Mons. Delpini dà speranza ai milanesi

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Domenica 24 settembre, in un clima di festa dei ragazzi degli oratori e dell’Azione Cattolica, sul sagrato della Basilica di Sant’Eustorgio ha preso possesso della diocesi di Milano, mons. Mario Delpini: “Dio che benedice gli inizi, benedice oggi anche il mio, ma più che di me, che sono ormai avanti negli anni, Dio ha bisogno di gente giovane, lieta e che ha il coraggio di guardare al futuro con speranza. Date inizio al futuro, ragazzi di Milano!”.

Ad accogliere mons. Delpini davanti alla Basilica di Sant’Eustorgio, dove i primi cristiani hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo, c’erano i rappresentanti di Milano, quello civile, rappresentato dal sindaco Giuseppe Sala, e quello ecclesiale, nella persona di mons. Carlo Faccendini, Vicario episcopale della città. A loro e a tutti i fedeli raccolti in Basilica l’Arcivescovo ha detto:

“La prima parola del mio ministero è questa: ascoltate le parole di Gesù che dice: ‘Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò’… La vita domanda una risposta: ‘Dove vai quando sei stanco e oppresso?’. Noi che ascoltiamo la parola di Gesù rispondiamo che c’è una voce che chiama e fa della vita una vocazione e una missione, e ci mettiamo in cammino per essere un popolo che cerca pace e verità”.

Nel Pontificale d’ingresso, davanti a 6000 persone, il neo arcivescovo di Milano ha detto di non perdere la speranza: “Non disperate dell’umanità, dei giovani di oggi, della società così come è adesso e del suo futuro: Dio continua ad attrarre con il suo amore e a seminare in ogni uomo e in ogni donna la vocazione ad amare, a partecipare della gloria di Dio.

Ecco, il mio messaggio, il mio invito, la mia proposta, l’annuncio che non posso tacere si riassume in poche parole: la gloria del Signore riempie la terra, Dio ama ciascuno e rende ciascuno capace di amare come Gesù. Vi prego: lasciatevi avvolgere dalla gloria di Dio, lasciatevi amare, lasciatevi trasfigurare dalla gloria di Dio per diventare capaci di amare!”.

Ad accoglierlo erano in tanti, tantochè si è rivolto anche ai non credenti ed ai mussulmani presenti per l’occasione: “Riconosco qui convenuti uomini e donne che pregano Dio secondo la fede islamica e altre tradizioni religiose che vivono qui tra noi e lavorano e sperano il bene, per sé e per le proprie famiglie. Anche a loro mi rivolgo con una parola che è invito, è promessa, è speranza di percorsi condivisi e benedetti da una presenza amica di Dio che rende più fermi i nostri propositi di bene. Saluto anche loro chiamandoli: Fratelli, sorelle!

Riconosco qui convenuti uomini e donne che ignorano o escludono Dio dall’orizzonte del pensiero e delle scelte e della visione del mondo. Sono qui presenti, forse per dovere, forse per curiosità, forse perché apprezzano le opere buone della Chiesa Ambrosiana e dei cattolici milanesi. Anche a loro mi rivolgo con il desiderio di un incontro, con la speranza di una intesa, con l’aspettativa di trovarci insieme in opere di bene per costruire una città dove convivere sia sereno, il futuro sia desiderabile, il pensiero non sia pigro o spaventato. Anche a loro mi rivolgo e li saluto: Fratelli, sorelle!”

Ricordando i vescovi predecessori ha richiamato la profezia di Isaia: “Voglio confermare la profezia stupefatta di Isaia: tutta la terra è piena della sua gloria. La proclamazione può suonare un’espressione di euforia stonata nel nostro contesto contemporaneo incline più al lamento che all’esultanza, che ritiene il malumore e il pessimismo più realistici dell’entusiasmo, che ascolta e diffonde con maggior interesse le brutte notizie e condanna come noiosa retorica il racconto delle opere di Dio e del bene che si compie ogni giorno sulla faccia della terra”.

Ed ha invitato i presenti ad abbandonare lo scetticismo nei confronti della fede: “Ma il pensiero scettico e una specie di insofferenza nei confronti della rivelazione nascono forse da un malinteso. La gloria di Dio non è una sorta di irruzione trionfalistica.

Ma è manifestazione dell’amore, tenacia dell’amore, ostinazione dell’amore di Dio che nel suo Figlio Gesù rivela fin dove giunge la sua intenzione di rendere ogni uomo e ogni donna partecipe della sua vita e della sua gioia. Ecco che cos’è la gloria di Dio: è l’amore che si manifesta. Perciò io sono venuto ad annunciare che la terra è piena della gloria di Dio”.

Eppoi ha affermato di volere continuare il piano pastorale dei suoi predecessori: “Non ho altro programma pastorale che quello di continuare nel solco segnato con tanta intelligenza e fatica da coloro che mi hanno preceduto in questo servizio, con l’intenzione di essere fedele solo al mandato del Signore, in comunione, affettuosa, coraggiosa, grata, con il santo Padre, Papa Francesco che mi ha chiamato a questo compito e che ispira il mio ministero.

Non ho altro desiderio che di incoraggiare il cammino intrapreso da coloro che mi hanno preceduto, in particolare possiamo fare memoria della responsabilità missionaria che ha caratterizzato il magistero dei Vescovi degli ultimi decenni, proprio a sessant’anni dalla conclusione della Missione di Milano indetta e vissuta da Giovanni Battista Montini nel 1957”.

Infine ha invitato tutti ad ‘alzare la testa’ ed a riconciliarsi con Dio: “La gloria di Dio è l’amore che si rivela e che rende possibile l’impresa inaudita, la trasfigurazione impensata, l’evento sorprendente. La gloria di Dio conduce là dove nessuno avrebbe potuto pensare di arrivare, là dove nessuna audacia di pensiero umano ha potuto spingere lo sguardo. Infatti la gloria di Dio è l’amore che rende addirittura capaci di amare!”.

E dal pulpito è giunto l’invito a ‘lasciarsi amare da Dio’: “Non parlate troppo male dell’uomo, di nessun figlio d’uomo: la gloria di Dio avvolge la vita di ciascuno e lo rende capace di amare. Non disprezzate troppo voi stessi: Dio vi rende capaci di amare, di vivere all’altezza della dignità di figli di Dio, vivi della vita di Dio. La gloria del Signore vi avvolge di luce.

Non disperate dell’umanità, dei giovani di oggi, della società così come è adesso e del suo futuro: Dio continua ad attrarre con il suo amore e a seminare in ogni uomo e in ogni donna la vocazione ad amare, a partecipare della gloria di Dio”.

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