Il papa sottolinea il valore della vita nel settore sanitario

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Fino a sabato 18 novembre nell’aula sinodale della Santa Sede si è svolto il seminario sulla ‘Disparità globali in materia sanitaria’, organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e la Confederazione Internazionale delle Istituzioni Sanitarie Cattoliche. Nell’invio del messaggio al card. Turkson papa Francesco ha sottolineato i progressi ottenuti nel campo sanitario a favore dei poveri:

“La Chiesa suggerisce che l’armonizzazione del diritto alla tutela della salute e del diritto alla giustizia venga assicurata da un’equa distribuzione di strutture sanitarie e di risorse finanziarie, secondo i principi di solidarietà e di sussidiarietà… Apprendo con soddisfazione che la Conferenza ha elaborato un progetto per contribuire ad affrontare concretamente queste sfide: l’istituzione di una piattaforma operativa di condivisione e collaborazione tra le istituzioni sanitarie cattoliche presenti nei diversi contesti geografici e sociali. Volentieri incoraggio gli attori di tale progetto a perseverare nell’impegno, con l’aiuto di Dio”.

Il papa ha spronato i promotori a sensibilizzare anche le istituzioni e l’industria sanitaria, come affermato nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “Vorrei anche soffermarmi su un aspetto imprescindibile, soprattutto per chi serve il Signore dedicandosi alla salute dei fratelli.

Se l’aspetto organizzativo è fondamentale per prestare le cure dovute e offrire la migliore attenzione all’essere umano, è anche necessario che non vengano mai a mancare, negli operatori sanitari, le dimensioni dell’ascolto, dell’accompagnamento e del sostegno alla persona. Gesù, nella parabola del Buon Samaritano, ci offre gli atteggiamenti attraverso cui concretizzare la cura nei riguardi del nostro prossimo segnato dalla sofferenza.

Il Samaritano anzitutto ‘vede’, si accorge e ‘ha compassione’ per l’uomo spogliato e ferito. Non è una compassione sinonimo solo di pena o dispiacere, è qualcosa di più: indica la predisposizione a entrare nel problema, a mettersi nella situazione dell’altro”.

Ed infine si è rivolto anche ad alcuni rappresentanti di alcune ditte farmaceutiche presenti al seminario: “Le strategie sanitarie, volte al perseguimento della giustizia e del bene comune, devono essere economicamente ed eticamente sostenibili. Infatti, mentre devono salvaguardare la sostenibilità sia della ricerca sia dei sistemi sanitari, dovrebbero al contempo rendere disponibili farmaci essenziali in quantità adeguate, in forme farmaceutiche fruibili e di qualità garantita, accompagnati da un’informazione corretta e a costi accessibili ai singoli e alle comunità”.

Anche nel messaggio ai partecipanti al meeting europeo sul ‘fine vita’, organizzato dalla World Medical Association in collaborazione alla Pontificia Accademia per la Vita il papa ha sottolineato il valore fondamentale della medicina: “La medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita.

Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

Poi ha ricordato il discorso di papa Pio XII sul giusto uso dei mezzi terapeutici: “E’ una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. ‘Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire’, come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278). Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere.

Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”.

Richiamando la parabola del buon Samaritano il papa ha sottolineato il significato di ‘prossimità responsabile’: “Nella complessità determinata dall’incidenza di questi diversi fattori sulla pratica clinica, ma anche sulla cultura della medicina in generale, occorre dunque tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano.

Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato. L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia!

E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine”.

Ha chiesto anche una particolare attenzione verso i poveri: “Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete”.

Il messaggio è stato valutato positivamente dall’Associazione ‘Scienza & Vita’, che ha sottolineato il concetto di proporzionalità e di discernimento richiamato dal papa: “Due restano i principali fattori che concorrono al discernimento di ciò che il linguaggio bioetico oggi indica come ‘proporzionalità delle cure’: la valutazione di appropriatezza clinica dell’intervento, che spetta, per ovvie ragioni di competenza professionale, al medico curante; la valutazione personale da parte del paziente sull’effettiva ‘proporzionalità’ di un intervento clinicamente appropriato, nel contesto integrale e attuale della sua condizione di vita”.

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