Madeleine Delbrêl e la missione della chiesa

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Madeleine nasce nel 1904 a Mussidan, nella Francia centro–occidentale, in una famiglia borghese e poco praticante. È figlia unica. Suo padre, impiegato nelle ferrovie, si trasferisce spesso da una città all’altra; perciò Madeleine non può seguire un corso di studi regolarmente. Dopo la fanciullezza, abbandona la pratica religiosa tanto che nel 1919 dichiara di essere completamente atea.

A 17 anni scrive: ‘Dio è morto… Viva la morte’. Si prefigge l’obiettivo di ‘smascherare l’assurdo’ della fede consolatrice. Nessuna sapienza umana è in grado di soddisfare i suoi tragici e forti ‘perché’: perché il dolore, la malattia, la guerra, la vecchiaia, la morte? In lei convivono, contemporaneamente, lucida disperazione e amore alla vita.

A 18 anni s’innamora di Jean Maydieu, un giovane serio, pieno di interessi, intellettualmente e politicamente impegnato, dotato di una profonda vita spirituale che, d’improvviso, decide di farsi frate domenicano. Inizia per lei un periodo fortemente travagliato, a causa anche della separazione dei suoi genitori, che porterà Madeleine a scrivere una raccolta di poesie che nel 1926 vincerà il premio ‘Sully-Proudhomme’.

Nel 1924, a 20 anni, si converte anche grazie all’incontro con un grande prete, l’abbé Jacques Lorenzo. Sarà lui, infatti, a riavvicinarla al mistero di Gesù e a trasmettergli la passione per il Vangelo e il gusto per la preghiera. Madeleine racconta: “Triste, angosciata, inquieta… decisi di pregare… Non potevo più lasciare Dio nell’assurdo”.

“A vent’anni fui letteralmente abbagliata da Dio; ciò che avevo trovato in Lui non l’avevo trovato in nient’altro”. “È padre Lorenzo che, per me, ha fatto esplodere il Vangelo… Esso è diventato non soltanto il libro del Signore vivente, ma il libro del Signore da vivere”.

Nella conversione la scoperta per lei più significativa sta in un Dio che non nega la vita. Pensa a una vita nel Carmelo, ma vi rinuncia per poter assistere i genitori malati. Decide che il mondo sarà il suo ‘Carmelo’. Con una ventina di ragazze scout forma un gruppo detto ‘Carità’. Il suo obiettivo è “calare i consigli evangelici nella vita laica, votarsi cioè alle beatitudini in un dono totale di sé, non per vivere tagliata fuori dal mondo, ma nel mondo”.

Madeleine, grazie anche al suo lavoro di assistente sociale, incarnerà una chiesa di frontiera. Dal suo vissuto personale di laica consacrata nel 1943 scaturirà uno dei suoi testi più noti e letti, ‘Missionari senza battello’. Quest’opera è una lunga meditazione sulla vita missionaria del cristiano.

Dopo aver confrontato la situazione del missionario vestito di bianco che, nel deserto geografico, ‘dalla sua duna di sabbia vede la distesa delle terre non battezzate’ con quella di chi missionario, ‘in tailleur o in impermeabile’, si muove tra quella folla cittadina in cui così pochi pregano, Madeleine afferma che “sì, noi abbiamo i nostri deserti… e lì ci conduce l’amore”.

Il compito del ‘missionario senza battello’ è di essere nel mondo per fermentarlo dall’interno, per costituire il tramite vivo attraverso il quale l’amore di Dio può raggiungere ogni uomo, in gesti semplici e quotidiani. Per la Delbrêl occorre pensare alla missione cristiana con più elasticità rispetto alle forme e alle istituzioni ecclesiali del tempo.

Si devono immaginare nuove modalità di vita comunitaria e religiosa. Anticipa di vari anni, con la sua testimonianza, la creazione degli ‘istituti secolari’ e forme di vita comune tra cristiani laici. Muore improvvisamente nel 1964, anno in cui si stavo svolgendo il Concilio Vaticano II.
(segue)

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