Medio Oriente: 800 anni di carità dei francescani

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Si è conclusa con l’incontro tra il ministro generale dei Frati minori, fra’ Michael Perry, e i frati della Custodia di Terra Santa le giornate dedicate alle celebrazioni per gli 800 anni della presenza francescana in Terra Santa. Dopo il saluto iniziale di fra’ Francesco Patton, custode di Terra Santa, che ha ringraziato il ministro generale, ‘centoventesimo successore di san Francesco, per aver voluto essere presente in questo anniversario’, fra’ Michael ha offerto una riflessione sul senso della presenza e della missione francescana.

Nel corso della liturgia erano già stati letti alcuni passi della Regola bollata nei quali è bene espressa l’intuizione di Francesco d’Assisi: quella cioè di ‘andare per il mondo’, testimoniando il Vangelo tra gli uomini camminando insieme a loro da fratelli, come ha spiegato il ministro generale dei Frati minori:

“Un gesto coraggioso in un momento in cui era invece la stabilità ad essere il valore principale, anche nella vita religiosa. Francesco ha voluto per lui e per i primi suoi compagni una vita itinerante, ‘in uscita’. Mi piace richiamare le parole di papa Francesco, che ci invita ad essere ‘Chiesa in uscita’…

Nella Regola non bollata, e poi nella successiva regola approvata dal Papa, Francesco ci invita ad andare tra i saraceni, cioè i non cristiani; tra tutti coloro che non conoscono il Vangelo e non hanno incontrato Cristo. Ci invita a farlo con uno stile ben preciso: senza fare liti o dispute. Annunciando il Vangelo solo quando ‘vedranno che piace al Signore’. Cioè quando si sono create le condizioni adatte”.

Fra’ Perry ha concluso il proprio intervento mettendo in rilievo la missione francescana, che nasce dalla fraternità: “Anche oggi come ieri siamo chiamati ad andare per il mondo senza averi, poveri, da fratelli minori. Ancora oggi siamo invitati ad andare tra i non cristiani e chi non crede. Tra chi vive nelle periferie, siano quelle esistenziali, siano quelle della strada accanto. Tra i poveri e gli emarginati, fedeli alla nostra identità cristiana ma capaci di dialogare con gli uomini di ogni religione e ogni cultura”.

Inoltre durante le celebrazioni un posto particolare è stato riservato all’arte, parte dal ciclo giottesco della basilica assisate. La relazione di fra Eugenio Alliata, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, si è concentrata sui resti dell’antico convento del Sion:

“I Frati minori non hanno mai dimenticato il loro antico convento del Sion, situato accanto al Cenacolo. Qui hanno vissuto per quasi 220 anni, ma da oltre 460 non è più in mano loro. Altre persone o istituzioni ne decidono le sorti secondo la propria convenienza. Ciò nonostante lo stesso convento appare ancora oggi abbastanza ben conservato, soprattutto dopo i lavori condotti dagli israeliani negli ultimi 20 anni”.

Il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha offerto una riflessione sul carisma dell’Ordine e sull’origine della missione francescana: “Il santo serafico uscì dal mondo, lasciandosi rigenerare da Dio nell’incontro col Crocifisso, non vivendo ciò come una fuga, ma come un andare nella profondità dell’esperienza umana, persino quella più estrema rappresentata dalla miseria e dalla malattia del lebbroso o quella apparentemente più lontana come nell’incontro col Sultano in Egitto.

Proprio lo stare ben saldo sulla roccia della fedeltà di Dio lo ha messo nella condizione di mettersi in cammino verso tutto il creato e tutte le creature, in una dinamica di progressiva conformazione a Cristo che lo ha condotto persino a recare impresse nel proprio corpo le stimmate della Passione redentrice”.

Ed ha invitato i francescani a non abbandonare questi luoghi, ma a renderli spazi aperti di cultura: “In questo senso, mentre vi incoraggio a proseguire nella vostra opera culturale, vi chiedo però di pensarla in modo ancora più ampio, nelle scuole che voi gestite e con le comunità cristiane a voi affidate, qui in Terra Santa come in Siria, rendete le persone più consapevoli del passato cristiano che li ha generati.

Bisogna dilatare il cuore e ampliare gli spazi della ragione: in epoca apostolica o patristica non era più facile vivere la fede di oggi, eppure sono cresciuti dei veri e propri giganti che leggiamo anche ora come maestri: tra tutti cito soltanto l’esempio di San Giovanni Damasceno, che vive e scrive già dopo la conquista islamica, eppure la luce dei suoi scritti brilla in modo tanto significativo. Parlate di queste epoche ai vostri fedeli, non per vivere di nostalgia, ma per far crescere la gioia della propria testimonianza cristiana oggi”.

Le celebrazioni sono state arricchite dal messaggio di papa Francesco, che ha elogiato l’impegno dei frati nell’aiuto alle comunità e nell’educazione dei giovani, che sono a rischio di speranza per l’instabilità causata delle guerre nella regione: “Non voglio dimenticare, oltre alla custodia e all’animazione dei Santuari, il vostro impegno al servizio della Comunità ecclesiale locale.

Vi incoraggio a perseverare lieti nel sostenere questi nostri fratelli, soprattutto i più poveri e i più deboli; nell’educazione della gioventù, che spesso rischiano di perdere la speranza in un contesto ancora senza pace; nell’accoglienza degli anziani e nella cura degli infermi, vivendo concretamente nel quotidiano le opere di misericordia”.

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