Nella festa di san Gennaro il card. Sepe ha chiesto di aprire il cuore

Nella mattina di martedì 19 settembre nella Chiesa cattedrale di Napoli san Gennaro ha compiuto il suo miracolo: il sangue è stato trovato già liquefatto all’apertura della cassaforte da parte del card. Crescenzio Sepe. L’ampolla è stata quindi portata in processione all’altare maggiore e i festeggiamenti per il santo sono proseguiti con la solenne celebrazione eucaristica.

Al grido ‘Verranno tempi migliori’, la folla assiepata nella cattedrale ha accolto la notizia che il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro era avvenuto. Nell’omelia il card. Sepe ha ricordato i deceduti nel terremoto di Ischia, la famiglia spezzata nella solfatara di Pozzuoli e le vittime degli incendi estivi:

“Facciamo sentire tutti, come ci insegna il sangue del nostro Patrono, il calore della nostra vicinanza, della nostra solidarietà, della nostra umanità. Sono tutti egualmente pellegrini da avvicinare, da accompagnare, da aiutare anche solo con l’ascolto, con una carezza, con un sorriso, con un abbraccio”.

Ha anche salutato le delegazioni provenienti da New York e dalla Svezia, arrivate a Napoli per onorare il Santo “perché avvertiamo il bisogno di ringraziare il Signore per aver voluto anche quest’anno mostrare la sua benevolenza permettendo che il sangue del nostro Patrono si sciogliesse nella ricorrenza del suo martirio avvenuto, secondo la tradizione, il 19 settembre 305 presso l’attuale Solfatara di Pozzuoli che purtroppo, proprio in questi giorni, è stata teatro di una drammatica vicenda che ha distrutto quasi un’intera famiglia di turisti.

La prodigiosa liquefazione del sangue di Gennaro è un evento di natura esclusivamente religiosa che va letta e vissuta con fede viva e sincera. Ogni altra interpretazione, che volesse prescindere da questa dimensione religiosa, sarebbe riduttiva e fuorviante anche se sono sempre possibili, come è avvenuto nel passato, approfondimenti e dibattiti riguardanti alcuni aspetti del fenomeno, quali quello scientifico, sociologico, artistico…”.

Inoltre ha affermato che occorre superare pregiudizi anticristiani “per vivere un momento di fede, fatto anche di qualche legittimo dubbio, ma sempre aperto alla luce del vero e del bello. E’ questa l’occasione anche per fermare la nostra attenzione sul cammino da compiere dopo la cosiddetta ‘pausa’ estiva. E’ momento di preghiera per riflettere e vivere la nostra condizione di cittadini e fedeli di San Gennaro”.

Quindi ha ricordato il ‘triste’ periodo estivo, localmente e globalmente: “Sono stati eventi drammatici che non ci hanno lasciato in pace, così come gli inquietanti lampi di guerra che, in varie parti del mondo, continuano a minacciare la pace da più fronti quali, ad esempio, le assurde manifestazioni di forza e di potenza nucleare, il terrorismo irrazionale, che continua a insanguinare le nostre città togliendo la vita a persone innocenti.

Ma sono, comunque, contro la pace anche le sopraffazioni, le ingiustizie, la povertà diffusa, lo scandalo dell’accumulo di risorse che trova alimento non soltanto nell’egoismo dei singoli ma nelle forme raffinate e subdole di una finanza di rapina. Sono tante le micce accese sulla via e sui territori della pace, che non rendono tranquillo il nostro vivere”.

Davanti a tali calamità il popolo napoletano ha fatto sempre ricorso al suo santo patrono, chiedendo protezione e salvezza: “San Gennaro, come testimonia la stessa forma di devozione, forte e ‘carnale’ nelle sue espressioni, non ha mai voltato le spalle alla sua città e alla sua gente”.

Il vescovo ha ancora una volta invitato i fedeli a domandare al patrono l’aiuto a riscoprire il dono della pace: “La pace non è un miracolo, non è una condizione che nasce al momento, come può essere invece una tregua. Essa va perseguita e costruita; certo può ‘cadere dal cielo’, ma per mettere radici, per attecchire e dar frutto è necessario che sia fertile il terreno che l’accoglie. E quel terreno non è altro che il nostro cuore.

Il cuore di ognuno di noi. La pace, a differenza della guerra, non ha il plurale. E’ un nome invariabile, unico, ossia é assoluto e definitivo. Un punto di arrivo che si può raggiungere da molte strade, ma la più importante è quella della responsabilità individuale. Dobbiamo essere consapevoli che se la pace è un bene di tutti, essa richiede anche il contributo di tutti, il cuore e la volontà di ognuno di noi”.

Infatti la pace, secondo il cardinale, non esclude nessuno: “In realtà, la pace coinvolge tutto e tutti: essa può crescere e formarsi sulle nostre parole, depurate da offese e malanimo verso gli altri, aperte alla cordialità; può consolidarsi attraverso una più consapevole disponibilità al bene comune che, a sua volta, espande a raggiera i suoi benefici sulla collettività.

Dobbiamo guardare con occhi di pace e quindi senza escludere alcuno dal nostro sguardo, che deve essere più attento innanzitutto a chi è nel bisogno. Anche qui a Napoli, nella cura agli ‘ultimi della fila’, ai nostri fratelli poveri, senza distinzione di nazionalità o di religione e di colore della pelle, si riflette il nostro reale desiderio di pace”.

Ha impegnato la città ad essere protagonista attiva nella sfida a creare opportunità di sviluppo per tutti: “E’ arrivato anche per Napoli il momento di pensare a che cosa ognuno di noi può fare per gli altri e per la città, prima ancora di chiedere che cosa la città può fare per noi.

Non si tratta di decretare l’inadeguatezza o l’indolenza o l’inefficienza di alcuno, bensì di venire loro incontro in modo diverso, facendo emergere le rispettive responsabilità per realizzare il bene comune, lo sviluppo e la civile convivenza. Anche per la pace, che è il più essenziale dei bisogni e il più alto dei valori per ogni comunità, è giunto il momento di mettere in campo, come elemento risolutivo, il nostro contributo personale.

Il nostro compito è ora quello di frantumare il peso delle tante ingiustizie che gravano, come minaccia incombente, sul nostro futuro. Ma dobbiamo anche tenere ben presente che la pace nasce nei cuori e deve permeare i rapporti con il prossimo”.

Inoltre presentando la lettera pastorale, imperniata sulla misericordia, ha invitato tutti ad ‘aprire i cuori’: “Nel nome di San Gennaro e nello spirito della sua testimonianza e del suo martirio, apriamo le porte del nostro cuore. Riscopriamo la nostra antica vocazione all’accoglienza, all’ospitalità, alla cordialità dei rapporti.

Usciamo dall’indifferenza e dall’egoismo e rivolgiamo la nostra attenzione al rifugiato, all’immigrato, allo straniero, al diverso, ma anche al barbone che incontriamo all’angolo delle strade e, perché no, al vicino di casa che si nasconde per vergogna, per mancanza di lavoro, per solitudine. Facciamo sentire a tutti, come ci insegna il sangue del nostro Patrono, il calore della nostra vicinanza, della nostra solidarietà, della nostra umanità. Sono tutti egualmente pellegrini da avvicinare, da accompagnare, da aiutare anche solo con l’ascolto, con una carezza, con un sorriso, con un abbraccio”.

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