Un altro Arsenale del Sermig inaugurato dal presidente Mattarella

Giovedì 7 novembre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato all’Eremo di Pecetto l’Arsenale dell’Armonia, sulla collina torinese, la nuova casa del Sermig dedicata a Madre Teresa di Calcutta, che ospita da alcuni mesi bambini con gravi malattie e ragazzi disabili.

Nel giardino della struttura ha piantato un cedro del Libano che fu donato al Sermig dal libanese Frer Nour nel 2006, spiegando: “Nella Bibbia rappresenta il giusto. Un gesto che ci richiama tutti alla responsabilità vicendevole, all’apertura, alla saggezza e alla disponibilità”.

Ernesto Olivero ha spiegato il nome della nuova casa: “L’armonia è dare la possibilità a ognuno di esprimersi, permettere ai bambini di vivere una vita piena, di andare a scuola, giocare e crescere… Io non esisto, ma esistiamo in tanti, c’è il Brasile, la Giordania, amici di tante città diverse che hanno deciso di sognare con noi. Ma ci sono anche le suore di clausura dell’Isola di San Giglio, tra le più importanti per la nostra vita”.

Nell’intervento ‘di poche parole’ il presidente Mattarella ha fatto gli auguri ad Olivero per la nuova realtà: “E’ vero, le idee e i sogni sono più veloci della realtà. Non sarebbero idee né sogni se non lo fossero… E il sogno della contessa Margherita era che qui sorgesse un’attività per i giovani, è passato del tempo ma adesso c’è, si è realizzato, è operante. Per la verità, le idee e i sogni del Sermig sono più veloci…

Tra le varie scritte presenti al Sermig ce n’è una che mi ha sempre colpito, ‘La bontà è disarmante’. Pensare che l’Arsenale che era una fabbrica di armi sia adesso un luogo di solidarietà, di bontà, di accoglienza e di apertura dimostra davvero che la bontà è disarmante. E questo si diffonde, non è un sogno, non è un’idea astratta, ma è concreta realtà, è pratica quotidiana che si diffonde anche qui a Pecetto, in questa casa”. Ha anche ringraziato i bambini per aver cantato ‘bene’ l’inno nazionale.

Ed Ernesto Olivero, stimolato dal Presidente della Repubblica, ha raccontato la storia di Margherita: “Vorrei raccontarvi una storia, la storia del sogno di una persona. Questa volta non è il mio, è il sogno di una donna che si chiamava Margherita. La sua famiglia aveva acquistato questa casa fin dal 1930, lei l’amava e il suo sogno era che diventasse una casa per aiutare e formare i giovani.

Negli anni a seguire luci e ombre si sono susseguite, insieme ad ostacoli e lotte. Ma il bene esiste e resiste nel tempo. Nel 2004, grazie alla generosità del Padri Somaschi che ci hanno donato questa casa, il sogno di Margherita ha incrociato la vita del Sermig. Oggi inauguriamo questa casa con il nome di Arsenale dell’Armonia”.

Eppoi ha spiegato il significato dell’intitolazione: “Nell’armonia si costruisce. Nell’armonia è possibile disarmare noi stessi. Nell’armonia l’incontro tra diversi diventa amicizia. Un mondo nuovo ci sarà quando la politica farà scelte che mettano al centro il servizio. Un mondo nuovo ci sarà quando l’economia metterà al di sopra di tutto la dignità dell’uomo.

Un mondo nuovo ci sarà quando la cultura allargherà la mente e il cuore di tutti. Un mondo nuovo ci sarà quando l’armonia entrerà nelle relazioni e vedremo l’altro come una persona uguale a me. Un mondo nuovo ci sarà quando di armonia in armonia inizieremo ad intravvedere l’infinito e lo faremo entrare negli occhi, nel cuore, nella mente. Nella vita di tutti”.

Ha raccontato come sorgono le ‘opere’ del Sermig: “Nella vita quello che abbiamo fatto l’abbiamo fatto perché ci siamo commossi di fronte alla sofferenza di tanta gente e abbiamo deciso di non arrenderci al male e all’indifferenza. Non abbiamo mai fatto grandi progetti, grandi programmi. Sempre e solo un passo alla volta e così abbiamo capito che le cose cambiano, ora, non domani.

Non facendo polemica o puntando il dito su chi sbaglia ma rimboccandoci le maniche e chiedendoci ‘io cosa posso fare?’. L’abbiamo sperimentato all’Arsenale della Pace di Torino con il campanello che suona in continuazione, ma anche all’Arsenale della Speranza a San Paolo in Brasile e all’Arsenale dell’Incontro a Madaba in Giordania”.

Eppoi sono seguite le testimonianze, come quella di Elisabetta Germak, membro della Fraternità della Speranza: “Ogni giorno cerchiamo di rendere queste mura, che per molto tempo sono state un rudere, un luogo accogliente, come già stiamo facendo da molti anni all’Arsenale della Pace e negli altri Arsenali nel mondo.

Oltre alla trasformazione delle mura abbiamo aperto la porta e il cuore all’accoglienza di famiglie con bambini malati provenienti da paesi diversi e lontani, che nel nostro Paese cercano una speranza di vita nuova”. Infine le testimonianze di chi vive la malattia, come ha raccontato Simona, che viene dalla Romania e le è stata diagnosticata la leucemia a 13 anni:

“Qui ho trovato una grande famiglia che mi ha voluto bene e delle persone con cui condividere le mie esperienze. Ho passato dei momenti difficili ma grazie alla mia famiglia e all’arsenale sono riuscita a riprendere in mano la mia vita e ripartire. Come me tanti altri bambini e ragazzi malati sono stati accolti in Arsenale…

Oggi sono al terzo anno di architettura e svolgo servizio civile volontario al Sermig. Grazie a questo posso approfondire la mia conoscenza dell’Arsenale che sta diventando sempre di più casa e che mi da la possibilità di fare la mia parte per cambiare un po’ il mondo”.

Foto: Sermig

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