A Milano mons. Delpini e mons. Scola ringraziano la città

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Sabato 9 settembre mons. Mario Enrico Delpini, accolto dall’applauso dei moltissimi fedeli presenti, ha celebrato la messa come arcivescovo della diocesi di Milano e domenica mattino ha presieduto alla sua prima celebrazione in tale veste nel duomo: “Ho bisogno di tutte gli uomini e le donne che abitano in Diocesi, da qualunque parte del mondo provengano, qualunque lingua parlino per aiutare la Chiesa ambrosiana a essere creativa e ospitale, più povera e semplice, per essere più libera e lieta”.

Nell’omelia per la professione religiosa dei voti perpetui di due giovani, suor Anna e suor Giusy, l’arcivescovo ha detto che non basta andare da viandanti senza una meta precisa: “Non basta andare fino al Golgota, viandanti! Non basta raccogliere l’esempio di una bontà che non si lascia stancare della cattiveria umana, basta riconoscere che un uomo giusto, un altro, fra mille e mille, è stato ingiustamente messo a morte. Non basta l’esempio, non basta lo sdegno…

Non basta andare fino alle scritture, viandanti! Non basta applicare la mente alle pagine sante per trarne la sapienza antica, luminosa di nuova luce, non basta l’esercizio della meditazione e la pratica dell’ascolto che si lascia istruire e accendere di ardore. Le parole di Mosè e di tutti i profeti suggeriscono pensieri, sentimenti, visioni promettenti della storia, ma non bastano a portare a compimento la salvezza”.

Occorre andare, come ha fatto Gesù con i discepoli di Emmaus, fino allo ‘spezzare del pane’: “Ecco fin dove si deve andare, fino allo spezzare del pane! Fino al sacramento che rende accessibile la comunione con il risorto, che rende possibile dimorare nel Signore non per un ricordo affettuoso, non per un pensiero coerente, non per un sentimento intenso, ma per l’opera di Dio che rende partecipi della stessa vita del Figlio”.

Lo ‘spezzare del pane’ per le consacrate è una scelta concreta: “Ecco fin dove si deve arrivare, fino allo spezzare del pane che celebra la presenza reale del sacrificio che salva e che chiama alla comunione fino al sacrificio. La consacrazione definitiva con i voti solenni è il compimento del percorso della fede in una storia concreta: le sorelle che emettono i voti sono una parola e una testimonianza per tutta la comunità per rispondere alla domanda: fin dove, viandanti?…

Si deve andare fino allo spezzare del pane, cioè alla grazia che fa della Pasqua di Gesù la presenza che salva e della fede in lui l’appartenenza che segna tutta la vita”.

Ed alla conclusione del Rito mons. Delpini si è rivolto alle consacrate con un po’ di ironia quasi per schernirsi: “Mi scuso se oggi vi ho rubato la scena, ma è il giorno in cui, per la bontà di papa Francesco e la gentile e sempre fraterna mediazione di mons. De Scalzi, ho assunto l’incarico di arcivescovo di Milano, quindi sono diventato un poco un personaggio.

Non mi ero mai accorto che i giornalisti, i fotografi, i cineoperatori fossero così appassionati di Pontificali solenni e di Celebrazioni, ma questo mi dà l’occasione per dire che una delle premure pastorali più importanti è che si viva la giovinezza non come un parcheggio, ma come un cammino verso una scelta definitiva. Questo è un momento in cui celebrare tale orientamento e il desiderio di tutta la Chiesa”.

E nella solennità della nascita della beata Vergine Maria il card. Angelo Scola, celebrando la messa di commiato al popolo milanese, nell’omelia aveva ringraziato la Chiesa ambrosiana: “Dico grazie alla Chiesa ambrosiana che mi ha generato alla fede e di cui sono diventato Pastore”. Ha ricordato la ricchezza spirituale di tale diocesi: “La Chiesa milanese, al di là di tutte le rilevazioni statistiche, è ancora, nelle sue radici, una Chiesa di popolo.

Questa mia convinzione ha preso forma con crescente lucidità, soprattutto a partire dalle assemblee ecclesiali della Visita pastorale feriale. Certo non è più un albero rigoglioso di foglie e di frutti, e tuttavia le sue radici sono ben vive. E finché le radici sono vitali, l’albero può tornare florido”.

Dopo la chiesa di Milano il card. Scola ha ringraziato la città: “Il secondo contenuto con cui voglio tessere il mio grazie riguarda Milano. Ho avuto la fortuna di vivere il mio ministero in un momento in cui, al di là delle contraddizioni, dei conflitti e dei problemi che ancora attanagliano la nostra metropoli, ho potuto vedere non pochi elementi di risveglio.

Non posso enumerarli in dettaglio, ma mi è impossibile tacere della Milano che mantiene la sua grande capacità di accoglienza, al di là di comprensibili sacche di paura si apre sempre più a chi è vittima delle diverse forme di esclusione, ha sviluppato il gusto del paragone e del confronto tra quanti praticano diverse visioni del mondo. Fenomeni questi tanto più imponenti se si considera il processo di mescolamento in atto, in modo massiccio, anche sul nostro territorio”.

Ed ha sollecitato i milanesi a non ‘perdere l’anima’: “Ma non sempre sappiamo vedere l’enorme potenziale di speranza e di costruzione di vita buona, cioè bella vera e giusta, che tale memoria contiene. Di conseguenza spesso non riusciamo a farlo scoprire ai giovani. L’anima è ciò che dà vita. E’ la sostanza di ogni realtà e la conduce alla pienezza di senso, facendola fiorire”.

Alcuni giorni dopo, martedì 12, imponendo quale delegato pontificio il pallio sulle spalle del suo successore alla guida della diocesi ambrosiana, mons. Mario Enrico Delpini, il card. Angelo Scola ha detto che il vescovo deve donare alla città disponibilità e dono della vita: “Sono queste due componenti che l’arcivescovo Mario assume su di sè che lo accompagneranno lungo tutto il suo percorso e che domandano a noi e, soprattutto, a voi come collaboratori più diretti, responsabilità, corresponsabilità, fraternità e obbedienza”.

E mons. Delpini ha espresso gratitudine al card. Scola: “Sento una grande gratitudine per questo segno che mi è stato imposto per onorare la mia persona, la Chiesa e il compito che io devo svolgere in questa Chiesa di Milano. La mia gratitudine è molto personale e intensa per papa Francesco, ma oggi voglio dire un grazie particolare al cardinale Angelo Scola, non solo per essere qui ora, ma anche per tutto il cammino percorso insieme.

Gli sono molto grato perché in questi anni, chiamandomi a collaborare con lui così strettamente, mi ha dato fiducia, mi ha aiutato a discernere in alcune situazioni delicate, mi ha sempre incoraggiato, mi ha concesso di condividere con lui le preoccupazioni, le gratificazioni, le cose belle che la Chiesa di Milano ha vissuto in questi anni. Anche in questo passaggio il cardinale Scola mi è stato di grande incoraggiamento, mi ha aiutato e mi ha consigliato”.

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