Giornata Missionaria dei Ragazzi: Guardàti dall’amore

Nel messaggio per la scorsa giornata mondiale missionaria papa Francesco aveva rivolto un invito ai giovani ad essere protagonisti nella Chiesa: “I giovani sono la speranza della missione. La persona di Gesù e la Buona Notizia da Lui proclamata continuano ad affascinare molti giovani. Essi cercano percorsi in cui realizzare il coraggio e gli slanci del cuore a servizio dell’umanità. Sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato”.

Il messaggio chiaro risuona nel giorno dell’Epifania, perché la Chiesa celebra la Giornata Missionaria dei Ragazzi (GMR), voluta da papa Pio XII nel 1950, che è, in un certo senso, la prima data missionaria, perché oltre ad essere all’inizio dell’anno, è il giorno in cui il Vangelo ci fa riflettere sulla manifestazione di Gesù a tutti i popoli. Infatti papa Francesco ha definito la Giornata “una festa dei bambini che, con le loro preghiere ed i loro sacrifici, aiutano i coetanei più bisognosi, facendosi missionari e testimoni di fraternità e di condivisione”.

La lettura del Vangelo del giorno presenta le figure dei Magi, personaggi misteriosi, difficili da identificare, questi ‘camminatori’ al seguito di una stella, questi cercatori venuti da lontano per trovare il Messia:

“Uomini che fermano i loro passi e si mettono in adorazione davanti a Gesù, mossi da domande profonde e da una speranza che palpitava nei loro cuori. Hanno visto un segno, una stella: si sono messi in cammino e in ricerca. Hanno trovato! Tante persone nel mondo di oggi vivono la ricerca e l’attesa! E’ compito della Chiesa essere segno, ‘essere stella’, per condurre a Cristo ogni fratello e sorella!”, ha affermato una nota della Fondazione ‘Missio’.

Il tema della giornata è: ‘Guardàti dall’amore’. Nella presentazione della giornata il segretario nazionale della Fondazione ‘Missio’ dei ragazzi, don Mario Vincoli, ha scritto: “Il tema di quest’anno ci aiuterà a riflettere su come gli occhi dicono molto di più che le parole non riescono ad esprimere. Nei Vangeli spesso Gesù posa il suo sguardo sulle persone cogliendo la loro interiorità: nel guardare si accorge dell’altro e gli trasmette la sua attenzione, la sua cura.

Questo è un grande insegnamento: non permettere mai che chi incontra il nostro sguardo non si senta considerato, non percepisca indifferenza ma piuttosto importanza ed attenzione proprio come quella che Gesù comunicava. Il Suo è uno sguardo che ti aiuta a crescere, ad andare avanti; che ti fa sentire il suo Amore per te e che ti dà il coraggio necessario per seguirlo”.

Nel messaggio il vescovo della diocesi di Rossano-Cariati, mons. Giuseppe Satriano, ha invitato i ragazzi a non ‘chiudere’ il proprio cuore: “Tutti siamo invitati a tenere aperto il cuore all’inedito di Dio che bussa alle porte dei nostri cuori. Per tutti è la chiamata a divenire ponti su cui gli uomini possono attraversare le fatiche della vita e raggiungere la consolazione di una vita più bella e dignitosa, una vita ricolma di luce… Ecco allora la sfida: costruire un ponte mondiale che attraversi i cuori e si radichi su pilastri solidi ed indistruttibili. Preghiera, condivisione, annuncio e dialogo sono i pilastri svettanti su cui costruire le campate di questo ponte”.

Invece don Michele Autuoro, direttore di ‘Missio Italia’, ha spiegato il significato della giornata: “Essere ragazzi missionari significa innanzitutto non chiudersi, avere veramente un cuore aperto a tutti; significa che le gioie, le speranze, le attese, anche i dolori di tanti ragazzi del mondo loro coetanei, vengono fatte proprie. Anche se tutto questo avviene certamente in una sorta di distanza, ma oggi, in un mondo globalizzato, anche le distanze sono quasi annullate.

In tutto questo, loro devono sentire che ‘li riguarda’, cioè che quello che avviene nel mondo, quello che avviene ai loro coetanei li riguarda: loro non sentono di essere indifferenti. E questo significa essere attenti, significa conoscere, significa fare proprie le attese degli altri ragazzi, le loro speranze ma anche tante difficoltà”.

La Giornata dell’infanzia missionaria ha radici antiche, perché é nata in Francia nel 1843 grazie ad alcuni vescovi francesi e agli appelli di missionari, che scrivevano soprattutto dalla Cina. E così nacque questo invito a rendere anche i ragazzi corresponsabili della missione attraverso la preghiera e la solidarietà.

Il primo slogan che si lanciò era ‘Salviamo i bambini con i bambini’, invitando a recitare un’Ave Maria al giorno e a dare un piccolo contributo settimanale per aiutare i bambini delle zone più povere e anche delle Chiese più giovani. Anche papa Francesco nel ricordo della strage dei Santi Innocenti aveva twittato:

“Preghiamo oggi per i bambini che non vengono lasciati nascere, che piangono per la fame, che non tengono in mano giocattoli, ma armi”. Sempre papa Pio XII nel 1952 scrisse la costituzione apostolica ‘Exsul Familia’: “La Santa Famiglia rifugiata di Nazareth, che fugge in Egitto, è l’archetipo di ogni famiglia rifugiata. Gesù, Maria e Giuseppe, in esilio in Egitto per scappare dalla furia di un re cattivo sono, per tutti i tempi e tutti i luoghi, l’esempio e i protettori di ogni migrante, straniero e rifugiato di qualsiasi tipo, che forzato dalla paura di persecuzioni o da necessità, è costretto a lasciare il suo paese natale, gli amati genitori e parenti, gli amici più stretti, e cercare un paese straniero”.

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