Padre Storgato narra l’attesa del papa in Bangladesh

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“La popolazione è già pronta. Attendevamo da tempo la notizia. Papa Francesco sarà accolto da tutti, non solo dai cristiani, ma anche dai musulmani e dagli indù. Questo perché il Bangladesh possiede un’enorme ricchezza culturale e la nostra presenza è accettata da tutti”: è quanto ha detto ad AsiaNews il card. Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka, commentando la notizia del viaggio pastorale del papa in Bangladesh con lo slogan ‘Harmony and Peace’, dal 30 novembre al 2 dicembre.

Per comprendere meglio il clima di attesa che si sta vivendo abbiamo contattato il saveriano padre Marcello Storgato, che ha trascorso 21 anni nel Paese, dal 1972 al 1993, e da settembre scorso è di nuovo là a Jessore, : “Questa è una terra ricca di culture, fedi ed etnie diverse. La stessa Chiesa cattolica è formata da tante componenti differenti al suo interno. Le comunità cattoliche sono molti vivaci e in crescita, soprattutto tra i fuori-casta, ancora oggi spesso disprezzati da tante persone. E’ una Chiesa povera ma molto coraggiosa attiva nelle missioni e nelle opere sociali ed educative, come le scuole, gli ospedali, le cooperative di sviluppo e di risparmio. Tutto questa fa della comunità cattolica una minoranza molto apprezzata”.

In quale modo si attende il papa?
“Papa Francesco ha l’occasione di vedere, incontrare, parlare a 100.000 cristiani durante la celebrazione della santa Messa alle ore 10 del mattino, nel grande Parco Udyan della città. Sono circa un quinto della popolazione cattolica del Bangladesh. Volti diversi, bengalesi e delle tante etnie che compongono la chiesa; gente che arriva da tutte le otto diocesi, in treno, in pullman, in piccoli gruppi.

Soprattutto gente della capitale Dhaka, dove le distanze e le spese di spostamento sono minori. Anche i ‘poveri’ accorrerebbero volentieri a vedere e ascoltare papa Francesco, ma non possono permettersi di spendere 1.500 take (equivalente di € 15,00). Per dare ad alcuni di loro la possibilità di venire, mi sono permesso di fare una colletta speciale tra parenti e amici in Italia, cui hanno risposto con generosità. Forse, con un ‘blitz’, i ragazzi Tokai, che riciclano le immondizie della grande città, riescono a fare dono al Papa di un paio di scarpe nere, riciclate e garantite…

I poveri realizzano così l’enciclica ‘Laudato Sì’ di papa Francesco. Per il resto, devo dire con dispiacere che papa Francesco non può incontrare, ascoltare, parlare ai poveri del Bangladesh; non li vede nemmeno da lontano, perché è ‘blindato’ da un programma intenso di incontri ufficiali prestabiliti dalla burocrazia della capitale. E i cittadini si indispettiscono per l’ennesima interruzione del traffico”.

Come vivono i cristiani in Bangladesh?
“Sono pochissimi i cristiani in Bangladesh; siamo sull’ordine dello 0,3% di fronte ad una popolazione che negli ultimi trentacinque anni si è raddoppiata. Io ricordo nel ’72, quando arrivai per la prima volta in Bangladesh, si calcolava una popolazione tra i 70/75.000.000. Oggi sono oltre i 140.000.000. I cristiani del Bangladesh provengono da varie origini.

Innanzitutto ci sono i cristiani di estrazione ‘coloniale’, coloro che hanno servito i commercianti portoghesi e inglesi; si distinguono dai loro cognomi: Pereira, Rozario, Gomez, Ribeiro, Costa..; questi vivono in zone specifiche della nazione, sono abbastanza benestanti e generalmente istruiti; da loro proviene molto del clero religioso e locale. Ci sono poi i cristiani, per così dire, di bassa casta e di cultura hindu, concentrati specialmente nella diocesi di Khulna, a sud ovest della nazione, dove lavorano i missionari Saveriani.

Questi sono generalmente poveri e anche disprezzati per i loro lavori umili e temporanei. Infine, c’è una grande varietà di etnie con cultura e lingua propria, condensate soprattutto nella regione collinare del sudest, nelle diocesi di Rajshahi, Dinajpur, Mymensingh e Sylhet. Anche questi sono generalmente poveri e sfruttati.

Fortunatamente i missionari del Pime, della Santa Croce e gli OMI, si sono dedicati strenuamente per la difesa dei loro diritti, perla preservazione della loro cultura e per la loro educazione e istruzione sociale e religiosa. Di tutta questa varietà di volti e di culture papa Francesco non può rendersi conto, permanendo nella capitale dall’arrivo alla partenza”.

Lo slogan del viaggio è ‘Armonia e pace’: qual è l’apporto della chiesa nella vita del Paese?
“La chiesa ‘missionaria’, negli oltre 4 secoli e mezzo di presenza, ha dato un apporto importante alla vita della nazione, in tutti i campi, a cominciare dal pioniere letterato Michael Modhusudon (sec. XIX), dall’influsso biblico – evangelico sul grande Nobel Tagore, i cui inni sono ancor oggi acclamati da tutti, e dal musulmano Nuzrul Islam, cantore della ‘Povertà di Cristo’…

La maggioranza musulmana si ispira principalmente alla pratica ‘sufi’, di tipo tollerante; la minoranza hindu si dedica alle proprie professioni, praticando una fede devozionale. In questo contesto, il cristianesimo (pur non avendo una diffusione di massa) è riuscito a sviluppare una vasta rete scolastica e sanitaria apprezzata da tutti. Così anche l’apporto dato allo sviluppo artigianale e agricolo, attraverso le cooperative di risparmio.

Questo ha favorito l’Armonia e la Pace, che la visita di papa Francesco vuole ulteriormente incrementare, debellando quelle frange estremiste che da alcuni anni si fanno sentire anche in Bangladesh (i vari attentati, conclusi con l’eccidio al Cafè di Gulshan, il 1° luglio 2016). Anche in questa grave tragedia, la comunità cristiana ha saputo reagire con sentimenti umani e cristiani, favorendo il ritorno della Pace e Armonia”.

Quali sono le confessioni religiose che maggiormente abitano il paese?
“La stragrande maggioranza della popolazione è islamica, siamo per lo meno sul 90-92% di popolazione mussulmana. Un musulmanesimo asiatico, non equiparabile all’Islam arabo o mediorientale; un Islam più, diciamo così, dal volto umano, tollerante. Anzi nel 1971, quando è nato il Bangladesh, il fondatore del Bangladesh, Mujibur Rahman, nella Costituzione aveva messo anche il principio del secolarismo, alla base della nazione.

Poi purtroppo questo principio è saltato in una revisione della Costituzione, per rendere il Bangladesh non paese islamico, ma insomma la religione islamica è quella ufficiale e c’è stato un po’ un ritorno ad un Islam più radicato. L’altra componente religiosa della popolazione in Bangladesh sono gli Indù, sono circa il 7-8%, mentre prima del Pakistan, quando il subcontinente indiano era sotto la Compagnia delle Indie e l’impero britannico, in Bangladesh c’erano molti più Indù ed erano anche abbastanza benestanti.

Ma dopo la separazione tra Pakistan e India, gli Indù sono fuggiti in India e molti mussulmani dell’India, specialmente della zona del Bengala o del Bihar o di Orissa, hanno preso occupazione in Bangladesh: così è aumentata di molto la popolazione mussulmana ed è diminuita di molto la popolazione indù. C’è una piccola minoranza buddhista, specialmente nella zona confinante con il Myanmar: hanno istituzioni, soprattutto di carattere educativo e formativo, anche nella capitale ma soprattutto nella zona collinare del sud-est del Bangladesh”.

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