Di nuovo scontro per Gerusalemme

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A seguito della decisione del presidente Usa, Donald Trump, di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme, riconoscendola di fatto quale capitale unica di Israele, sono scoppiati disordini, causando alcuni morti e molti feriti. La Santa Sede segue la situazione con apprensione per l’apertura di un nuovo focolaio di guerra in Medio Oriente, visto che la reazione da parte di gruppi palestinesi è stata la convocazione all’intifada:

“La Santa Sede segue con grande attenzione gli sviluppi della situazione in Medio Oriente, con speciale riferimento a Gerusalemme, città sacra ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani di tutto il mondo. Nell’esprimere dolore per gli scontri che negli ultimi giorni hanno mietuto vittime, il Santo Padre rinnova il Suo appello alla saggezza e alla prudenza di tutti ed eleva ferventi preghiere affinché i responsabili delle Nazioni, in questo momento di particolare gravità, si impegnino a scongiurare una nuova spirale di violenza, rispondendo, con le parole e i fatti, agli aneliti di pace, di giustizia e di sicurezza delle popolazioni di quella martoriata terra”.

La Santa Sede anche in questa occasione ha ribadito la sua posizione per riconoscere Gerusalemme come città santa alle tre religioni monoteiste: “La Santa Sede è sensibile a dette preoccupazioni e, richiamando le accorate parole di Papa Francesco, ribadisce la sua ben nota posizione circa il singolare carattere della Città Santa e l’imprescindibilità del rispetto dello status quo, in conformità con le deliberazioni della Comunità internazionale e le ripetute richieste delle Gerarchie delle Chiese e delle comunità cristiane di Terra Santa.

Allo stesso tempo reitera la propria convinzione che solo una soluzione negoziata tra Israeliani e Palestinesi possa portare ad una pace stabile e duratura e garantire la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti”. E nell’udienza generale dello scorso 6 dicembre papa Francesco aveva sottolineato il valore della Città santa: “Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, ed ha una vocazione speciale alla pace.

Prego il Signore che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti”.

Infatti incontrando i partecipanti alla riunione del comitato permanente per il dialogo con personalità religiose della Palestina aveva esortato a non abbandonare il dialogo: “Il dialogo si instaura a tutti i livelli: con sé stessi, attraverso la riflessione e la preghiera, in famiglia, all’interno della comunità religiosa, tra le diverse comunità religiose, e anche con la società civile.

La sua condizione primaria è il rispetto reciproco e, nello stesso tempo, mirare a consolidare questo rispetto al fine di riconoscere a tutte le persone, ovunque si trovino, i loro diritti. Dal dialogo scaturisce una maggiore conoscenza reciproca, una maggiore stima reciproca ed una collaborazione per il conseguimento del bene comune e per un’azione sinergica nei confronti delle persone bisognose, garantendo loro tutta l’assistenza necessaria”.

Su questa linea si è espressa la Presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, che ha chiesto di non creare un clima ‘ostile’ alla pace: “La Presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) si associa all’appello giunto da molte parti a rispettare lo status quo della città di Gerusalemme in conformità alle varie Risoluzioni delle Nazioni Unite che si sono espresse in tal senso. Non è possibile comprendere le radici cristiane dell’Europa senza il legame che ci unisce a Gerusalemme.

Gerusalemme è anche per i popoli europei una ‘casa paterna’. Proprio perché ‘casa’ di molti popoli che venerano in essa i Luoghi Santi delle loro rispettive religioni, crediamo fermamente che qualsiasi modifica all’attuale status quo possa generare un clima ostile alla Pace, come testimoniano gli eventi di questi ultimi giorni. Insieme al Santo Padre Francesco, invitiamo ad agire con giustizia, saggezza e prudenza per preservare e coltivare la pace”.

Anche mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, è preoccupato per le sorti della città, dove vive da più di 20 anni: “Sono molto preoccupato per le violenze che si possono scatenare e dalle conseguenze imprevedibili. Resto convinto che Gerusalemme nella sua unicità possa essere il simbolo di due popoli… Ogni soluzione unilaterale non può essere considerata una soluzione. Gerusalemme, infatti, è un tesoro dell’intera umanità.

La discussione su Gerusalemme non può essere ridotta semplicemente a disputa territoriale e sovranità politica, precisamente perché Gerusalemme è un unicum, è patrimonio del mondo intero, ha una vocazione universale che parla a miliardi di persone nel mondo, credenti e non”.

Per il Patriarcato latino la questione è molto chiara: “Ogni rivendicazione esclusiva, sia essa politica o religiosa, è contraria alla logica propria della città. Ogni cittadino di Gerusalemme e ogni persona che giunge ad essa in visita o pellegrinaggio dovrebbe essere messo nella condizione di percepire e appropriarsi in qualche modo del messaggio di dialogo, coesistenza e rispetto che la Città Santa richiama e che spesso noi feriamo con il nostro comportamento. Gerusalemme è una città che deve accogliere, dove gli spazi si devono aprire e non chiudere. Da troppo tempo i suoi abitanti sono ostaggio di queste continue tensioni che ne snaturano il carattere”.

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