A Milano si è aperto il Sinodo minore

“Noi siamo il popolo di Dio, lieto della sua vocazione, consapevole della dignità di ogni uomo e di ogni donna: tutti figli per grazia! Sappiamo di essere convocati da ogni parte della terra per essere l’unica santa Chiesa di Dio, umilmente fieri del nostro patrimonio inestimabile: siamo la Chiesa dei santi Ambrogio e Carlo, la Chiesa Ambrosiana! Viviamo nel tempo come pellegrini: non abbiamo qui una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura.

Preghiamo ogni giorno: ‘venga il tuo regno’. Accogliamo l’invito di uno dei sette angeli dell’apocalisse: vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello e impariamo a sollevare lo sguardo per contemplare la città santa, la Gerusalemme che scende dal cielo!”

Con queste parole l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha aperto il Sinodo minore, ‘Chiesa dalle Genti’, modulato su quattro parole chiave: “ascolto, sinodalità, conversione dei cuori, gioia, fierezza per ciò che siamo, siamo stati e saremo come Chiesa ambrosiana, ma anche consapevolezza che occorre comprendere il presente per camminare meglio, insieme, nel futuro che è già qui. Siamo chiesa dalle genti, strumenti per insegnare a tutti noi, di nuovo, la bellezza trasfigurante che salva”.

L’arcivescovo ha chiarito la natura e gli scopi del Sinodo che non è riflettere ‘sulla Chiesa di tutti’: “La docilità allo Spirito è disponibilità alla conversione: la conformazione al Signore Gesù e alla volontà del Padre non dà mai ragione a nessuno, non è mai conferma rassicurante.

E’ sempre invito, chiamata, attrattiva e spinta per un oltre inesplorato. Tutti siamo in cammino, tutti dobbiamo convertirci, anche se queste parole e queste urgenze ci possono mettere di malumore invece che contagiare di entusiasmo. Lo Spirito consolatore abita in tutti, perché non ci lasciamo cadere le braccia: non siamo una casa di accoglienza ben organizzata che concede generosa ospitalità ai passanti, siamo un popolo in cammino, una casa in costruzione, una fraterna convivenza che vive un tempo di transizione che riguarda tutti e tutto.

La secolarizzazione e l’emarginazione del pensiero di Dio e della vita eterna, la situazione demografica, l’evoluzione della tecnologia, la problematica occupazionale, la liquidità dei rapporti affettivi, l’interazione tra culture, etnie, tradizioni religiose e tanti altri aspetti contribuiscono a rendere complessa la domanda: come deve essere la nostra Chiesa pe essere fedele alla volontà del suo Signore?”

Il metodo sinodale proposto è quello che dovrebbe essere abituale per la Chiesa: “Noi, continuando la storia scritta dai nostri padri, vogliamo affermare con la loro stessa fierezza: siamo pronti a confrontarci con le sfide del nostro tempo! Siamo persuasi che possiamo sperimentare la forza dello stare insieme, del camminare insieme, nella docilità all’intenzione di Dio che si è compiuta nella Pasqua di Gesù.

‘Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me’. Ci proponiamo di imparare a riconoscere dentro la storia le tracce di questo amore che ci attrae in un modo inatteso e universale, riunificandoci in un popolo, donandoci pace. Abbiamo desiderio di imparare ad ascoltare, ad ascoltarci, per discernere, per riuscire a percepire quanto sia reale e feconda la presenza dentro la storia del Dio di Gesù Cristo, superando lo smarrimento provocato dalle troppe parole, dagli stimoli disordinati, dai messaggi che saturano i nostri ambienti e ci stordiscono nella confusione”.

Insomma un cammino non facile, ma necessario per far comprendere la bellezza della ‘Chiesa delle genti’: “Intraprendiamo questo cammino con la persuasione che noi per primi, le nostre istituzioni e le nostre strutture, tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo deve essere purificato dalla visione di Chiesa che l’angelo ci ispira.

E’ a questa visione che ci vogliamo ispirare, perché si rinnovi la giovinezza e la freschezza, la bellezza e l’attrattiva di questa Chiesa dalle genti. Tutti i battezzati nella Chiesa cattolica, ma anche i battezzati in altre Chiese e comunità cristiane, tutti sono chiamati a partecipare alla consultazione sinodale con spirito di fede.

Per il discernimento ecclesiale tutti gli uomini e le donne di buona volontà hanno il loro contributo da offrire secondo le modalità che sono state indicate e secondo le modalità che con il tempo si riveleranno opportune e praticabili perché il Vescovo possa esercitare il suo compito con sapienza e prudenza, con lungimiranza e coraggio, con umiltà e rispetto”.

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