Don Samuele Pinna racconta Bud Spencer in ‘Spaghetti con Gesù Cristo’

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‘Se potesse scegliere il suo ultimo pasto, quale sarebbe?’ ‘Spaghetti con Gesù Cristo’. Così rispondeva Bud Spencer in una delle sue ultime interviste. E da qui è partito don Samuele Pinna, sacerdote cresciuto a Cerro Maggiore e ora in servizio a Milano, per il suo ultimo libro: ‘Spaghetti con Gesù Cristo! La teologia di Bud Spencer’.

Un titolo impegnativo, ma che nasconde un libro alla portata di tutti, una biografia dell’attore che ne racconta tutte le sue sfaccettature, da sportivo a attore, da musicista a politico, da padre di famiglia a personaggio pubblico. Nei sei capitoli in cui è suddivisa l’ultima fatica di don Samuele si raccontano la vita, lo sport, l’amore per la moglie, la carriera nel cinema, l’amicizia con Terence Hill, la filosofia di Bud Spencer e, solo nell’ultimo capitolo, la sua spiritualità: “E’ come un scalare una montagna, un percorso verso l’alto”, ha spiegato il sacerdote.

Nella nostra intervista don Samuele Pinna ha sottolineato: “Bud Spencer inizia i capitoli della sua autobiografia sempre con un esergo tratto da un grande pensatore per poi giustapporne uno suo. In una sezione cita Honré de Balzac: ‘Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi’, per poi aggiungere dal suo repertorio: ‘Io ci vedo poco, ma intanto parto lo stesso’. Da bambino ero molto appassionato dei suoi film, poi, crescendo, ho scoperto che non solo interpretava personaggi buoni, ma era una persona buona nella realtà e, per di più, molto credente”.

Allora ci facciamo spiegare il motivo del libro sulla teologia di Bud Spencer: “La figura di Bud Spencer mi ha sempre colpito: da bambino amavo vedere i suoi film in coppia con Terence Hill (con il quale ha costruito una vera amicizia). Ho scoperto crescendo che quell’uomo buono sul set lo era anche nella vita e così mi sono appassionato a questo ‘personaggio’ (come lui stesso si definisce). Quando ho letto la sua autobiografia sono stato confermato in questo e ho, perciò, recuperato molte sue interviste, per conoscerlo sempre meglio.

Ho scoperto allora che non solo era un uomo buono ma anche con una grande spiritualità. Questa mi è apparsa come una grande testimonianza da non tacere, ma da annunciare il più possibile, vista anche la sua popolarità. Mi sono deciso a scrivere, però, soltanto dopo la sua morte a motivo dell’emozione che mi ha procurato. Col senno del poi, mi sono detto che avrei potuto scrivere prima il mio libro e magari incontrarlo di persona, ma Maria Amato (la moglie di Carlo Pedersoli) mi ha rincuorato, facendomi capire che le cose a volte avvengono ‘provvidenzialmente’ quando devono capitare.

Nel sottotitolo del libro parlo di ‘teologia’ giocando un po’ su questo termine. Uno studioso contemporaneo afferma che teologo è ogni battezzato che professa la su fede nel Dio di Gesù Cristo e nella Chiesa. Per farlo di professione c’è, invece, bisogno di tanto studio. Credo, dico anche nel libro, che Bud stia sorridendo vedendosi affibbiato il titolo di ‘teologo’, ma che in fondo la cosa non lo toccherebbe più di tanto, essendo stato un uomo estremamente allegro e positivo”.

Cosa era la fede per Bud Spencer?
“Bud Spencer è stato un uomo libero, curioso e profondo. Ha affermato che, se non le ha proprio studiate, si è interessato alle altre religioni, capendo così ancor di più il valore della sua cattolica cristiana. Era ‘tornato’ a credere (in modo consapevole) tardi, a 27 anni, comprendendo il valore della sua fede in Gesù Cristo e nella Chiesa. Bud, essendo curioso di tutto, voleva approfondire con libertà ogni aspetto della vita: diceva di aver bisogno di credere e della necessità di Dio per vivere con decenza la sua esistenza in attesa della vita vera, quella eterna”.

Quale era la sua filosofia di vita e soprattutto la sua spiritualità?
“La filosofia di vita di Bud Spencer può essere riassunta nel ‘concetto’ di futteténne, forse l’eredità più evidente che si porta dentro della sua napoletanità. Non significa, come egli stesso precisa, disinteressarsi di tutto e tutti in modo superficiale, bensì non dare un peso eccessivo a ciò che ci riguarda, e stemperare con ironia le difficoltà che non si riescono a evitare.

In altre parole, vuol dire vivere con sano ottimismo. Del resto, papa Francesco ha dichiarato: ‘Qual è la sorgente della mia serenità? No, non prendo pastiglie tranquillanti! Gli italiani danno un bel consiglio: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo’. Non è dato sapere se Bud abbia suggerito questo ‘concetto’ (cioè vivere con sano menefreghismo, che è poi il futteténne) al Papa, ma vedo profonde analogie.

Un altro caposaldo della sua filosofia di vita è stato l’assioma ‘mangio ergo sum’, perché, spiegava, a pancia vuota non si ha la forza di perdersi in dilemmi metafisici. Eppure qui non possiamo non notare un’intuizione di fede: per il cristiano è, infatti, impossibile essere davvero tale, senza appunto mangiare il Corpo di Cristo. La spiritualità di Bud Spencer si basava sulla certezza di una vita eterna che ci attende, un giudizio di Dio, un’esistenza spirituale che non ha fine.

Di questo è sicuro e alla domanda ‘credi quindi in una vita dopo la morte?’ del giornalista Lucas Vogelsang, Bud risponde in modo perentorio: ‘Assolutamente sì. C’è’. Ecco il motivo per cui non ha temuto la morte (la sua ultima parola è stata ‘grazie’) e sapeva che con decenza doveva affrontare il giudizio di Dio: ‘Sono sempre più appassionato della vita ogni giorno che passa, ha detto, ma la morte non mi spaventa.

Perché credo che in realtà non si muore, e che la nostra anima sia viva anche dopo aver lasciato la terra. Anzi, sono certo che la vita continua. Intanto affronterò la morte, in ogni caso, con dignità e con la stessa dignità affronterò il giudizio di Dio’ (Spaghetti con Gesù Cristo!, p. 124)”.

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