La Chiesa torinese sostiene i lavoratori dell’Embraco

Ad inizio marzo il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, ha affermato che il congelamento fino a fine anno serve “per avere il tempo da recuperare per una reindustrializzazione su cui Embraco e Whirlpool si impegneranno anche economicamente. I lavoratori prenderanno lo stipendio pieno, non ci saranno part-time e riduzione di orario. E questo sarà a carico dell’azienda.

Abbiamo messo in campo Invitalia anche con il nuovo fondo contro la delocalizzazione deliberato dal Cipe, se e nel caso la nuova reindustrializzazione non avvenisse nel periodo in cui i licenziamenti sono sospesi. Noi però riteniamo che questo possa accadere, è un paracadute che fino a ieri non c’era. Direi che siamo soddisfatti.

L’obiettivo di fermare i licenziamenti è raggiunto, ora è importante trovare rapidamente una reindustrializzazione. E’ chiaro che va avanti tutta la nostra attività di pressing a livello europeo perchè il problema non è solo di Embraco ma più ampio e noi vogliamo vederci chiaro su fondi strutturali e delocalizzazioni”. Quindi sono stati congelati almeno fino al 30 novembre i 497 licenziamenti previsti allo stabilimento Embraco della Whirlpool di Riva di Chieri, in Piemonte. Però i sindacalisti hanno precisato come il passo avanti sia al momento ‘insufficiente’ e la lotta dei lavoratori proseguirà, a partire dallo sciopero generale del prossimo 15 marzo.

Nel frattempo l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha invitato, martedì 6 marzo nel duomo di Chieri, ad un momento di preghiera ‘i lavoratori dell’Embraco e a tutte le persone che desiderano ritrovarsi per costruire un mondo del lavoro che sia rispettoso della persona umana e del bene comune’:

“La situazione dell’Embraco sta precipitando: 500 lavoratori e relative famiglie corrono il rischio concreto di perdere ogni prospettiva lavorativa. Abbiamo assistito ai vari tentativi di dialogo fra le parti sociali, le istituzioni e l’impresa, senza che questi abbiano avuto un esito positivo per i lavoratori coinvolti.

Ho incontrato nel mese di gennaio i lavoratori dell’Embraco, come incontro tutti i lavoratori che me lo chiedono, perché ritengo sia preciso dovere, mio e della Chiesa, condividere, dall’inizio e fino in fondo, le situazioni di pesante difficoltà.

Li ho incontrati senza preoccuparmi troppo della tempistica, né delle ricadute mediatiche e diplomatiche. Sono stato confortato dal fatto che lo stesso papa Francesco, quando ha ricevuto i lavoratori Embraco nell’udienza del 7 febbraio li ha incoraggiati a proseguire nella lotta per la difesa del loro lavoro”.

Durante il momento di preghiera sono intervenuti, con le loro testimonianze, un lavoratore Embraco, un lavoratore Comital, e il presidente di una cooperativa sociale del territorio.

Nell’intervento mons. Nosiglia ha spiegato la parabola evangelica dei lavoratori nella vigna: “Il padrone di casa si preoccupa che nessuno resti senza lavoro e non disdegna nemmeno di chiamare a lavorare nella sua vigna coloro che, all’ultima ora, hanno pochissimo tempo per impegnarsi. Tutti debbono poter lavorare. Nessuno, sembra dire il Signore, deve restare privo di lavoro, perché è lì che trova il sostegno alla sua vita ed il benessere di cui ha diritto per sé e per i propri cari.

Questo tratto provvidente e buono del padrone di casa sottolinea come Dio sia dalla parte di chi lavora e desideri che abbia sempre la possibilità di svolgere il suo compito remunerato con giustizia. La disoccupazione totale o parziale è una piaga sociale che va combattuta sempre e comunque senza mai arrendersi all’ineluttabile.

Il diritto al lavoro resta il punto centrale di ogni società, di ogni sviluppo ed esige dunque il massimo di impegno da parte di tutti. Il diritto al lavoro porta con sé quello di condizioni dignitose ed umane del lavoro stesso, rispettoso di altri importanti diritti quali la famiglia, il tempo libero, il riposo”.

Poi ha sottolineato il valore del ‘giusto salario’ dell’episodio evangelico: “Un altro aspetto interessante della parabola è il salario giusto dei lavoratori strettamente congiunto alla solidarietà tra tutti loro. Il padrone di casa paga tutti allo stesso modo, andando contro coloro che, avendo lavorato tutto il giorno, si lamentano.

Ma egli dice: ‘Io ho pattuito con te un denaro; prendi e vattene. Hai avuto il tuo secondo giustizia. Ma io voglio essere buono anche verso chi è stato chiamato anche all’ultima ora, mostrando così che ciò che conta è comunque l’aver accolto l’invito a lavorare nella vigna’.

Questa apparente ingiustizia distributiva del padrone della parabola lascia intravedere un valore forte del mondo del lavoro che oggi si sta stemperando: la solidarietà tra tutti i lavoratori, per cui a tutti è dovuto comunque un giusto salario e un uguale sostegno per una vita dignitosa ed un futuro assicurato”.

Con la speranza di avere prospettive per il futuro del territorio, l’arcivescovo di Torino ha garantito ai lavoratori l’appoggio della chiesa locale: “Non tocca alla Chiesa indicare soluzioni concrete al riguardo, ma richiamare con forza tutte le parti in causa a fare ogni sforzo, con responsabilità, per superare questa situazione e ritrovare la via di una soluzione, che salvaguardi il bene più prezioso, che è l’uomo che lavora e la sua famiglia.

Si tratta di un impegno che viene prima d’ogni altro, anche del pure importante, aspetto economico, e che esige la massima solidarietà da parte di tutte le forze del lavoro interessate: imprenditori, sindacati, lavoratori, istituzioni, comunità civile ed ecclesiale.

La Chiesa torinese e quella del Chierese in particolare sono pronte a fare la loro parte, non solo con l’appoggio morale ma anche con ogni altro mezzo a loro disposizione per dare un concreto sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie facendo sentire loro la vicinanza delle comunità e sollecitando la solidarietà di tutta la popolazione”.

Ed ha affidato i lavoratori a san Giuseppe.

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