La fame nel mondo è in aumento

fame in Africa

La fame nel mondo torna a crescere e colpisce 815.000.000 persone, l’11% della popolazione mondiale, secondo il rapporto ‘The State of Food Security and Nutrition in the World 2017’ a cura dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), del Fondo internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef), del Programma alimentare mondiale (Wfp) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

Il rapporto è la prima valutazione globale dell’Onu sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale. I conflitti, a causa del cambiamento climatico, sono tra i fattori chiave dietro il riacutizzarsi della fame e di molte forme di malnutrizione che riguardano milioni di bimbi.

Infatti circa 155.000.000 bambini sotto i 5 anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52.000 soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Inoltre circa 41.000.000 bambini sono invece in sovrappeso. La situazione è in particolare drammatica in Paesi come il Sud Sudan; è molto difficile in Nigeria, in Somalia e nello Yemen.

Nel rapporto è emerso che le persone che soffrono la fame nel mondo sono così distribuite: 520.000.000 in Asia; 243.000.000 in Africa e 42.000.000 in America Latina e Caraibi. Però le cause dell’aumento della fame sono dovute anche da fenomeni naturali ed economici, come è stato individuato dall’ONU: gli effetti di El Niño e La Niña, che sono fenomeni climatici ciclici non correlati con le emissioni antropiche ed il rallentamento economico in alcuni Paesi dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia occidentale:

“… benché sia impossibile stabilire una relazione causale, non si può escludere che fenomeni climatici come la maggior frequenza di eventi estremi possano essere la causa di una riduzione della disponibilità di cibo per persona”.

Dopo la presentazione del rapporto l’ong Oxfam ha denunciato il “vergognoso fallimento dei leader e delle istituzioni internazionali. Il terreno che avevamo faticosamente conquistato in anni di lotta alla fame si può perdere facilmente: oggi ne abbiamo la prova. Centinaia di milioni di persone al mondo soffrono la fame, mentre una manciata di multimiliardari continuano ad accumulare più ricchezza di tutti noi messi insieme…

La fame non è frutto di una mancanza di cibo: ne produciamo abbastanza per sfamare il mondo. Dobbiamo trovare soluzioni reali e definitive alle cause strutturali dell’insicurezza alimentare. Ciò significa fare pressione per la risoluzione pacifica dei conflitti, tagliare drasticamente le emissioni di CO2 e aiutare le comunità ad adattarsi a un clima che cambia. Significa anche investire nelle donne, che più degli uomini corrono il rischio di cadere nella morsa della fame”.

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