‘Piacque a Dio’ indica la salvezza cristiana

Nella scorsa settimana è stato pubblicato il documento ‘Placuit Deo’, in cui è stato sottolineato che Gesù è l’unico salvatore dell’uomo e la Chiesa è il luogo della salvezza, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede ai Vescovi della Chiesa cattolica.

Durante la presentazione mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha sottolineato il percorso seguito per la pubblicazione: “A seguito della pubblicazione di ‘Dominus Iesus’ (2000), diversi teologi chiesero alla Congregazione per la Dottrina della Fede di approfondire alcuni aspetti già enunciati in quella Dichiarazione, suggerendo un nuovo Documento circa la salvezza cristiana”.

La domanda fondamentale su cui il documento prende forma riguarda le trasformazioni culturali che ‘offuscano la fede cristiana’: “Il Santo Padre Francesco, nel suo Magistero ordinario, fa spesso riferimento a due tendenze che assomigliano, in alcuni aspetti, a due antiche eresie, il pelagianesimo e lo gnosticismo, anche se è grande la differenza tra il contenuto storico odierno secolarizzato e quello dei primi secoli cristiani”.

Poi ha spiegato se la salvezza cristiana è interesse dell’uomo: “Oggi la salvezza interessa ancora all’uomo? Sì, la nostra esperienza, infatti, ci insegna che ciascun uomo è alla ricerca della propria realizzazione e felicità. Molto spesso questa aspirazione coincide con la ricerca della salute fisica, del benessere economico, della pace interiore, di una serena convivenza.

A questo desiderio positivo del bene si affianca la lotta a ogni tipo di male: l’ignoranza, la fragilità, la malattia, la morte. Riguardo a queste aspirazioni, la fede in Cristo ci insegna, rifiutando ogni pretesa di autorealizzazione neo-pelagiana attraverso il possesso, il potere, la scienza o la tecnica, che niente di creato può soddisfare del tutto l’uomo, perché Dio ci ha destinati alla comunione con Lui e il nostro cuore sarà inquieto finché non riposa in Lui, come scrive Sant’Agostino.

Il Santo Padre chiama queste tendenze ‘neo-pelagiane’ perché hanno in comune con il pelagianismo la dimenticanza dell’opera di Dio in noi. Inoltre è necessario ricordare che l’origine del male non si trova, come insegnavano le antiche dottrine gnostiche e oggi in certo modo si ripropone, nel mondo materiale e corporeo”.

Secondo il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, citando la lettera enciclica ‘Deus Caritas est’, la salvezza che annuncia Gesù non è intimista: “E’ altresì chiaro che la salvezza che Gesù ha portato non avviene in modo soltanto interiore, in forma intimistica e sentimentale, come vorrebbe la visione neo-gnostica.

Infatti, in quanto il Figlio si è fatto carne, facendo parte della famiglia umana, ‘si è unito, in certo modo, ad ogni uomo’ e ha stabilito un nuovo ordine di rapporti con Dio, suo Padre, e con tutti gli uomini. Proprio nel rapporto con Dio e con i fratelli trova l’uomo il suo pieno compimento.

Si spera che questa Lettera possa aiutare i fedeli perché prendano ulteriore coscienza della loro dignità di ‘figli di Dio’. La salvezza non può ridursi semplicemente a un messaggio, a una prassi, a una gnosi oppure a un sentimento interiore”.

Il segretario della Congregazione, mons. Giacomo Morandi, ha sottolineato che il documento nella conclusione ribadisce la missionarietà della Chiesa: “Chi ha trovato Gesù Salvatore è sempre missionario e vive di una grande speranza. Per questo la breve conclusione della Lettera accenna alla dimensione missionaria ed escatologica della vita cristiana.

Inviata da Dio a tutti i popoli, la Chiesa si sforza di annunciare il Vangelo, la vera Buona Novella della Salvezza, a tutti gli uomini. Collega questo annuncio con la disponibilità a stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo ‘tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia’.

Mentre si dedica con tutte le sue forze all’evangelizzazione, la Chiesa invoca la venuta definitiva del Salvatore, poiché ‘nella speranza siamo stati salvati’. Contemplando questo orizzonte escatologico, noi sappiamo che la salvezza dell’uomo sarà compiuta solo quando, dopo aver vinto l’ultimo nemico, la morte, parteciperemo compiutamente alla gloria di Gesù risorto, che porterà a pienezza la nostra relazione con Dio, con i fratelli e con tutto il creato. La salvezza integrale, dell’anima e del corpo, è il destino finale al quale Dio chiama tutti gli uomini”.

Il documento infatti sottolinea il significato della salvezza cristiana incarnata: “E’ chiaro che la salvezza che Gesù ha portato nella sua stessa persona non avviene in modo soltanto interiore. Infatti, per poter comunicare ad ogni persona la comunione salvifica con Dio, il Figlio si è fatto carne.

E’ proprio assumendo la carne, nascendo da donna, che ‘il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo’ e nostro fratello. Così, in quanto Egli è entrato a far parte della famiglia umana, ‘si è unito, in certo modo, ad ogni uomo’ e ha stabilito un nuovo ordine di rapporti con Dio, suo Padre, e con tutti gli uomini, in cui possiamo essere incorporati per partecipare alla sua stessa vita.

In conseguenza, l’assunzione della carne, lungi dal limitare l’azione salvifica di Cristo, gli permette di mediare in modo concreto la salvezza di Dio per tutti i figli di Adamo”. Inoltre la salvezza cristiana non è individualistica, ma è parte dell’economia sacramentale:

“La partecipazione, nella Chiesa, al nuovo ordine di rapporti inaugurati da Gesù avviene tramite i sacramenti, tra i quali il Battesimo è la porta, e l’Eucaristia la sorgente e il culmine. Si vede così, da una parte, l’inconsistenza delle pretese di auto-salvezza, che contano sulle sole forze umane.

La fede confessa, al contrario, che siamo salvati tramite il Battesimo, il quale ci imprime il carattere indelebile dell’appartenenza a Cristo e alla Chiesa, da cui deriva la trasformazione del nostro modo concreto di vivere i rapporti con Dio, con gli uomini e con il creato.

Così, purificati dal peccato originale e da ogni peccato, siamo chiamati ad una nuova esistenza conforme a Cristo. Con la grazia dei sette sacramenti, i credenti continuamente crescono e si rigenerano, soprattutto quando il cammino si fa più faticoso e non mancano le cadute. Quando essi, peccando, abbandonano il loro amore per Cristo, possono essere reintrodotti, mediante il sacramento della Penitenza, all’ordine di rapporti inaugurato da Gesù, per camminare come ha camminato Lui”.

Solo attraverso alcuni gesti di misericordia si stabilisce un rapporto con Dio: “Il Salvatore ha ristabilito e rinnovato, con la sua Incarnazione e il suo mistero pasquale, questo linguaggio originario e ce lo ha comunicato nell’economia corporale dei sacramenti. Grazie ai sacramenti i cristiani possono vivere in fedeltà alla carne di Cristo e, in conseguenza, in fedeltà all’ordine concreto di rapporti che Egli ci ha donato. Quest’ordine di rapporti richiede, in modo particolare, la cura dell’umanità sofferente di tutti gli uomini, tramite le opere di misericordia corporali e spirituali”.

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