A Verona il VII Festival della Dottrina Sociale della Chiesa: la fedeltà è cambiamento

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Domenica 26 novembre a Verona si è conclusa la VII edizione del festival della Dottrina Sociale della Chiesa con la celebrazione eucaristica del segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, che nell’omelia ha affermato la necessità del cattolico di essere presente nella società: “Come ha evidenziato papa Francesco nella sua esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’, il credente non può ignorare le ragioni profonde del suo impegno missionario in ogni realtà.

E’ sollecitato a vivere l’amore a 360 gradi, ossia un amore pieno di verità in ogni ambito della sua vita e delle sue relazioni, fino all’attività finanziaria ed economica. L’amore di Cristo va testimoniato con la difesa della vita nascente e della vita che si spegne, va testimoniato con l’inclusione sociale dei poveri, va testimoniato con l’instaurazione di una sana economia mondiale, va testimoniato aiutando le persone che sono chiamate a operare nel sociale e nel politico, a tutti i livelli, a prepararsi al loro compito, rendendosi consapevoli della necessità di incidere sulle loro cause profonde di bene, non dimenticando che tutto deve essere finalizzato al bene comune”.

In tale contesto, secondo il card. Parolin, è necessaria la Dottrina Sociale della Chiesa: “In una società dominata da un individualismo radicale e da una prevalente indifferenza nei confronti dell’altro, come anche da una certa paura del futuro, la Dottrina sociale rende fecondo l’umano. In particolare la dottrina sociale della Chiesa offre l’ideale storico e concreto di una nuova progettualità relativa alla società, all’economia e alla democrazia…

In un contesto di crescente stemperamento di identità, miscelate in maniera indistinta e confusa, in un periodo storico in cui avanzano spinte oligarchiche economiste, diventa urgente la rivalutazione della genialità del cristianesimo”. In mattinata il presidente della Cei il card. Gualtiero Bassetti ha sottolineato il compito dei cattolici nel cambiamento dei ‘processi’:

“Il Festival è stato ricco di riflessioni e suggestioni anche dall’Africa e dall’Asia. Il titolo ‘Fedeltà è cambiamento’ è un forte invito ad accogliere la sfida del cambiamento per rimanere fedeli a Dio e all’Uomo. Accogliere la sfida del cambiamento significa avviare dei processi, come ha detto il Papa, senza preoccuparsi di occupare degli spazi di potere. Il momento è dell’uomo mentre il tempo è di Dio”.

Però, ha avvertito, tali processi devono avere immediato riscontro pratico proprio come la dottrina sociale richiede, riferendosi all’essere lievito nella società: “Si impone l’urgenza di elaborare e applicare nuove pratiche concrete della Dottrina Sociale perché temi come il lavoro e la disoccupazione devono ritrovare centralità nelle riflessioni sociali. Come sosteneva La Pira infatti, i cardini della vita dell’uomo sono il pane e la grazia: occuparsi della disoccupazione vuol dire prendere sul serio il Vangelo”.

Ed a proposito di futuro del Paese e di sviluppo il card. Bassetti ha concluso con un pensiero dedicato ai giovani: “I giovani non devono avere paura, perché la paura soffoca e toglie il futuro, paralizza e toglie la speranza. I giovani vivono le fragilità del tempo. Bisogna quindi dare prospettive concrete, garantire il lavoro. I giovani devono avere coraggio perché solo attraverso l’apertura e il confronto si possono risolvere i problemi.

Non sono una generazione perduta, perché loro hanno la capacità di cambiare le cose. Si devono riempire i vuoti con i valori. Serve un nuovo patto tra generazioni. Gli adulti devono essere dei punti di riferimento per permettere ai giovani di volare. Per questo serve un patto tra la politica, i giovani e gli adulti, consapevoli che fare le cose belle costa, ma che il sacrificio ripaga”.

In apertura del Festival il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internazionalis, ha parlato di cambiamento: “Il cambiamento riguarda anche la Chiesa, il suo è rinnovamento, conversione, non un cambio per cercare di produrre qualcosa che prima non esisteva”.

Questa ‘Chiesa rinnovata’ deve attraversare la ‘porta’: “Attraverso di essa la grazia della fede cristiana, del culto e del servizio si diffondono nel mondo. Ma attraverso la porta il mistero della presenza dello Spirito nel mondo viene portato nella Chiesa, specialmente dai fedeli”. Secondo il presidente di Caritas Internationalis occorre “affrontare la quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dalla presenza ovunque di internet, di sensori più piccoli e più potenti, da intelligenza artificiale e machine learning, mobilitando cuori, pensieri e anime”.

Durante il suo intervento il porporato ha analizzato le ricadute della nuova rivoluzione industriale sul lavoro, sulle aspettative dei consumatori, sui governi, sull’insicurezza, sulle diseguaglianze sociali e sulla comunità: “Gli esperti non parlano di cambiamento ma di rottura…

Occorre risvegliare tre tipi di intelligenza per rispondere a questi cambiamenti: l’intelligenza contestuale, cioè sviluppare la capacità di capire i contesti, agilità intellettuale e sociale per maturare interessi e opinioni; l’intelligenza emozionale, secondo cui mente e cuore devono incontrarsi e non lottare l’una contro l’altra; l’intelligenza ispirata, cioè l’ispirazione nella ricerca dell’anima e dello scopo. L’anima dovrebbe ispirare fiducia per raggiungere obiettivi comuni e non personali”.

Mentre il presidente dell’Azione Cattolica Italiana, Matteo Truffelli, ha raccontato il compito dell’associazione nei 150 anni di vita: “L’associazionismo cattolico ha saputo sviluppare in passato e oggi è chiamato a rinnovare. Nelle diverse fasi della storia, l’Azione Cattolica è stata l’amalgama, cucendo insieme fazioni e generazioni”.

Nel messaggio iniziale papa Francesco ha ribadito la fedeltà della Chiesa all’uomo: “Fedeltà all’uomo significa uscire da sé per incontrare la persona concreta, il suo volto, il suo bisogno di tenerezza e di misericordia, per farla uscire dall’anonimato dalle periferie dell’esistenza.

Fedeltà all’uomo significa aprire gli occhi e il cuore ai poveri, agli ammalati, a coloro che non hanno lavoro, ai tanti feriti dell’indifferenza e di un’economia che scarta e uccide, aprirsi ai profughi in fuga dalla violenza e dalla guerra. Fedeltà all’uomo significa vincere la forza centripeta dei propri interessi, interessi egoistici, e fare spazio alla passione per l’altro, respingere la tentazione della disperazione e tenere viva la fiamma della speranza”.

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