Papa Francesco: la misericordia è mezzo di evangelizzazione

“Anno Santo. Non possiamo permetterci che tanto entusiasmo venga diluito o dimenticato. Il Popolo di Dio ha sentito fortemente il dono della misericordia e ha vissuto il Giubileo riscoprendo in particolare il Sacramento della Riconciliazione, come luogo privilegiato per fare esperienza della bontà, della tenerezza di Dio e del suo perdono che non conosce limiti. La Chiesa, ha la grande responsabilità di continuare senza sosta ad essere strumento di misericordia”:

in questo modo papa Francesco ha salutato i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Poi papa Francesco ha collegato la misericordia al tema dell’evangelizzazione, fulcro centrale del Pontificio Consiglio:

“L’annuncio della misericordia, che si rende concreto e visibile nello stile di vita dei credenti, vissuto alla luce delle molteplici opere di misericordia, appartiene intrinsecamente all’impegno di ogni evangelizzatore, che ha scoperto in prima persona la chiamata all’apostolato proprio in forza della misericordia che gli è stata riservata.

Le parole dell’apostolo Paolo non dovrebbero mai essere dimenticate da quanti hanno il compito di annunciare il Vangelo: ‘Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù’. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io”.

Ed ha sottolineato che l’evangelizzazione appartiene al ‘popolo di Dio’, sottolineando due aspetti: “Il primo è l’apporto che i singoli popoli e le rispettive culture offrono al cammino del Popolo di Dio. Da ogni popolo verso cui andiamo emerge una ricchezza che la Chiesa è chiamata a riconoscere e valorizzare per portare a compimento l’unità di ‘tutto il genere umano’ di cui è ‘segno’ e ‘sacramento’…

Sono autentici doni che esprimono la varietà infinita dell’azione creatrice del Padre, e che confluiscono nell’unità della Chiesa per accrescere la necessaria comunione al fine di essere seme di salvezza, preludio di pace universale e luogo concreto di dialogo”.

Il secondo aspetto sottolineato riguarda la consapevolezza della domanda ‘trascendente’: “Questo essere Popolo evangelizzatore fa prendere consapevolezza di una chiamata che trascende ogni singola disponibilità personale, per essere inserita in una ‘complessa trama di relazioni interpersonali’, che permette di sperimentare la profonda unità e umanità della Comunità dei credenti.

E questo vale in modo particolare in un periodo come il nostro in cui si affaccia con forza una cultura nuova, frutto della tecnologia, che, mentre affascina per le conquiste che offre, rende ugualmente evidenti la mancanza di vero rapporto interpersonale e interesse per l’altro”.

Questi due aspetti permette alla Chiesa la valorizzazione del ‘popolo’: “Poche realtà come la Chiesa possono vantare di avere una conoscenza del popolo in grado di valorizzare quel patrimonio culturale, morale e religioso che costituisce l’identità di intere generazioni.

E’ importante, pertanto, che sappiamo penetrare nel cuore della nostra gente, per scoprire quel senso di Dio e del suo amore che offre la fiducia e la speranza di guardare avanti con serenità, nonostante le gravi difficoltà e povertà che si è costretti a vivere per l’ingordigia di pochi.

Se siamo ancora capaci di guardare in profondità, potremmo ritrovare il genuino desiderio di Dio che rende inquieto il cuore di tante persone cadute, loro malgrado, nel baratro dell’indifferenza, che non consente più di gustare la vita e di costruire serenamente il proprio futuro. La gioia dell’evangelizzazione li può raggiungere e restituire loro la forza per la conversione”.

Papa Francesco ha concluso il discorso invitando i presenti a favorire l’impulso evangelizzatore: “Cari fratelli e sorelle, la nuova tappa dell’evangelizzazione che siamo chiamati a percorrere è certamente opera di tutta la Chiesa, popolo in cammino verso Dio Riscoprire questo orizzonte di senso e di concreta prassi pastorale potrà favorire l’impulso per l’evangelizzazione stessa, senza dimenticare il valore sociale che le appartiene per una genuina promozione umana integrale”.

Quindi l’impulso evangelizzatore è il principio secondo cui muove la nuova edizione del ‘Catechismo della Chiesa cattolica’, come ha scritto nella presentazione del testo papa Francesco:

“Il Catechismo della Chiesa Cattolica si presenta come un cammino che attraverso quattro tappe permette di cogliere la dinamica della fede. Si apre con il desiderio di ogni uomo che porta in sé l’anelito verso Dio, e si conclude con la preghiera, come espressione di un incontro dove l’uomo e Dio si guardano, parlano e ascoltano. La vita di grazia, espressa in particolare nei sette sacramenti, e lo stile di vita del credente come una vocazione a vivere secondo lo Spirito, sono le altre due tappe necessarie per comprendere in pienezza l’identità credente come discepolo missionario di Gesù Cristo…

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in questo modo diventa un’ulteriore mediazione attraverso cui promuovere e sostenere le Chiese particolari in tutto il mondo nell’impegno di evangelizzazione come strumento efficace per la formazione soprattutto dei sacerdoti e catechisti. Mi auguro che possa essere conosciuto e utilizzato per valorizzare al meglio il grande patrimonio di fede di questi duemila anni della nostra storia”.

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