Papa Francesco ha chiesto di ‘accompagnare alla vita’

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Nella XXIII Assemblea Generale dei Membri della Pontificia Accademia per la Vita, svoltasi nella scorsa settimana sul tema ‘Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica’, il presidente mons. Vincenzo Paglia ha sottolineato il valore della vita davanti alla scienza: “La vita umana non è la consegna di un codice di assemblaggio delle parti organiche, è la trasmissione dell’attitudine ad abitare relazioni personali: con significativi riscontri negli stessi processi biologici e psichici che anticipano la venuta alla luce.

Essa, infine, è insieme intenzionalità d’ amore ed esperienza d’amore… E’ molto importante dialogare con chi ha idee o impostazioni differenti dal mondo cattolico, in modo da affinare la nostra riflessione. Per questo sogno un’Accademia che sia luogo di confronto e di riflessioni innovative che corrano nel solco della verità”.

In questo senso la prof.ssa Chiara Giaccardi, docente di antropologia e sociologia dei media alla Cattolica, ha ribadito: “Generare non è solo biologico, così non basta appropriarsi del processo biologico per generare. Si possono, da sempre mettere al mondo dei figli senza essere veramente genitori, o essere veri padri e madri senza legame di sangue… La tecnica si appropria della forma-funzione, dell’esteriorità, della lettera del processo della gestazione, ma perde lo spirito”.

Proprio per questo nell’udienza papa Francesco ha chiesto di ‘intensificare’ lo studio sulle biotecnologie: “La creatura umana sembra oggi trovarsi in uno speciale passaggio della propria storia che incrocia, in un contesto inedito, le antiche e sempre nuove domande sul senso della vita umana, sulla sua origine e sul suo destino.

Il tratto emblematico di questo passaggio può essere riconosciuto sinteticamente nel rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo, in quanto specie e in quanto individuo, rispetto alla realtà”.

Il papa non ha chiesto di delegittimare il ‘sogno’ individuale ad una vita migliore, ma ha messo in guardia dal “materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto. Purtroppo, uomini, donne e bambini di ogni parte del mondo sperimentano con amarezza e dolore le illusorie promesse di questo materialismo tecnocratico.

Anche perché, in contraddizione con la propaganda di un benessere che si diffonderebbe automaticamente con l’ampliarsi del mercato, si allargano invece i territori della povertà e del conflitto, dello scarto e dell’abbandono, del risentimento e della disperazione. Un autentico progresso scientifico e tecnologico dovrebbe invece ispirare politiche più umane”.

Quindi ha chiesto ai presenti di non abbandonare gli studi intrapresi: “La Chiesa, del resto, ha una vasta tradizione di menti generose e illuminate, che hanno aperto strade per la scienza e la coscienza nella loro epoca. Il mondo ha bisogno di credenti che, con serietà e letizia, siano creativi e propositivi, umili e coraggiosi, risolutamente determinati a ricomporre la frattura tra le generazioni. Questa frattura interrompe la trasmissione della vita.

Della giovinezza si esaltano gli entusiasmanti potenziali: ma chi li guida al compimento dell’età adulta? La condizione adulta è una vita capace di responsabilità e amore, sia verso la generazione futura, sia verso quella passata. La vita dei padri e delle madri in età avanzata si aspetta di essere onorata per quello che ha generosamente dato, non di essere scartata per quello che non ha più”.

Ha chiesto uno studio approfondito della ‘teologia della Creazione’, partendo dalla sua enciclica: “Una teologia della Creazione e della Redenzione che sappia tradursi nelle parole e nei gesti dell’amore per ogni vita e per tutta la vita, appare oggi più che mai necessaria per accompagnare il cammino della Chiesa nel mondo che ora abitiamo.

L’ ‘Enciclica Laudato sì’ è come un manifesto di questa ripresa dello sguardo di Dio e dell’uomo sul mondo, a partire dal grande racconto di rivelazione che ci viene offerto nei primi capitoli del Libro della Genesi. Esso dice che ognuno di noi è una creatura voluta e amata da Dio per sé stessa, non solamente un assemblaggio di cellule ben organizzate e selezionate nel corso dell’evoluzione della vita.

L’intera creazione è come inscritta nello speciale amore di Dio per la creatura umana, che si estende a tutte le generazioni delle madri, dei padri e dei loro figli”.

Quindi il papa ha chiesto una ‘rivoluzione culturale’: “Insomma, è una vera e propria rivoluzione culturale quella che sta all’orizzonte della storia di questo tempo. E la Chiesa, per prima, deve fare la sua parte. In tale prospettiva, si tratta anzitutto di riconoscere onestamente i ritardi e le mancanze.

Le forme di subordinazione che hanno tristemente segnato la storia delle donne vanno definitivamente abbandonate. Un nuovo inizio deve essere scritto nell’ethos dei popoli, e questo può farlo una rinnovata cultura dell’identità e della differenza”.

Ed il papa ha insistito sulla necessità di sconfiggere l’ideologia neutrale: “L’ipotesi recentemente avanzata di riaprire la strada per la dignità della persona neutralizzando radicalmente la differenza sessuale e, quindi, l’intesa dell’uomo e della donna, non è giusta. Invece di contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale, che mortificano la sua irriducibile valenza per la dignità umana, si vuole cancellare di fatto tale differenza, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane.

Ma l’utopia del ‘neutro’ rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita. La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, che la tecnologia biomedica lascia intravvedere come completamente disponibile alla scelta della libertà, mentre non lo è!, rischia così di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza dell’uomo e della donna e la rende creativa e feconda”.

In conclusione del discorso ha chiesto una nuova ‘La passione per l’accompagnamento e la cura della vita’: “Si tratta, anzitutto, di ritrovare sensibilità per le diverse età della vita, in particolare per quelle dei bambini e degli anziani. Tutto ciò che in esse è delicato e fragile, vulnerabile e corruttibile, non è una faccenda che debba riguardare esclusivamente la medicina e il benessere.

Ci sono in gioco parti dell’anima e della sensibilità umana che chiedono di essere ascoltate e riconosciute, custodite e apprezzate, dai singoli come dalla comunità. Una società nella quale tutto questo può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto, è una società che ha già perso il senso della vita. Non lo trasmetterà ai figli piccoli, non lo riconoscerà nei genitori anziani. Ecco perché, quasi senza rendercene conto, ormai edifichiamo città sempre più ostili ai bambini e comunità sempre più inospitali per gli anziani, con muri senza né porte né finestre: dovrebbero proteggere, in realtà soffocano”.

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