Festa della donna: per la presidente del Cif abita il proprio tempo

A fine gennaio a Roma, si è svolto il 30° congresso nazionale elettivo del Centro italiano femminile (Cif) sul tema ‘Abitare il proprio tempo. Il Cif nella complessità dell’oggi con i valori di sempre’, in cui è stato sottolineato che il Cif “non è fuori dalla storia, ‘abita’ la realtà quotidiana e di essa conosce e vive le sofferenze, lo spaesamento odierno e la fatica del ricominciare ogni giorno con ostinata perseveranza”.

Ed a distanza di un mese il consiglio nazionale dell’associazione ha eletto presidente nazionale Renata Natili Micheli, professoressa incaricata presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce in Roma, membro del Comitato Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; inoltre è cofondatrice del coordimanento Teologhe Italiane, con un invito “all’impegno perseverante al fine di consegnare alle donne di domani una società rinnovata.

Voltare le spalle al protagonismo delle tante che ci hanno preceduto, non significhi, però, far decadere dalla memoria collettiva il fatto che soltanto le donne hanno saputo costruire una mappa concettuale fondata sulla ‘parzialità di genere’ con cui interpretare e criticare la realtà”.

In occasione della festa della donna, partendo dal tema del congresso nazionale, le abbiamo chiesto di spiegarci in quale modo la donna può abitare il proprio tempo: “Due considerazioni preliminari: la prima è suggerita da Simone Weil e rimanda al principio della libertà cardine di tanta parte della storia della donna.

Dice la filosofa che la libertà è un ideale regolativo, cioè un obiettivo a cui aspiriamo senza poterlo mai raggiungere. Ciò non vuol dire però che sia inefficace, perché gli ideali orientano e muovono uomini e donne, li impegnano a cambiare lo stato delle cose, rendendo meno imperfetta la società.

La seconda considerazione la ricavo da Paul Ricoeur, il quale sostiene che l’identità personale si costruisce tra ‘affermazione di sé’ e ‘riconoscimento reciproco’. Quando si nega il ‘carattere morale dei legami sociali’, ammonisce il filosofo, il risultato è una vera e propria ‘lotta per il riconoscimento reciproco’ in cui regnano ‘comportamenti negativi’ come ‘l’umiliazione, il disprezzo, la violenza in tutte le sue forme fisiche e psicologiche’, senza contare le ‘discriminazioni’ verso le minoranze. Ecco la donna può abitare il proprio tempo soltanto se fa tesoro della libertà e difende la ‘personalità corporativa’ di cui parla la Bibbia”.

Quale ruolo ha la donna per una società sostenibile?
“Papa san Giovanni Paolo II, dapprima nel n. 14 dell’enciclica ‘Laborem exercens’, poi nell’enciclica ‘Sollicitudo Rei Socialis’, presenta come ‘principio tipico della dottrina sociale cristiana’ la convinzione che ‘i beni di questo mondo sono originariamente destinati a tutti’ (SRS, n. 42).

Questa declinazione del principio illumina il giudizio etico su determinate questioni trovando applicazione nella ricerca di soluzioni a problemi concreti. Lo sviluppo diseguale, la depredazione di intere aree della terra e delle loro risorse, lo sfruttamento senza giudizio nei confronti del destino delle generazioni a venire, ha fatto sì che, non soltanto le previsioni sul futuro dell’umanità nel mondo, almeno come lo abbiamo conosciuto, siano improntate al pessimismo, ma che la ricchezza, prodotta dallo sfruttamento, sia andata a vantaggio quasi esclusivo degli strati più ricchi della popolazione.

La donna può e deve ricordare la propria vocazione alla maternità anche nei confronti del creato, concependolo come una sorta di estensione della libertà che ogni uomo esercita in forza della sua relazione filiale con Dio Creatore e Padre (Centesimus Annus 30)”.

Quale valore ha il ricordo dell’8 marzo?
“Non certo quello di una rievocazione a metà tra storia e memoria. Piuttosto la denuncia di ogni forma di rinserramento nella propria specificità e della mancanza di fiducia nella vita. Allora l’8 marzo all’insegna di due considerazioni:

l’impegno politico della donna va declinato secondo la categoria morale dell’obbligazione, per dirla con Hannah Arendt; l’affidamento del bene della civitas alle persone tutte, deve tener conto delle singolarità di ciascuno anche riguardo la capacità di corrispondere all’altro reciprocamente, di tendere verso un obiettivo comune superando le contraddizioni del reale”.

In un celebrazione eucaristica a Santa Marta nel mese di febbraio papa Francesco ha affermato che la donna è l’armonia del mondo: a quale ruolo la donna è chiamata?
“’La donna è armonia, poesia, bellezza: senza la donna non c’è armonia’: così papa Francesco a Santa Marta: ‘A me piace pensare, ha aggiunto il Pontefice, che Dio abbia creato la donna per dare a tutti una madre’.

Questa affermazione così suggestiva e piena di conseguenze sul piano della vita ecclesiale e comunitaria, non è nuova nel Magistero della Chiesa e rimanda alla considerazione teologica che Dio è Padre e Madre. Un ‘uno’ che non consente la distinzione sociologica in base ai ruoli e alle funzioni.

Papa Francesco nella stessa omelia ha spiegato la creazione della prima donna, in seguito chiamata Eva, cioè ‘la vivente’, che è uscita da Adamo, ma ora non può più rientrare in Adamo. Benché tratta dall’uomo non è più disponibile all’uomo, non gli appartiene più”.

Quali sono le linee guida del Cif per questo triennio?
“L’Associazione non deve inventare nulla perché la direzione di marcia è contenuta nell’art 1 dello Statuto ove leggiamo che essa ‘opera in campo civile, sociale e culturale per contribuire alla costruzione di una democrazia solidale e di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti umani e della dignità della persona secondo lo spirito e i principi cristiani’.

Il Cif abita il proprio tempo, nessun aspetto di esso le è estraneo, ha a cuore il destino della società e degli uomini e delle donne di questa storia, vuole contribuire, insieme alle Istituzioni e a tutti gli altri soggetti collettivi, a trasformare la complessità e la varietà delle nostre società in ricchezza umana ed in opportunità sociale per tutti”.

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