‘Amoris Laetitia’ ed il magistero della Chiesa

Una lettera di 25 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a papa Francesco l’11 agosto e resa pubblica il 24 settembre, firmata da 62 sacerdoti e studiosi provenienti da 20 nazioni, tra i quali anche mons. Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità San Pio X, la comunità sacerdotale fondata da mons. Marcel Lefebvre.

La lettera ha un titolo latino: ‘Correctio filialis de haeresibus propagatis’ (Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie). In essa si dichiara che il papa, mediante la sua Esortazione Apostolica ‘Amoris laetitia’ e mediante altre parole, atti e omissioni ad essa collegate, ha sostenuto 7 posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti, e ha causato la diffusione di queste opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica.

In un passo della lettera i firmatari hanno affermato che “di conseguenza, si sono diffusi eresie e altri errori nella Chiesa; mentre alcuni vescovi e cardinali hanno continuato a difendere le verità divinamente rivelate circa il matrimonio, la legge morale e la recezione dei sacramenti, altri hanno negato queste verità e da Vostra Santità non hanno ricevuto un rimprovero ma un favore”.

Ma veramente questa enciclica è fuorviante per la dottrina cattolica e vicina alla dottrina protestante? La stessa ‘sorte’ era capitata a san Giovanni Paolo II, sempre in forma di lettera aperta scritta da mons. Lefebvre, nel novembre 1983: “E’ per questo che, considerando tutti i tentativi che abbiamo fatto in privato da quindici anni e che sono risultati vani, ci vediamo costretti ad intervenire pubblicamente presso Vostra Santità, al fine di denunciare le cause principali di questa drammatica situazione e di supplicarLa di usare il suo potere di Successore di Pietro per ‘confermare i suoi fratelli nella fede’ (cfr. Lc. 22, 32) che ci è stata trasmessa fedelmente dalla Tradizione apostolica.

A questo scopo, ci permettiamo di aggiungere a questa lettera un allegato contenente i principali errori che sono all’origine di questa tragica situazione e che, peraltro, sono già stati condannati dai suoi predecessori… I documenti contenenti questi errori causano un malessere e un disorientamento tanto più profondo in quanto vengono dalla fonte più elevata. I chierici e i fedeli più scossi da questa situazione sono peraltro quelli che sono più legati alla Chiesa, all’autorità del Successore di Pietro, al Magistero tradizionale della Chiesa”.

La lettera inviata a papa Francesco contesta l’enciclica soprattutto sul capitolo dei cristiani divorziati e risposati e sul senso del ‘peccato mortale’, mentre papa Francesco ha invitato alla riflessione sui singoli casi invitando al ‘discernimento pastorale’ nel riconoscere se ci sono azioni concrete che hanno limitato la capacità di decisione di chi ha commesso una colpa grave.

Su tale questione il papa ha ripreso le indicazioni che la Relazione finale del Sinodo sulla famiglia ha dedicato, in modo particolare i punti, 84, 85 e 86, alla questione dei divorziati risposati: “I battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo.

La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, lo Spirito Santo riversa in loro doni e carismi per il bene di tutti.

La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo.

Quest’integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti. Per la comunità cristiana, prendersi cura di queste persone non è un indebolimento della propria fede e della testimonianza circa l’indissolubilità matrimoniale: anzi, la Chiesa esprime proprio in questa cura la sua carità”.

Anche papa san Giovanni Paolo II al n^ 84 dell’esortazione apostolica ‘Familiaris Consortio’ aveva offerto un ‘criterio complessivo’, che rimane la base per la valutazione di queste situazioni: “Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido.

Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido… I pastori e le comunità sono tenuti ad aiutare ‘con sollecita carità’ i fedeli interessati; anche essi infatti appartengono alla Chiesa, hanno il diritto alla cura pastorale e devono poter partecipare alla vita della Chiesa”.

E papa Benedetto XVI nell’omelia durante la celebrazione eucaristica finale dell’incontro mondiale delle famiglie a Milano nel 2013 aveva sottolineato che i divorziati ‘vivono pienamente nella Chiesa’: “Una parola vorrei dedicarla anche ai fedeli che, pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza”.

Quindi papa Francesco ripercorre le linee dei documenti della tradizione della Chiesa, come è stato sottolineato dal n^ 298 nell’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’: “I divorziati che vivono una nuova unione, per esempio, possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale.

Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe”.

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