Teresio Olivelli è Beato

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Sabato 3 febbraio a Vigevano è stato beatificato Teresio Olivelli di fronte ad oltre 3.000 persone ed a delegazioni di alpini provenienti da ogni parte d’Italia e rappresentanti di associazioni di vario tipo, sia di ispirazione cattolica che laiche; mentre alcuni fedeli sono giunti anche dalla diocesi di Bamberg, in Germania, dove si trovava il campo di concentramento di Hersbruck in cui l’alpino Olivelli morì dopo aver fornito opera di carità ai suoi compagni di prigionia.

Nella sua omelia il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, si è soffermato sulle persecuzioni che ancora oggi vengono perpetrate nei confronti dei cristiani e sull’esempio che il nuovo beato offre a chi si trova a subire condizioni di odio e oppressione: “Di fronte alla prospettiva di morte del lager il nostro beato non si abbatté, anzi reagì energicamente, aiutando i più deboli a non avvilirsi, ma a resistere con coraggio”.

Il card. Amato ha inoltre ricordato alcuni numeri sulle persecuzioni dei cristiani ai nostri giorni: attualmente nel mondo ci sono 215.000.000 cristiani che soffrono persecuzione e morte. Ha anche ricordato il profilo del beato, che è molto attuale per i giovani: “Alunno del collegio Ghislieri e studente dell’Università di Pavia, seriamente motivato a vivere la propria fede partecipò all’Azione cattolica e alla San Vincenzo, dove ebbe modo di maturare uno stile di vita improntato a una grande generosità.

Laureato in giurisprudenza, diventò assistente all’università di Torino ma l’impegno culturale e politico non sostituì il suo fervore caritativo e assistenziale, ad esempio visitando i malati tubercolotici terminali, pulendoli, rassettandoli, imboccandoli, e notevole fu il suo servizio agli infermi del Cottolengo”.

Poi ha raccontato la sua ‘missione’ durante la seconda guerra mondiale: “Nel febbraio 1941 si arruolò volontario e partì per la Russia come ufficiale degli alpini. La sua carità eroica si manifestò, con singolare evidenza, durante la disastrosa ritirata dell’esercito italiano: rallentava la sua marcia per soccorrere i feriti e gli assiderati, anche a rischio della sua stessa vita, e curava l’assistenza spirituale ai moribondi, consolandoli nei momenti estremi.

Al suo rientro in Italia, ha proseguito, «venne imprigionato dai tedeschi e rinchiuso in campi di concentramento. Riuscì, tuttavia, a evadere e ritornare in Italia, dopo una lunga fuga solitaria… collaborò alla costituzione delle fiamme verdi, formazioni partigiane di impronta cattolica e, nel febbraio 1944, fondò il giornale ‘Il ribelle’, elaborando programmi di ricostruzione della società dopo la tragedia della guerra”.

Dopo l’arresto a Milano le umiliazioni subite perché cattolico e la sua amicizia con Odoardo Focherini: “Olivelli subì pesanti umiliazioni e torture che continuarono nel campo di Fossoli. Qui il suo nome fu inserito in una lista di prigionieri da passare per le armi, ma riuscì a sottrarvisi. Venne quindi trasferito nel campo di Gries poi a Flossenbürg in Baviera e infine a Hersbruck…

In questi contesti egli conservò integra la fede e, con coraggiosa speranza, si prese cura dei compagni, tentando di alleggerirne le sofferenze, di curarne le ferite, di aiutarli a sopravvivere privandosi delle proprie scarse razioni alimentari. Ormai deperito, assistette Odoardo Focherini, oggi beato, e a sua volta morì alcuni giorni dopo di lui, il 17 gennaio 1945, in seguito alle percosse ricevute da un kapò: aveva cercato di fare scudo con il proprio corpo a un giovane prigioniero ucraino brutalmente pestato”.

Il suo corpo fu bruciato nel forno crematorio di Hersbruck. La sua beatificazione, ha sottolineato il card. Amato, è una fonte di ispirazione per i giovani: “Olivelli ha un profilo virtuoso eccezionale: la sua volontà era tesa lucidamente al bene in modo eroico; è un giovane che tenta la scalata al cielo e compiendo il bene ed evitando il male si eleva gradatamente all’amore eterno di Dio…

Visse, dunque, da santo: santo laico, moderno, dinamico, coraggioso, forte. La sua tensione al bene si alimentava alla preghiera e all’Eucaristia. Durante la guerra sul fronte russo o nella prigionia dei campi di concentramento colpiva la genuinità della sua fede, semplice, convinta, manifesta a parole e opere: incoraggiava, sosteneva, consolava, confortava. Olivelli pregava e faceva pregare: nella dolorosa ritirata dalla Russia c’era il cappellano, ma i soldati trovavano accoglienza e conforto religioso in Teresio”.

Le testimonianze dirette del suo stile di vita nei lager sono impressionanti. Fino alla fine. Tanto che le sue ultime parole furono: ‘O Gesù, ti ho amato in terra soffrendo: ti amerò in cielo godendo’. Era il 17 gennaio 1945. Aveva 29 anni. La sua eredità, ha concluso il card. Amato, “è essenzialmente evangelica: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi; nessuno ha un amore più grande di chi dà la sua vita per i suoi amici”.

Anche il vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni, nel saluto conclusivo ha chiesto ai giovani di seguire Teresio Olivelli, chiamandoli all’attivismo sociale sull’esempio del beato, “che fu inserito nell’oratorio di Mortara, nell’Azione Cattolica e nella Fuci, nell’ambito militare, in quello dell’università e della cultura, con una passione per la vita sociale e politica del suo tempo”.

Mons. Gervasoni ha quindi invitato i giovani a non chiudersi in se stessi: “La sua è una chiamata alla santità attuale, una prospettiva di vita cristiana che può orientarsi e incarnarsi in quelle che oggi Papa Francesco chiamerebbe le ‘periferie esistenziali’. Queste realtà hanno bisogno di credenti e uomini di buona volontà che sappiano attraversarle con la luce del Vangelo…

Olivelli è proposto come esempio di autentico cristiano, che ha anteposto il Vangelo a ogni ideologia, che è stato discepolo innamorato di Cristo e apostolo appassionato della Chiesa. Un fedele laico la cui fede rigetta qualsiasi forma di male e di violenza. La sua eroica testimonianza cristiana è scomoda e ci scomoda, perché richiama il banco di prova della nostra sequela professata: l’amore incondizionato al prossimo”.

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