Giornata del Ringraziamento: alleanza tra uomo e ambiente

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La terra è ‘una realtà da custodire’; e la Chiesa si attiva richiamando il “forte richiamo dell’enciclica Laudato sì alla cura della casa comune, la sua percezione di un’interdipendenza globale che ‘ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune’, il suo richiamo a ‘programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata’”: è un passaggio del messaggio che la Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, la custodia del creato, ha elaborato in occasione della 67ª Giornata nazionale del ringraziamento che si celebra domenica 12 novembre.

Nel documento i vescovi richiamano le ragioni “della promozione di una rinnovata pratica di coltivazione della terra, declinata nel segno dell’attenzione all’ambiente, intensificando le buone pratiche già in atto in molte realtà dei nostri territori, favorendo forme di produzione a basso impatto, attente alla biodiversità, capaci di privilegiare le produzione autoctone e senza varietà geneticamente modificate. E’ anche un modo di contrastare lo sviluppo di quel mutamento climatico che proprio sull’agricoltura ha alcuni degli impatti più devastanti”.

Infatti l’agricoltura è il settore che in Italia, nel 2016, ha fatto segnare il maggior aumento dei lavoratori con un incremento record del 4,9% annuale. A favorire l’aumento dell’occupazione in agricoltura è il fenomeno del ritorno alla terra di molti giovani. Oggi, quasi un’impresa su dieci condotta da ragazzi, opera in agricoltura, dove sono presenti ben 51.123 aziende guidate da under 35, in crescita del 2016 del 6% rispetto all’anno precedente.

Una presenza che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna con il 70% delle imprese under 35 che opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative. I vescovi invitano a riscoprire la terra come dono:

“Attorno al dono della terra, si intreccia una pluralità di dimensioni: vale la pena di esplicitarle nel loro intreccio, che anche oggi può presentarsi in tutta la sua attualità nella vita di tante famiglie del mondo agricolo. La terra è, in primo luogo realtà affidataci per essere coltivata, in una pratica che genera lavoro, che produce cibo, benessere e sviluppo, contribuendo al contempo a dare significato alle esistenze dei tanti che vi sono coinvolti.

Non è certo casuale che proprio in questi anni il nostro Paese veda una persistente e sempre rinnovata attenzione per la realtà dell’agricoltura, che anche per molti giovani appare come opportunità significativa in cui investire generosamente energie e competenze”.

I vescovi sottolineano la lungimiranza delle imprese agricole italiane, a fronte di un modello di industrializzazione insostenibile dell’agricoltura mondiale, imposto come esito inevitabile della globalizzazione del paradigma tecnocratico: “Diversamente da quel modello, le nostre imprese agricole cercano di riconciliare la famiglia con l’economia di mercato, superando l’incompatibilità con l’ ‘economia dello scarto’ e promuovendo snodi di ‘economia civile’.

Per farlo le nostre famiglie rigenerano una capacità inclusiva del lavoro che ne esemplifica la trasformazione da ‘lavoro come produzione’ a ‘lavoro come servizio’; dove si realizzano beni che non sono solo merci, ma cibo, e contemporaneamente si impiega il tempo anche per la relazione, che in se stessa è cura, nello svolgimento dell’attività produttiva”.

Infatti l’agricoltura sociale comprende una pluralità di esperienze non riconducibili ad un modello unitario accomunate dalla caratteristica di integrare nell’attività agricola attività di carattere sociosanitario, educativo, di formazione e inserimento lavorativo, di ricreazione, diretti in particolare a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. In Italia sono oltre 3.000 le esperienze di agricoltura sociale con oltre 390 cooperative sociali che danno lavoro a 4.000 occupati e sviluppano più di € 200.000.000 di fatturato.

I destinatari delle attività di agricoltura sociale sono nel 50% dei casi persone con disabilità. Inoltre nel messaggio i vescovi hanno sottolineato anche i modelli di un’agricoltura innovativa ed accogliente: “La terra è anche una realtà che sempre più ha a che fare con l’ospitalità e l’accoglienza:

i mercati e le altre iniziative della vendita diretta degli agricoltori italiani sono diventati espressione, nei grandi centri urbani come nei piccoli borghi, della nuova economia capace nel contempo di restituire protagonismo alle imprese agricole, generare occupazione, migliorare la qualità della vita e delle relazioni sociali; anche in quest’ambito molti sono i cambiamenti significativi che si possono rilevare nel modo di fare agricoltura.

Pratiche come quella dell’agricoltura sociale (tra l’altro preziosa occasione di inserimento lavorativo anche per molti immigrati) e dell’agriturismo danno espressione a queste dimensioni della nostra vocazione sulla terra e spesso lo fanno con originali intrecci di modalità inedite e di forme tradizionali”.

Ed hanno invitato a promuovere un turismo sostenibile per lo sviluppo: “Promuovere forme di turismo strettamente collegate alla terra ed al mondo agricolo, infatti, permette positive sinergie tra il lavoro di coltivazione e quello legato all’ospitalità, così come tra questi due e la sostenibilità. Coltura e cultura si intrecciano così in forme spesso innovative (ma anche profondamente legate alla tradizione), generando crescita in umanità e buona occupazione, perché sia possibile continuare ad avere cura della terra di Dio”.

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