Mons. Zuppi: il card. Caffarra e l’amore per l’Eucarestia

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Sabato 9 settembre l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, ha celebrato le esequie del card. Carlo Caffarra, arcivescovo emerito della città, deceduto mercoledì 6 settembre, all’età di 79 anni. Sacerdote dal 1961 e specializzato in Diritto Canonico, ha insegnato presso l’Università Cattolica di Milano divenendo amico di Don Giussani.

Successivamente il futuro porporato diventa esperto di temi etici, quali procreazione, vita, famiglia e matrimonio. Nel 1981, è stato presidente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia. Papa Giovanni Paolo II nel 1995 lo nomina Arcivescovo di Ferrara-Comacchio ed a fine 2003 lo nomina arcivescovo di Bologna, succedendo al card. Giacomo Biffi. Papa Benedetto XVI lo crea cardinale nel suo primo concistoro del marzo 2006 assegnandogli il titolo presbiterale di san Giovanni Battista dei Fiorentini.

Nell’omelia mons. Zuppi ha ricordato la sua figura attraverso due sue preghiere del 2015. La prima a Maria Immacolata recita così: “O Santa Madre di Dio, ho sentito il calore di una tua carezza quando ho considerato che questo gesto di devozione, compiuto col popolo bolognese, pone il sigillo finale al mio servizio episcopale.

Quale grande dono mi hai fatto! Potermi ritirare nel silenzio e nella preghiera dopo che con questo popolo, che ho amato e continuerò ad amare per sempre, ho potuto dirti: ‘rivolgi a questa città il tuo sguardo pietoso, e mostra ad essa il tuo Figlio Gesù’. Ma ora, o Madre Santa, vogliamo raccomandarti il nuovo pastore, il nostro Arcivescovo Matteo.

Prendilo sotto la tua protezione; difendilo da ogni pericolo; sostienilo col tuo amore materno. Ed infine, non posso terminare questa pubblica preghiera, in un momento per me tanto solenne, senza raccomandarti ancora una volta i ‘tre grandi amori’ del mio episcopato: i sacerdoti, le famiglie, i giovani”.

La seconda è rivolta alla Madonna di san Luca, raccomandandosi a Lei: “Consentimi ora anche di raccomandarti la mia povera persona. Sta per iniziare l’ultimo capitolo della mia vita. Breve o lungo è mistero della divina provvidenza. Guidami in questi anni perché incontri il volto festivo del tuo Figlio: Lui che ho desiderato, Lui che ho amato. Così sia”.

Partendo dalle preghiere mons. Zuppi ha sottolineato il legame del card. Caffarra con l’Eucarestia: “L’ha celebrata sempre con devozione intensa, quasi estraniandosi fisicamente per immergersi nella grandezza dell’orizzonte salvifico, con un trasporto personale di abbandono, di ascolto, di intimità con Colui che è stato il centro di tutta la sua vita.

Il cardinale ha amato e servito l’unità della Chiesa, con intelligenza e fermezza e allo stesso tempo con tanta delicatezza e profonda vicinanza umana ad ogni persona, con ironia sempre colta e misurata. Tutti lo ricordiamo come un uomo affettuoso, sensibile, sincero, come mi disse parlando di lui papa Francesco, con i tratti della timidezza.

In tempi di narcisismo protagonista e di esibizione di sé la riservatezza del Cardinale è una ricchezza che aiuta a andare oltre le apparenze e a cercare la profondità interiore in ogni incontro e nel sensibilissimo relazionarsi degli uomini”.

Il vescovo di Bologna ha sottolineato il suo amore per la città e la chiesa: “Ho voluto riprendere queste due invocazioni del card. Carlo Caffara perché mi sembra testimonino con chiarezza i sentimenti che hanno sempre orientato la sua vita e la sua vocazione, i suoi ‘tre grandi amori’, sacerdoti, famiglie, giovani, motivi di studio intelligente e di appassionato servizio alla Chiesa.

Salutando Bologna, il giorno del suo ingresso in Diocesi, la descrisse come ‘la città più bella del mondo’. Ha amato Bologna, con passione e dedizione, direi fino allo sfinimento, durante gli anni del suo servizio episcopale. Con il suo carattere discreto e sensibile mi ha manifestato dall’inizio e, fino all’ultimo, profondo affetto e incoraggiamento, delicato rispetto e accoglienza sincera. Ci siamo incontrati con continuità, parlando anche della sue preoccupazioni, fino a sabato scorso, quando tra l’altro abbiamo lungamente preparato la ormai prossima visita di papa Francesco.

Mi manifestò la sua gioia per potere concelebrare con il pontefice, ricordando l’incontro avuto pochi mesi prima, a Carpi, nel quale il papa lo aveva abbracciato con evidente amicizia. Gli avevo raccontato di come, in occasione della mia recente udienza, il papa, rispondendo ai suoi saluti che gli avevo trasmesso, aveva detto con commozione, quasi con solennità: ‘Io voglio molto bene al Cardinale Caffarra. Diglielo’… Mi aveva detto più volte che da lì pregava continuamente per la città tutta. Sono certo che dal cielo continuerà a intercedere perché la Chiesa testimoni tutto il Vangelo di Cristo e distribuisca il Pane buono del suo amore a quanti lo attendono”.

Quindi ha ricordato il suo impegno per la famiglia: “Grazie per l’insegnamento e per l’Istituto Giovanni Paolo II, per la difesa della famiglia, per i tanti contributi mai scontati, sempre capaci di interrogare la coscienza perché frutto di ricerca vigile e inquieta. Grazie perché maestro che non legava gli allievi a sé o alle proprie idee, ma come ‘padre nel cuore’ li aiutava a guardare insieme ad una Verità più grande, da amare, ricercare e onorare senza calcoli umani, compiacenze, false indulgenze o riserve. Grazie per la cristallina chiarezza con la quale conduceva le sue lezioni, insegnando sempre che tutto ha origine nell’incontro con Cristo”.

Fino all’ultimo è stato sempre disponibile ad andare in tutte le città,dove lo hanno chiamato, per raccontare l’amore della Chiesa per la famiglia, come è avvenuto a Correggio nel febbraio scorso, citando l’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia: “L’Esortazione Apostolica Amoris laetitia dice: ‘credere che siamo buoni solo perché proviamo dei sentimenti è un tremendo inganno’.

La soggettività umana (la capacità di capire, di volere, di compiere scelte, l’esperienza del dovere morale nella sua regale maestà, l‘integrazione delle varie dimensioni di cui siamo fatti – è stata ridotta all’emotività): ‘mi sento; non mi sento di…’. Si rompe il matrimonio perché non si sente più amore. Ben a ragione, il Santo Padre Francesco dice che a queste persone ripetere semplicemente la dottrina e/o leggi morali, è inefficace.

E’ necessario, come dice Gesù a Nicodemo, rinascere. La Chiesa ha già affrontato questo problema: far rinascere una persona umana. Fu quando il Vangelo si scontrò col paganesimo greco-romano. Ha risolto il problema inventando il catecumenato. Oggi, come ha detto papa Francesco recentemente, inaugurando l’anno giudiziale della Rota, è necessario un ‘catecumenato al matrimonio’”.

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