Le associazioni cattoliche per una politica attenta alla persona

Fra pochi giorni gli italiani sono chiamati alle urne per scegliere il nuovo Parlamento italiano e la scelta non è certo facile tra molte liste in competizione ed una situazione socio politica che è allo scontro sociale. Tutti i partiti sono alla ricerca del ‘voto cattolico’.

Allora è opportuno chiarire che l’interesse ‘politico’ del cattolico è quello del ‘bene comune’, come aveva sottolineato papa Paolo VI che aveva definito la politica come ‘la più alta forma di carità’. L’espressione è ripresa più volte da papa Francesco, che ha definito la politica come “il martirio quotidiano di cercare il bene comune senza lasciarti corrompere…

Di fronte alla cultura dell’illegalità, della corruzione e dello scontro, voi siete chiamati a dedicarvi al bene comune, anche mediante quel servizio alle gente che si identifica nella politica. Essa, come affermava il beato Paolo VI, ‘è la forma più alta ed esigente della carità’. Se i cristiani si disimpegnassero dall’impegno diretto nella politica, sarebbe tradire la missione dei fedeli laici, chiamati ad essere sale e luce nel mondo anche attraverso questa modalità di presenza”.

Ed al convegno della Chiesa cattolica, svoltosi a Verona nel 2006, papa Benedetto XVI precisò l’impegno dei cattolici: “Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità:

si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo”.

Da tali premesse muovono le associazioni di ispirazione cattolica che, rivolgendosi ai cittadini, indicano loro la possibilità di ‘cambiare rotta’, come sottolineato da Paolo Rametta, componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana: “L’avvio di campagna elettorale dimostra quanto siamo lontani da un dibattito politico attento alla concretezza dei provvedimenti da adottare, alla loro effettiva realizzabilità: al di là di molte frasi ad effetto, e spot, è lontana la scrittura di quello che nei dibattiti europei è solitamente l’oggetto del contendere: il programma di governo.

Perfino nella Germania delle grandi coalizioni, scenario verso il quale ci volgiamo, esistono dei rigidi patti di coalizione con programmi ben definiti da attuare. In Italia sembra davvero si ‘navighi a vista’; ma siamo ancora in tempo per stupirci. Peraltro, nonostante una legge elettorale che torna a valorizzare il rapporto tra elettore ed eletto in sede di collegio, non si può dire che si sia ancora arrivati ad un sistema partitico maturo in Italia:

anzi, le tendenze alla personalizzazione dei partiti, l’emersione di movimenti di ‘protesta’ sembrano aver contagiato anche tradizioni politiche che ne sembravano immuni, con una mutua rincorsa a chi insegue maggiormente le paure dell’elettorato…

L’Italia rimane un paese con molte potenzialità. Tra i più importanti tentativi della legislatura c’è l’industria 4.0, il tentativo di incentivare lo sviluppo economico puntando alle sinergie tra università-ricerca-innovazione-impresa. Il tentativo è oggettivamente meritevole…

Il fenomeno della emigrazione all’estero delle fasce tra le più attive e dinamiche del paese (giovani formati, laureati), il calo di immatricolazioni e il permanente basso numero di laureati nel nostro paese (Ocse) costituiscono delle chiavi di volta sulle quali incidere urgentemente per cercare di cambiare la rotta”.

Anche le Acli si chiedono quale futuro per i figli: “L’Italia ha tutte le risorse e le opportunità per essere migliore e più giusta, anche quando affronta momenti difficili. In questi anni abbiamo registrato anche dei segnali di risveglio, e in questi mesi anche una lieve ripresa economica. Ma alcuni processi negativi rimangono, anzi permangono, e da anni mettono in crisi lo sviluppo.

Dunque non possiamo chiudere gli occhi sulle patologie che rallentano o bloccano lo sviluppo. Per esempio, l’Italia sta invecchiando e i giovani non trovano lavoro o trovano lavori non sempre adeguati, qualcuno è costretto ad andare all’estero. La scuola e la formazione non sembrano del tutto in grado di rispondere alle esigenze di una ripartenza sociale ed economica”.

Nel documento le Acli sottolineano la necessità di una riforma fiscale: “Noi riteniamo che il fisco possa essere un fattore dello sviluppo. Un Paese per tutti, nessuno escluso, si fonda sulla promessa di un’uguaglianza delle opportunità, indipendentemente dal censo, dalla fortuna, dalla famiglia di provenienza.

Perché ci sia un merito più del lavoro e meno della rendita serve un nuovo patto fiscale, dove vi sia più semplificazione e più trasparenza degli obiettivi comuni e più capacità di intervento in settori ‘dimenticati’ (come per esempio le transazioni finanziarie, i colossi del web, le successioni sui grandi patrimoni). Povertà e diseguaglianza non sono un destino ineludibile, se si manovrano le giuste leve”.

Inoltre le Acli chiedono di puntare sulla famiglia: “Avviare politiche affinché le persone possano prendersi cura le une delle altre, perché nessuno sia lasciato solo e in povertà, soprattutto se minore, significa semplicemente accompagnare una tendenza naturale. Fare famiglia è un impegno pubblico, che la Repubblica ha il dovere di riconoscere e tutelare sotto forma di incentivi e di agevolazioni chiari, in termini di formazione, di fisco e di welfare”.

Anche la Compagnia delle Opere chiede attenzione alla famiglia ed ai giovani: “In questo contesto, caratterizzato da tante eccellenze ma, al contempo, attraversato da lacerazioni profonde e da un disagio crescente, è bene ricordare lo straordinario impegno di tante famiglie, gruppi e organizzazioni (i corpi intermedi della società) che in modo gratuito e volontario hanno contribuito a garantire una stabilità sociale e una convivenza civile.

A ciò si aggiunge il contributo decisivo di migliaia di imprese e opere sociali che sono state capaci di rinnovarsi, crescere o tornare a crescere. Tante esperienze documentano quanto impegnarsi per il bene di qualcun altro faccia crescere la vita sociale e contrasti la tentazione del risentimento, della rassegnazione o della ribellione.

Lavoriamo da molti anni insieme a tante altre realtà associative per un sistema educativo capace di valorizzare i desideri e i talenti dei giovani, per un welfare solidale e sostenibile e per una crescita economica orientata al bene comune. In questa esperienza si rivela, tuttavia, ogni giorno di nuovo la necessità di una politica che abbia come primo scopo il sostegno alle iniziative sociali, culturali ed economiche presenti nella società”.

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