protagoniste di risultati straordinari. Su questo però vorrei essere chiara per far comprendere un aspetto fondamentale. L’efficacia dell’utilizzo delle cellule staminali dipende in maniera decisiva dalla loro qualità. Ci sono standard rigorosi al proposito, sui quali anche noi stiamo studiando insieme alle università LUISS e La Sapienza, così come il trattamento e la conservazione sono sottoposti a regole ferree.

Lo standard di riferimento è il FACT Netcord, del quale la nostra biobanca è dotata (solo 40 nel mondo e in Italia, solo tre delle 19 biobanche pubbliche hanno il requisito) e che garantisce che ogni centro trapianti del mondo accoglierà il patrimonio cellulare e lo considererà certamente all’altezza”.

Perché le cellule staminali adulte sono una ricchezza per l’uomo?
“Perché da lui provengono e a lui ritornano per svolgere compiti fantastici che, con l’aiuto della scienza possono anche aumentare. Siamo riusciti a individuare fonti diverse dal midollo osseo, ora è necessario che lo Stato intervenga con una regolamentazione moderna ed efficace, che abbatta antichi steccati.

Mi riferisco ai pregiudizi, agli interessi, agli egoismi che anche la sanità italiana esprime quotidianamente. Noi diciamo che condividere il sapere è alla base del progresso, che la condizione di partenza è la competenza certificata, perché parliamo della salute delle persone. Poi contano il dialogo, il bene comune come prospettiva assoluta”.

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