Le diocesi italiane hanno celebrato la Giornata dei Poveri

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La prima giornata dei poveri è stata celebrata in tutte le diocesi italiane con le celebrazioni eucaristiche ed un pranzo sociale con i poveri. A Torino mons. Cesare Nosiglia ha celebrato la giornata alla ‘Piccola Casa della Divina Provvidenza’ del Cottolengo: “La Giornata mondiale dei poveri non è una semplice e passeggera occasione per parlare dei poveri e incontrarli, ma un preciso impegno da assumere in coscienza e nella nostra vita quotidiana, verso coloro che nella società sono meno fortunati e debbono affrontare condizioni di vita difficili e faticose”.

Il vescovo ha rivolto un appello alla città per una comunità più solidale: “Dobbiamo smettere di immaginare e presentare la Chiesa e l’impegno sociale e civile verso i poveri della nostra Città anzitutto come una organizzazione di servizi: la Chiesa e la Città (e dunque ogni fedele e ogni cittadino) sono chiamate a diventare sempre più comunità di fratelli e sorelle, fondate sulla relazione e sulla vicinanza, capaci di farsi interpellare e di accogliere l’altro come ‘uno di casa’.

Le mense, i dormitori, le comunità di accoglienza, i centri di ascolto, le attività di orientamento al lavoro: tutte ottime cose, ma che vengono ‘dopo’. Prima ci sono le persone, che vanno riconosciute nei loro diritti di giustizia e di umanità quali soggetti, come ogni altro fedele e cittadino, e messe in grado di poter contribuire alla vita comune con gli stessi diritti e doveri di ogni altro.

Il primo passo è scendere sulla strada con chi è sulla strada della sofferenza e della emarginazione e anche sul strade della nostra Città, come i senza dimora… Occorre farsi vicini con gesti di amore sincero e non con elemosine che lasciano trasparire la superiorità; aprire anzitutto la propria casa all’altro, prima che incentivare o delegare ad altri il compito…

Ciò che si può fare concretamente (ciò che ciascuno di noi può fare!) è testimoniare la speranza, attraverso l’impegno di ogni fedele e cittadino verso chi necessita di segni concreti di incontro e di accoglienza. Preghiamo il nostro Dio, che si proclama il Dio dei poveri e degli afflitti, ma che ci dice che proprio loro sono beati ai suoi occhi e suoi figli prediletti: ci renda tutti più disponibili a metterci in gioco, uniti e concordi nell’affrontare concretamente e non solo a parole i problemi di questi nostri fratelli e sorelle poveri, come ci hanno insegnato san Giuseppe Benedetto Cottolengo e tanti altri santi e sante del nostro territorio”.

Nella diocesi di Grosseto mons. Rodolfo Ceppaloni nell’omelia ha invitato i fedeli a partecipare alle attività che la Caritas propone: “Quanta paura c’è oggi, ma quanto tutti voi potete testimoniare di come l’avvicinarsi ai poveri fa scoprire l’umanità, fa creare relazioni e perdere le paure su cui c’è sempre, nella storia, chi soffia”.

In questa occasione nelle parrocchie è stato distribuito il documento ‘Amati da Dio, appassionati dell’uomo. Possibili strade per una pastorale dell’accoglienza e dell’inclusione’, elaborato da Caritas attraverso il coinvolgimento di alcune realtà laicali della Diocesi. Inoltre è stato presentato il giornale di strada ‘Scarp de Tenis’, il mensile sorto a Milano nel 1994 da un’idea di Pietro Greppi, un pubblicitario che voleva impiantare a Milano l’esperienza degli street magazine di origine anglosassone.

Il giornale è venduto fuori dalle parrocchie, un fine settimana al mese da una persona in situazione di bisogno, regolarmente contrattualizzata, che trattiene una quota del prezzo di copertina per ogni copia del giornale venduta. Protagonisti del progetto sociale di Scarp de’ tenis sono le persone senza dimora, e altre persone in situazione di disagio personale o che soffrono forme di esclusione sociale.

Il giornale intende da un lato dare loro un’occupazione e integrare il loro reddito, dall’altro accompagnarli nella riconquista dell’autostima (che consente di investire sul proprio futuro) e di un’effettiva dignità da cittadini (aiutandoli anzitutto a ottenere la residenza anagrafica, condizione per fruire di ogni altro diritto di cittadinanza e dei servizi sociali territoriali). Il giornale infatti viene venduto in un fine settimana al mese da una persona in situazione di bisogno, regolarmente contrattualizzato, che trattiene una quota del prezzo di copertina per ogni copia del giornale venduta.

Nella diocesi di Rimini si è svolto un pranzo comunitario, aperto a tutti i cittadini più in difficoltà, dove a servire i commensali, insieme ai volontari, c’è stato anche il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi. Richiamando le parole con cui papa Francesco ha auspicato che “questa nuova Giornata mondiale, diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda”, mons. Lambiasi ha sottolineato che “i poveri non sono un problema ma una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”.

In tale occasione il presidente dell’associazione Papa Giovanni XXIII ha sottolineato la ‘vicinanza’ del papa a don Oreste Benzi: “Sorprende la vicinanza del pensiero del Papa a quella di don Oreste Benzi, il fondatore di Apg23, che nel 2007, poco prima della sua morte, scelse di vivere proprio nella nostra Capanna di Betlemme di Rimini, insieme a persone senza dimora. Nel suo discorso per la giornata dei poveri il Papa ‘invita tutte le persone di ogni religione ad aprirsi alla condivisione con i poveri in ogni forma di solidarietà’.

E’ esattamente la vocazione che ci ha lasciato don Benzi, quella di vivere la nostra vita con i poveri”. La comunità di don Benzi nei giorni scorsi aveva ricevuto la notizia che una parte del ricavato della vendita all’asta della Lamborghini donata al Pontefice pochi giorni fa le sarà donata.

Le persone della Comunità Papa Giovanni XXIII vivono ogni giorno della loro vita con i più poveri ed emarginati, in Italia e in tutto il mondo e garantisce ogni anno 7.500.000 pasti alle persone che accoglie e aiuta. Inoltre, tutto l’anno, anche attraverso la campagna ‘Un Pasto al Giorno’, essa organizza eventi, iniziative e azioni di sensibilizzazione per ribadire che la dignità di un uomo riparte proprio dal riconoscerlo come fratello, dal garantirgli un pasto ma anche integrazione, educazione, lavoro.

Mentre ad Assisi la giornata è stata arricchita dalla testimonianza di suor Elisa Carta, direttore della Caritas diocesana, che ha raccontato la storia di Joy, una giovane mamma che aveva quattro figli e nel suo Paese era maltrattata dal suo compagno: “E’ venuta in Italia per disperazione. E’ scappata lasciando i figli con sua madre. Circa due mesi fa il figlio più piccolo è morto di fame. Joy ha ricevuto la fede del battesimo che l’ha aiutata in questa difficile prova”.

E nella celebrazione eucaristica mons. Domenico Sorrentino ha sottolineato che la giornata celebrata ieri deve essere un esempio per le nostre restanti giornate: “Non un messaggio per gli altri. Nel disegno di Papa Francesco è una giornata che vuole mettere in moto la Chiesa di Dio, perché sia coerente con la sua fede. Il mondo che abbiamo davanti ci interroga fortemente.

Se allarghiamo lo sguardo vediamo che ci sono un’infinità di esseri umani che sono nella sofferenza. La disoccupazione sembra stia aumentando, ci sono bambini che muoiono di fame. La povertà ha tanti volti: povertà economica, della solitudine, delle dipendenze, di una società che non ha più orientamento. Ricordarci dei poveri significa prendere coscienza di ciò che ci circonda”.

Infine a Benevento mons. Felice accrocca ha inaugurato la sala medica per bisognosi ‘San Giovanni di Dio’ presso la Cittadella della carità: “Non si può ‘restare inerti e tanto meno rassegnati’ dinanzi alla povertà che inibisce lo spirito di iniziativa di tanti giovani, impedendo loro di trovare un lavoro; alla povertà che anestetizza il senso di responsabilità inducendo a preferire la delega e la ricerca di favoritismi”.

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