A Bologna il patriarca Bartolomeo chiede un’alleanza per il creato

In occasione della festa dell’Esaltazione della Croce il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I è stato ospite della città di Bologna, dove ha ricevuto l’edizione critica del Concilio di Creta, il primo panortodosso dopo dodici secoli, che Fondazione di Scienze Religiose ha pubblicato nella serie delle edizioni dei grandi concili che ha promosso e che prosegue da oltre 15 anni (sono usciti 8 tomi e ne mancano ancora quattro): questa serie è edita nella serie del ‘Corpus Christianorum’ dell’editore Brepols, la collana fondata da un quasi un secolo e che accoglie le grandi opere della patristica greca e latina.

Nel corso della cerimonia è stata consegnata la ‘copia pilota’ di una ricerca sull’inedito accordo di intercomunione fra chiesa cattolica e chiesa ortodossa rimasto inoperante nel 1970, che sarà donato anche a papa Francesco nel corso della sua visita del 1° ottobre.

Nella sua relazione Bartolomeo ha citato l’enciclica ‘Laudato Sì’: “Salvaguardare l’ambiente significa salvaguardare la vita. Il preservare la natura e il servizio del prossimo sono inseparabili. Vi è un profondo legame tra la giustizia ambientale e la giustizia sociale. L’abominio dell’egoismo umano nei confronti della creazione ha portato alle più grandi crisi umanitarie, dove i poveri sono diventati più poveri a scapito di una piccola élite mondiale.

La Chiesa ortodossa, con le iniziative del patriarcato ecumenico fin dal 1989, ha cercato di comprendere la dimensione spirituale della crisi ecologica, individuando il legame teologico tra la natura delle cose e la loro appartenenza a Dio”. Poi ha sottolineato il contributo che la Chiesa ortodossa offre al mondo per la salvaguardia del creato:

“Di conseguenza il concilio ha opportunamente affermato che la crisi ecologica, essendo collegata ai cambiamenti climatici e al riscaldamento del pianeta, rende imperativo il dovere della Chiesa di contribuire, attraverso i mezzi spirituali a sua disposizione, a proteggere la creazione di Dio dalle conseguenze dell’avidità umana. L’avidità per soddisfare i bisogni materiali porta a un impoverimento spirituale dell’essere umano e alla distruzione dell’ambiente.

Non dobbiamo dimenticare che le risorse naturali della terra non sono proprietà dell’uomo, ma del Creatore. Pertanto, la Chiesa ortodossa pone l’accento sulla salvaguardia del creato di Dio attraverso la cultura della responsabilità dell’uomo davanti al nostro ambiente dato da Dio e attraverso la promozione delle virtù della frugalità e della moderazione.

Siamo costretti a rammentare che non solo le generazioni attuali ma anche quelle future hanno il diritto di godere dei beni naturali, donati a noi dal Creatore”. Di seguito il patriarca ortodosso ha sottolineato che le fedi possono essere un alleato per cambiare ‘mentalità’:

“Il mondo della fede può essere veramente un potente alleato negli sforzi per affrontare tutte le crisi che attanagliano le nostre società: la giustizia ambientale, la giustizia sociale, il combattere fondamentalismo e razzismo, la capacità di accoglienza cosciente e sostenibile, la salvaguardia della cultura e delle tradizioni, il valore della biodiversità e della salvaguardia biologica”.

Ed ha sottolineato che la rottura del rapporto tra l’uomo e la creazione è una ‘perversione dell’uso autentico della creazione di Dio’: “L’approccio al problema ecologico, sulla base dei principi della tradizione cristiana, richiede non solo il ravvedimento per il peccato dello sfruttamento delle risorse naturali del pianeta, vale a dire, un cambiamento radicale di mentalità e di comportamento, ma anche un ascetismo, come antidoto al consumismo, alla divinizzazione dei bisogni e all’atteggiamento di possesso.

Presuppone anche la nostra più grande responsabilità per tramandare alle future generazioni un ambiente naturale vivibile e il suo uso conforme alla volontà divina e benedizione”.

Dopo l’incontro accademico il patriarca di Costantinopoli ha celebrato nella chiesa ortodossa di san Demetrio i vespri per la festa della Esaltazione della Santa Croce, che “è l’onore dei cristiani, è la benedizione, la forza, il sostegno. Ogni preghiera e ogni funzione inizia con il segno della croce, tutto è benedetto col segno della croce, tutto è protetto col segno della croce.

Non dobbiamo allontanarci da essa, non dobbiamo vergognarci di essa, perché il Signore della vita è passato attraverso la croce per portarci tutti alla vita in Lui… La sua croce salva ogni popolo, ogni nazione, ogni uomo e ogni donna che a Lui aprono il proprio cuore, che in Lui pongono la propria fiducia e si lasciano accarezzare dal soffio dello Spirito di Dio. Non dobbiamo mai scoraggiarci neppure di fronte alle più dure avversità: non ne abbiamo il diritto”.

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