Ad Ascoli Piceno il vescovo scrive alle famiglie: senza domenica non possiamo vive

Tra il tempo natalizio ed il tempo quaresimale il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole, ha scritto una lettera alle famiglie in occasione della sua visita pastorale, ricordando il pellegrinaggio in Terra Santa di papa Paolo VI, con la visita a Betlemme, che invita al silenzio:

“Raccogliendo quest’esortazione del beato Paolo VI, vorrei invitarvi a compiere, cari fratelli e sorelle, un pellegrinaggio spirituale nei luoghi della nascita e dell’infanzia di Gesù per soffermarci a riflettere insieme sullo stile umile e contemplativo di Betlemme e Nazareth. Se è vero che il silenzio è indispensabile per l’ascolto del linguaggio di Dio, non possiamo che metterci alla scuola della Santa Famiglia.

Insidiati dal rumore e dal fracasso dell’odierna società che troppo spesso ci stordisce, non si sente forse il bisogno della salutare medicina del silenzio, di quel silenzio pacificante che pervade l’intero tempo liturgico di Natale?”

Quindi ha invitato a riconoscere che Gesù è la ‘pietra di inciampo’: “. Oggi come allora non è facile credere e riconoscere la divinità di Gesù nella sua concreta e palpabile umanità. Per alcuni, che si parli del presepe o del crocifisso, il Cristo è occasione e simbolo di divisione tra razze e religioni diverse, immagine che deve essere rimossa dai momenti e dai luoghi di formazione del cittadino.

Per altri diventa un simbolo etico, probabile sorgente di valori e di comportamenti che possono considerarsi norma e stile per il vivere personale e sociale. Per certi il Bambino sulla paglia è fremito emotivo, commozione religiosa di pochi giorni, come per altri la sua passione dolorosa è rivisitazione annuale del Venerdì Santo con le tradizionali processioni del Cristo morto”.

A questo punto il vescovo di Ascoli Piceno ha posto la domanda fondamentale per ciascuno, ‘chi è Gesù per te?’: “Questa è la domanda che deve risuonare costantemente nella nostra coscienza. Il rischio è sempre lo stesso: con il tempo c’è pericolo che si affievolisca la fede mentre permangono le tradizioni religiose; i riti e le credenze si svuotano di senso diventando sempre più mere manifestazioni di folklore religioso”.

Riprendendo l’Esortazione Apostolica ‘Evangelii Gaudium’ mons. D’Ercole ha sottolineato che nel tempo di Quaresima “occorre vigilare perché non avvenga che insensibilmente la fede si ritrovi sepolta da una cultura che ne conserva i segni esteriori, ma ne spegne, spesso senza rendersene conto, il richiamo del cuore alla conversione e all’incontro personale con il nostro Dio.

Nella grotta di Betlemme, nella casa di Nazareth come sul Golgota e, ancor più presso la tomba vuota di Gesù, l’incontro è con il Figlio di Dio, Dio fatto uomo perché l’uomo ritorni a essere divino”.

Infine ha esortato le famiglie a ritrovarsi la domenica alla celebrazione eucaristica: “Tornare insistentemente a Gesù Cristo comporta per chiunque voglia essere e dirsi cristiano riaffermare due capisaldi attuali e urgenti: in primo luogo l’esigenza di una fede/fiducia assoluta in Lui e nella sua azione anche quando tutto sembra andare male; in secondo luogo, vivere quest’incontro anzitutto nella liturgia, che è l’ambito privilegiato di annuncio della fede e di esperienza cristiana. La partecipazione personale e comunitaria alla celebrazione domenicale costituisce pertanto il cuore della Comunità e un impegno che fa crescere la famiglia cristiana”.

Ed ha chiesto alle famiglie a lasciarsi attrarre da Gesù, ricordando la risposta dei 49 martiri di Abilene al proconsole Anulino nel 304: “Essi affermarono con il loro martirio che non ci può essere un cristiano senza il giorno della domenica o non si può celebrare il giorno della domenica senza il cristiano. E’ infatti la domenica a fare il cristiano ed è il cristiano a fare il giorno della domenica, sicché l’uno non può esistere senza l’altro e viceversa.

Quando ci si lascia affascinare dal mistero del Dio fatto uomo, l’Emanuele, si avverte il bisogno e l’intima necessità di approfondire la Verità della fede e sperimentare l’amore appassionato all’Eucaristia, sorgente rinnovatrice di comunione fraterna”.

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