Don Ruccia racconta Maria Immacolata come donna accogliente

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“La strada che conduce verso il cielo non è fatta di mezze parole o di linguaggi cifrati. Il suo percorso prevede il superamento delle disuguaglianze e delle discriminazioni; prevede un plusvalore di attenzione verso le nuove generazioni che hanno smarrito il senso della disponibilità e del gratuito. Maria è colei che non dimentica mai nessuno e che sa inerpicarsi nei viottoli dimenticati, per cercare chi ha smarrito il sentiero della vita”: così inizia il nuovo libro, ‘Novena a Maria Immacolata, donna accogliente’.

Quindi la Novena dell’Immacolata va vissuta non come una prassi devozionale, ma come uno strumento che permetta a tutti, ragazzi, giovani e adulti, di essere ‘reiventatori’ di evangelizzazione per avere uno sguardo mariano intenso: “Maria, infatti, è l’icona a cui guardare concretamente e fare riferimento. Costruita con la struttura tradizionale: canto, lettura, preghiera e invocazioni, la Novena rammenta ai fedeli il kerygma (l’annuncio) che va portato sulla strada e non va sotterrato”, ha detto don Antonio Ruccia, parroco della chiesa di San Giovanni Battista, direttore della Caritas di Bari-Bitonto e docente di Teologia pastorale alla Pontificia Università Urbaniana e alla Facoltà teologica di Bari.

Quale valore ha oggi la festa di Maria Immacolata?
“La festa dell’Immacolata, innestata nel cammino di Avvento, permette alla comunità ecclesiale di proiettarsi nella ricerca di un incontro tra Dio e l’uomo. Qui risiede la novità strabiliante per l’umanità. Un Dio che si scioglie e chiede scusa e permesso ad un uomo straordinariamente indaffarato nella sua indifferenza di poter scardinare le incrostazioni del suo inutile da farsi e dare certezze di vita grazie ad un suo assenso, come ha fatto Maria, piccola e vergine fanciulla di Nazareth, ancora oggi nella società”.

Perché la Chiesa propone una novena di preparazione alla festa?
“Non si tratta di perpetuare formule efficacissime di evangelizzazione del passato, ma di rivoluzionare la stessa evangelizzazione con schemi che possono offrirci l’opportunità di quell’incontro urgente con presenti ed assenti nella vita ecclesiale. Una novena per assenti: certo! Un’evangelizzazione che è nuova perché cerca e ricerca strumenti di amore. Una novena per comunità parrocchiali, ma anche per chi è ammalato, per chi è solo, per le famiglie ferite nel matrimonio, per i professionisti perennemente in movimento tra treni e aerei, per giovani a volte delusi e a volte incapaci di conferire un senso alla loro esistenza”.

Quale lettura di Maria Immacolata propone il suo libro?
“E’ una lettura nuova della figura di Maria, una proposta che ci può permettere di rileggere il dogma dell’Immacolata Concezione. Maria è colei che traduce l’amore mostrandosi donna dalle regole nuove: quella della misericordia e soprattutto quelle regole che non la ricollocano nelle nicchie delle chiese, anzi le permettono di stare accanto a chi piange per le stragi volute dai potenti e per le logiche cravattare delle grandi multinazionali che speculano sulla vita dei deboli.

Maria è sconcertante e ci propone una Chiesa di/versa. Di lasciare le logiche delle facciate a cui siamo abituati e di indossare gli abiti della semplicità. E’ con lei che dobbiamo andare nelle periferie. E’ soprattutto lei che ci chiede di non continuare ad essere una Chiesa in letargo e ci propone con il suo essere donna e madre di cantare intonatamente il Magnificat a favore dei bambini non nati e dei giovani imbrogliati per un posto di lavoro. Maria è la cirenea che ci vuole al suo fianco ogni giorno. Per tutto questo è Immacolata”.

Anche papa Francesco, nella festività dello scorso anno, ha affidato a Maria i poveri: con quale sguardo le nostre comunità possono rivolgersi a Maria?
“I poveri non sono una ruota di scorta della nostra Chiesa, ma i privilegiati del Regno. Questo spesso lo dimentichiamo. E’ questa la novità del Vangelo e quanto Gesù propone ancora alla Chiesa: non essere una Chiesa in riserva, ma ripartire dalle riserve per essere una comunità. Infatti, Gesù propone di vivere la fede non rimanendo staticamente in riserva come per essere una Chiesa del contagocce che non penetra e non incide, ma resta nel limbo.

Non vuole una Chiesa che decide di non decidere e di non credere mai fino in fondo ma solo di accontentarsi. Gesù propone di essere una comunità viva evidenziando che quanto si è conservato deve essere investito per il futuro.

La Chiesa delle riserve investite è quella che vive l’esperienza della comunità, che propone l’evangelizzazione nelle case e negli ambienti apparentemente non vicini, che preferisce il servizio attivo e il volontariato alla carità spicciola, che la incontri nei giovani dalle braccia aperte e dalle maniche attorcigliate che snobbano il borghesismo dell’agire comune, che usa le strategie dell’amore e della misericordia per aprirsi a chi ha sbagliato, che spende ore di preghiera sapendo che agirà meglio e bene e, soprattutto, di continuare ad accendere di vita il futuro.

E’ proprio a Maria, nostra mamma, che le comunità possono guardare a testa alta, indicandola non come una donna da passerella, né come una donna delle devozioni vivendo un cammino che possa spronare ciascuno a investire, rivestire e rinnovare non solo se stessi, ma il mondo intero”.

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