Le Acli chiedono lavoro per i giovani

Sabato 16 settembre si è chiuso a Napoli il 50° Incontro nazionale di studi delle Acli, sul tema del lavoro ‘Valore Lavoro. L’umanità del lavoro nell’economia dei robot’. Nella sua relazione conclusiva, il presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini, ha lanciato un appello al governo per rilanciare il lavoro soprattutto in ambito giovanile, a partire dalla formazione delle loro competenze, chiedendo che ‘nella seconda fase di attuazione nazionale del programma europeo Garanzia Giovani, siano privilegiate azioni integrate di formazione e lavoro a partire dall’istituzione di un social bonus rafforzato per la promozione del lavoro giovanile’.

Nell’intervento conclusivo Roberto Rossini ha sottolineato la necessità di un nuovo piano nazionale sul lavoro: “Non abbiamo in mano alcuna ricetta definitiva. Non si può creare lavoro ‘per decreto’, perché lo Stato non può essere l’azienda principale e perché un’incontrollata crescita del debito pubblico grava sulle spalle dei cittadini di oggi e di domani, soprattutto dei più deboli. Un’economia nuova richiede un approccio nuovo, prodotti e servizi nuovi.

La prima condizione è migliorare la qualità del sistema-Paese, perché siamo un Paese che non funziona bene in modo omogeneo. La seconda condizione è essere convinti che la politica industriale sia ancora decisiva. La terza condizione sta nel trovare investimenti. Non è solo una questione di investimenti pubblici, c’è anche una questione di investimenti privati: occorre convincere i «nostri» industriali a rischiare sul futuro”.

Quindi il presidente delle Acli ha invitato a ‘generare economia’ attraverso le startup: “Un’economia nuova richiede un approccio nuovo, prodotti e servizi nuovi. Le startup dei giovani sono una condizione necessaria. Per fare una startup innovativa occorre innovare nel prodotto o nella tecnologia. Vi sono startup innovative che si trasformano in pie illusioni e altre in storie di successo.

La differenza non sta solo nell’intuizione, ma nell’organizzazione dei fattori produttivi, in un favorevole sistema fiscale e creditizio, in una rete di scambio, una sorta di ‘aggregatore di competenze’ dove far incontrare le abilità e le conoscenze: luoghi dove sviluppare una sana cultura del come si fanno le cose che si intuiscono: incubatori.

In Italia già esiste un progetto per le startup, occorre rafforzarlo, perché è uno dei vettori del lo sviluppo. In Italia le startup innovative sono poche, piccole e concentrate nelle aree metropolitane. Ci vuole qualcosa di più, qualche soldo di più. Generare significa anche incentivare la mobilità ascendente”.

Secondo il presidente delle Acli in Italia è abbandonata la formazione scolastica che introduce nel mondo del lavoro: “Nella storia industriale italiana il ruolo degli istituti tecnici e dei centri di formazione professionale è stato decisivo per lo sviluppo. In futuro questa funzione sarà ancor più strategica. Per questo occorre dotare il Paese di un sistema di scuole tecniche: di un’infrastruttura formativa vera e propria.

Secondo alcuni dati almeno 9.000.000 lavoratori potrebbero essere sostituiti dalle macchine nei prossimi 7-10 anni e almeno altri 3 sono a rischio. Bisogna puntare sulla formazione alle nuove tecnologie: reti iperconnesse, social media, cybersecurity, device e linguaggi che aprono a nuove forme di automazione relazionale. Serve garantire una formazione per tutta la vita.

A cominciare dai giovani tra i 14 e i 25 anni: il canale liceale seguito dall’università non può essere l’unico percorso. Per questo l’obbligo fino ai 18 anni non deve essere scolastico, ma formativo”.

Infatti la sfida posta da Industria 4.0 si gioca sul terreno delle competenze, della loro centralità rispetto alle mutevoli esigenze del tessuto produttivo, la risposta non può che partire dal rafforzamento e ampliamento dell’offerta formativa nel suo complesso.

Per questo, le Acli hanno presentato un piano strategico articolato in sei punti: investire nella formazione professionale; consolidare e diffondere l’infrastruttura formativa; innovare le qualifiche e i diplomi; sviluppare il sistema terziario professionalizzante (Its); investire in un sistema accogliente di formazione professionale; riconoscere il valore sociale della maternità e del lavoro di cura.

Per realizzare questo ‘piano strategico’ il presidente delle Acli ha invitato i tesserati ad essere nei crocevia per animare i territori: “Possiamo creare le condizioni perché i nostri figli abitino un Paese più vivace e più sicuro: non possiamo lasciar così questo tempo. Ormai da qualche anno alcune realtà acliste hanno prodotto esperienze e laboratori interessanti con i giovani in tema di lavoro. L’abbiamo censiti da Bergamo a Catania. Ma c’è molto di più.

A Cagliari, alle Settimane Sociali, saranno presentate oltre quattrocento buone prassi raccolte su tutto il territorio nazionale. Le selezioneremo per voi e le illustreremo a modo nostro. Le proporremo assieme agli amici di Next e del Progetto Policoro. Se possiamo giocarci un futuro, qualche risorsa, allora lo potremo fare per la generazione che sarà. Per questo abbiamo condiviso l’ipotesi di destinare una buona parte del 5×1000 a chi proporrà attività qualificanti in tema di giovani e lavoro.

In quest’ambito proponiamo (anche semplicemente) di realizzare luoghi aperti per i giovani, open space dove potersi trovare a studiare e leggere. Luoghi di silenzio e di proposta. Alcuni dirigenti aclisti avvieranno una sperimentazione che ci auguriamo possa trovare anche altri coraggiosi”.

Ed ha esortato la politica a ‘tracciare’ una strada da seguire: “Il Paese è quello che è, con le sue periferie e i suoi centri di potere: ma cosa può essere? La seduzione del consenso non è sbagliata in sé, così come non lo è la ricerca d’identità: ma l’identità non coincide col maggior consenso e il maggior consenso non coincide col bene comune. Noi vogliamo solo una sana e consapevole politica!

Non ci interessa se ha la P maiuscola o minuscola: vogliamo solo che ci si assuma la responsabilità di governare per condurci al bene comune. Con passione, ma non sollecitando le passioni più deteriori, la rabbia, la repulsione. Ogni educazione politica è anche una educazione sentimentale: la politica abbia allora un sentimento adeguato al desiderio di crescere”.

Il presidente Rossini ha concluso l’incontro affermando che “l’incontro di studi colloca le idee nella realtà, per costruire progetti nei luoghi di vita. L’idea sulla quale tornare è il lavoro. Abbiamo una fedeltà al lavoratore, alla persona, ma qualche idea ce la siamo fatta anche sul lavoro. Per noi il lavoro richiama lo sviluppo sociale, non è solo occupazione. Per noi il lavoro è senso in sé. Connettere il lavoro allo sviluppo di una persona, di una collettività significa leggere il lavoro in una ottica politica”.

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