Dalle Carmelitane Scalze di Tolentino un invito a vivere l’Avvento

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

L’avvento è il tempo liturgico che prepara il Natale: nei riti cristiani occidentali segna l’inizio del nuovo anno liturgico. Infatti la parola deriva dal latino adventus e significa ‘venuta’ anche se, nell’accezione più diffusa, è indicato come ‘attesa’. Nell’Italia centrale, colpita più di un anno fa dal terremoto, questa parola ha un significato speciale, soprattutto per chi è in ‘attesa’ di una casa dove trascorrere la quotidianità della vita.

Maggiormente a Tolentino, città fortemente colpita dalle scosse del sisma dello scorso anno, dove gli abitanti sentono la mancanza anche del ‘sapore orante’ delle Carmelitane Scalze, che dopo l’evacuazione dal monastero, hanno peregrinato prima a Fano ed ora a Cascia. A loro abbiamo chiesto di spiegarci come vivono questo tempo di attesa, senza più una ‘casa’:

“La parola Avvento, racconta di Uno che deve venire, che si mette in cammino verso di noi. Lo attendiamo (tendiamo a lui) con desiderio grande perché ha promesso che ‘asciugherà ogni lacrima’: questo è stato il senso delle prime due domeniche del tempo di Avvento, ed è anche ciò che proclamiamo nel Credo: Gesù Cristo… di nuovo verrà nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Una prima volta Egli è già venuto, oltre 2000 anni fa, a insegnarci nella sua carne la vicinanza di Dio: così, la terza e la quarta domenica ci preparano a rivivere il Mistero del Natale. La tradizione della Chiesa ci ricorda anche un’altra venuta del Signore Gesù: tra Betlemme e il ritorno glorioso, qui e ora Lui torna a nascere in noi.

Magari siamo rimasti senza casa, ma noi stessi diamo casa a Dio: ci abbiamo mai pensato? Quando rivediamo le crepe del nostro monastero inagibile, ci sembra che esse siano l’immagine di molte lacerazioni e la sintesi di tante spoliazioni: l’allontanamento da Tolentino, con il tessuto di affetti e di iniziative che ci avvolgeva, l’essere accolte per nove mesi dalle nostre Sorelle di Fano cercando (un po’ come… Giuseppe e Maria) un’abitazione dove trasferirci, il trasloco qui a Cascia…

Private di quelle certezze che ogni casa custodisce, spesso ci troviamo davanti al Signore più ricche di problemi e di lacrime che di profonde riflessioni spirituali. Tutto questo acuisce l’urgenza di rifondare i nostri giorni su Lui solo, Dio fedele e ‘roccia del nostro cuore’ (Sal 73). L’Avvento è l’occasione per rendere più consapevole questo quotidiano lavoro interiore”.

Allora, com’è possibile superare questa ‘notte oscura’?
“Il terremoto ha seminato distruzione non solo nei paesi, anche nell’animo di tantissima gente. Se ci chiudiamo su noi stessi, l’oscurità ci opprime e affondiamo nella paura. Ma la notte non è solo tenebra incombente. Il nostro Padre san Giovanni della Croce la canta ‘felice’, ‘amabile’: è il tempo della liberazione (come Israele dall’Egitto), della nascita (Gesù), custodisce l’intimità degli innamorati e il segreto della Risurrezione…

E’ stato detto che Dio non ci salva dalla notte, ma dentro la notte. Dio è all’opera nel dare perseveranza al nostro coraggio, Lui è con noi nell’impegno condiviso per ricostruire le case e la speranza.

Nella notte che avvolge il nostro popolo, abbassiamo le autodifese: stringiamoci per mano lungo il cammino, prendiamoci cura delle ferite degli altri, e anche i nostri passi saranno meno incerti, e le ferite nostre grideranno un po’ meno il loro dolore. Qui è racchiusa la novità del Vangelo: Dio è nato e rimane con noi, e ci chiede di imparare il suo stile: vicinanza, cura, misericordia”.

Un documento del vostro Ordine si intitola ‘Camminare con determinazione’: in quale modo?
“Questo documento sintetizza i lavori svolti dai Superiori dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, convenuti da tutto il mondo ad Ariccia nel settembre scorso e il titolo riprende le parole della nostra Santa Madre Teresa di Gesù. Rischiamo di essere stravolti dai cambiamenti a ritmo vertiginoso che toccano ogni ambito della vita, e paralizzati dall’incertezza.

Da qui l’impegno e la testimonianza personale di papa Francesco per un rinnovamento che porti a riscoprire il Vangelo come notizia bella, gioiosa e possibile, capace di saziare la fame d’amore e di verità che tutti ci portiamo dentro. Camminiamo, cioè non fermiamoci per timore del nuovo; e con determinazione affrontiamo le difficoltà e la stanchezza.

Quest’invito lo sentiamo particolarmente rivolto anche a noi, oggi chiamate ad abbracciare l’essenziale della nostra vocazione in un contesto inedito, continuando a ‘irradiare gioia e speranza’, come ci chiede papa Francesco”.

89.31.72.207