Terni ha festeggiato san Valentino: un esempio per la città

Per concomitanza con il mercoledì delle Ceneri la città di Terni ha celebrato il suo patrono san Valentino nella domenica precedente con il pontificale presieduto dal vescovo, mons. Giuseppe Piemontese, alla presenza dei sacerdoti della diocesi, del sindaco Leopoldo Di Girolamo, del prefetto Paolo De Biagi, del vicepredente della Regione Fabio Paparelli, del presidente della provincia di Terni Giampiero Lattanzi, del presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria Donatella Porzi, del Questore Antonino Massineo, delle autorità militari regionali, provinciali e cittadine, dei sindaci dei Comuni della diocesi, dei fedeli ternani e delle associazioni e movimenti della diocesi.

La festa del patrono della città di Terni, San Valentino è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro di questa città, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore, del matrimonio, della famiglia, ma anche di testimone fino al martirio della coerenza alla fede, della libertà religiosa, del dialogo interreligioso, della cura e preoccupazione per la città.

Nell’omelia del pontificale mons. Piemontese ha ricordato la ‘natura’ dei Santi: “La Chiesa illustra la natura e l’attualità del messaggio dei suoi santi, risalendo a quei brani della Bibbia che hanno costituito i particolari riferimenti ideali della loro personalità, della loro vita cristiana e l’ispirazione dei loro insegnamenti”.

Nel proseguo dell’omelia il vescovo di Terni ha ricordato alla città le virtù cristiane e civili del patrono: “Il cristiano e vescovo Valentino, sperimentando l’ostilità palese e latente della società e del regime imperiale del suo tempo verso la libera confessione pubblica e privata della religione cristiana, ha dovuto proteggere con prudenza e fierezza la ricerca della verità e la testimonianza della sua fede di cristiano, non solo in riferimento alla sua persona, ma anche per il popolo, affidato alle sue cure di pastore…

Per annunciare il dono di questa Nuova Alleanza, stabilita da Gesù, Valentino non ha temuto ostacoli, minacce e persecuzione e infatti la protezione del Signore lo ha accompagnato per una lunga vita, 97 anni di età e 75 di episcopato”.

Altresì ha ricordato la passione ‘civile’ per la sua città e soprattutto il suo impegno nella formazione dei giovani: “La sua guida pastorale non si è limitata ai cristiani, ma si è manifestata verso ogni persona presente nel contesto civile, sociale e religioso del suo tempo: nella cura dei malati, nel dialogo con i pagani, nella preoccupazione per la città, nell’accompagnamento e nella formazione dei giovani all’amore e al matrimonio.

Soprattutto in quest’ultimo campo la tradizione si è consolidata, facendo di san Valentino di Terni il patrono dei fidanzati, di coloro che desiderano abbandonare gli amori fluttuanti e passeggeri, per dare inizio all’amore-progetto di vita, stabile, duraturo e benedetto da Dio fino alla morte e oltre la morte.

Proprio la cura nel favorire la trasformazione del cuore da instabile e perverso, secondo la profezia di Ezechiele, a cuore nuovo, in sintonia col disegno di Dio, è stato il segreto del successo di Valentino con i giovani fidanzati e innamorati”.

A questo punto il vescovo ha chiesto ai cittadini di approfondire il suo messaggio: “Oggi siamo ad un tornante molto delicato della storia della nazione, siamo testimoni di un cambiamento epocale e strutturale, nel guado della quarta rivoluzione industriale, che speriamo, presto, possa coinvolgere anche la nostra città. Le elezioni politiche imminenti, stanno per aprirci a scenari inediti e imprevedibili.

La nostra città, in particolare, da un po’ di anni a questa parte, attraversa una delle stagioni più delicate e incerte: a livello economico si notano divari notevoli tra gruppi di cittadini abbienti e sacche di povertà intollerabili. Notevole preoccupazione suscita l’affievolimento dei valori morali e civili e la disinvoltura o peggio il poco rispetto da parte di gruppi di cittadini verso le Istituzioni”.

Ed attualizzando l’esempio del santo ternano ha invitato la città ad un serio esame di coscienza per evitare il ‘dissesto’: “Nel riferimento specifico alla attualità della nostra città, credo che occorra avviare un personale e comune esame di coscienza, sincero, leale e costruttivo per risalire alle cause dell’attuale situazione.

Il mondo politico, partitico, sociale, imprenditoriale, sindacale, culturale, associativo, ecclesiastico: tutti siamo chiamati in causa, tutti abbiamo il dovere, ciascuno per la sua parte, per individuare le ragioni che hanno portato la nostra città alla corrente situazione di ‘dissesto’ e collaborare per riportarla in sicurezza e alla dignità, che le spetta.

Vanno ricercate nelle pieghe delle dinamiche democratiche della città almeno degli ultimi 30 anni, oltre al tanto bene compiuto, quali sono state le scelte azzardate o sbagliate, le manie di grandezza, le accondiscendenze populistiche, i silenzi interessati, le astensioni comode, le deleghe deresponsabilizzanti, le asserzioni qualunquistiche, le decisioni rischiose, le proteste di facciata, i benefici di parte, il rimpallo delle responsabilità, le promesse irrealizzate”.

Infatti per amore del popolo san Valentino non ha voluto evitare il martirio: “Per restare fedele al suo popolo, servirlo e proteggerlo ha più volte patito umiliazioni e persecuzioni e alla fine ha subito il martirio: la morte con le verghe e con la decapitazione”.

Ed ecco l’invito a coloro che ambiscono al governo: “Coloro che si propongono o vengono proposti a svolgere funzioni di governo a livello nazionale o locale devono guardarsi dalla tentazione dell’ambizione, sempre latente, o dalla prospettiva di ricavarne benefici personali o di parte per lasciarsi muovere dallo spirito di servizio e dal bene di tutto il popolo, quale stile, motivazione e obiettivo dell’agire”.

Infine ha augurato ai cittadini di costruire la speranza per la città: “Esprimo l’auspicio-augurio affinché quelli che verranno, non siano giorni di imbarbarimento civile e politico. La forza della persuasione non sia affidata al vociare scomposto e soverchiante, o peggio all’insulto, ma all’argomentare ragionevole e convincente, alla proposta realistica e costruttiva in vista del bene comune, secondo le fondamentali regole della democrazia.

Penso che in questa circostanza ci sia bisogno di un sussulto di orgoglio e di amore per la città e i cittadini. Solo la leale partecipazione e forte collaborazione democratica di tutte le componenti civili potrà risolvere i problemi presenti e ridare speranza e a questa nostra città”.

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