Migranti: sette proposte dalla Chiesa

“Non potevamo starcene zitti mentre la politica continua a dire falsità senza offrire soluzioni concrete sul tema immigrazione, soprattutto durante la campagna elettorale”: queste parole di don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità, hanno dato voce alle 18 realtà cattoliche che hanno deciso di sottoscrivere 7 proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia, a meno di un mese dalle elezioni politiche.

I punti rappresentano non solo buone prassi, ma anche l’esigenza generale di una narrazione diversa sull’immigrazione, oggi più che mai argomento divisorio. La rete delle realtà cattoliche che hanno sottoscritto le proposte sono: Acli, Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro missionario francescano onlus (Ordine dei Frati minori conventuali), Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Comboniani, Comunità Sant’Egidio, Conferenza Istituti missionari italiani, Fcei (Federazione chiese evangeliche italiane), Federazione Salesiani per il sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, Gioventù operaia cristiana (Gioc), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Uisg (Unione internazionale delle Superiori generali).

I sette punti riguardano un’agenda strutturale sui migranti, ispirata agli appelli di papa Francesco, che va dalla riforma della legge sulla cittadinanza e all’introduzione di nuove modalità d’ingresso in Italia, fino alla regolarizzazione su base individuale degli stranieri ‘radicati’, all’abrogazione del reato di clandestinità, passando per l’ampliamento della rete Sprar, la valorizzazione e la diffusione delle buone pratiche unite all’effettiva partecipazione alla vita democratica dei migranti.

La prima proposta riguarda la riforma della legge sulla cittadinanza, perché ci sono 900.000 italiani di fatto, ma non di diritto. Ragazzi e ragazze nati nel nostro Paese da genitori stranieri, ‘cittadini a metà’ come li ha definiti Antonio Russo, responsabile welfare ACLI. Lo Ius Soli è naufragato con la fine della legislatura e l’ultima legge sulla cittadinanza risale a oltre 26 anni fa (la 91/1992). Il contesto sociale, nel frattempo, è profondamente cambiato. Quindi è indispensabile regole con nuove modalità di ingresso in Italia, perché è anacronistico creare una divisione politica tra richiedenti asilo e migranti economici.

Oggi più che mai i flussi migratori sono ‘misti’ e i canali di ingresso nel nostro Paese chiusi per chi vive fuori dall’Unione Europea. Daniela Pompei, responsabile immigrazione della Comunità di Sant’Egidio, ha dato voce alla richiesta di un permesso di soggiorno per chi arriva in Italia con l’obiettivo di cercare lavoro, poiché anche tale necessità ha a che fare con la dignità delle persone.

Dal decreto flussi, fino ad arrivare a proposte più ampie e organiche di modifica del testo unico sull’immigrazione, senza sottovalutare la sponsorizzazione (sistema a chiamata diretta): sono tante le strade da percorrere, ma non si può più restare fermi. Un’altra proposta è la regolarizzazione su base individuale degli stranieri radicati, perché l’immigrazione è un’importante risorsa per l’Italia. Non solo dal punto di vista culturale, ma anche per quanto riguarda un fattore puramente economico.

Secondo una simulazione fatta dai tecnici dell’INPS, se si chiude le frontiere, da oggi al 2040, l’Istituto perderebbe in totale € 38.000.000.000. Inoltre il ‘cartello’ associazionistico chiede l’abrogazione del reato di clandestinità: “Il reato di immigrazione di clandestina, si legge nella proposta, è ingiusto, inefficace e controproducente, ma è ancora in vigore”. Nella nuova agenda sulle migrazioni, secondo le associazioni cattoliche, andrebbe quindi abrogato l’articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

L’altra richiesta riguarda l’ampliamento della rete SPRAR: viene chiesto che il settore pubblico abbia il controllo sull’intero processo o su gran parte di esso, in modo tale che anche le amministrazioni locali possano essere richiamate a una maggiore responsabilità. Solamente 1000 comuni su quasi 8000 accolgono migranti in Italia. Diminuire la concentrazione di persone consentirebbe loro un’integrazione migliore.

Altra richiesta riguarda la valorizzazione e diffusione delle buone pratiche: “Recuperare le buone prassi è un’urgenza che non si può più rimandare. Tra le richieste alle forze politiche c’è quindi anche quella di interrogare il territorio e le realtà che da anni già operano in termini di solidarietà e accoglienza. L’idea lanciata è quella di istituire un vero e proprio osservatorio capace di individuare e diffondere le buone pratiche, affinché vengano il più possibile replicate”, come dimostra l’esempio del mondo salesiano, testimoniato dal presidente dei Salesiani per il Sociale don Giovanni D’Andrea: alcuni dei ragazzi accolti dai centri giovanili ispirati al modello di Don Bosco sono diventati animatori, altri hanno fatto il servizio civile.

Infine chiedono un’effettiva partecipazione alla vita democratica: “Un Paese che dà forma al proprio futuro non può più escludere le minoranze, che pure compongono una parte fondamentale della società. La maggior parte degli oltre 5.000.000 di stranieri che vivono regolarmente in Italia non hanno diritto di voto e tra le proposte vi è anche quella di far accedere queste persone alla vita democratica del Paese, iniziando dalle amministrative.

Un vecchio principio democratico sostiene come non sia legittimo chiedere le tasse a chi non ha rappresentanza”. Il modo in cui si affronta il fenomeno migratorio, è la conclusione del presidente di Azione Cattolica Matteo Truffelli, “ci dice che tipo di società vogliamo essere: con lo sguardo indietro, chiusa e paurosa, destinata ad essere travolta dalla storia, oppure con lo sguardo dritto ai problemi, trasformandoli in risorse e opportunità”.

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