Papa Francesco di nuovo a Roma

Share on Facebook21Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn2Email this to someone

L’aereo di ritorno del Viaggio Apostolico in Colombia è atterrato all’aeroporto di Roma-Ciampino lunedì 11 settembre e subito dopo il papa si è recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore per ringraziare la Madonna della Salus Populi Romani del felice esito del suo ventesimo viaggio apostolico. Durante il viaggio di ritorno papa Francesco ha inviato telegrammi ai Capi di Stato dei rispettivi Paesi sorvolati.

Al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, papa Francesco ha scritto riguardo al suo viaggio: “In Colombia ho ammirato la fede e il desiderio di crescita spirituale e sociale” ed augura alla nazione italiana “serenità e prosperità”. Dall’altra parte, il presidente Sergio Mattarella ha scritto: “Confido che il significato pastorale e i risvolti politici della Sua visita possano rappresentare un forte incoraggiamento non solo per la Chiesa e la Nazione colombiana, che l’hanno accolta con tanto calore, ma per l’intera regione e per tutti i paesi oggi impegnati in percorsi di dialogo e riconciliazione”.

Come consuetudine, durante il viaggio di ritorno papa Francesco ha incontrato i giornalisti, che lo hanno accompagnato, rispondendo sulla politica internazionale, soprattutto sulla situazione delle Americhe. Però il primo pensiero del papa è stato riservato al popolo colombiano:

“Sono rimasto commosso della gioia, della tenerezza della gioventù, della nobiltà del popolo colombiano. Un popolo nobile che non ha paura a esprimersi come sente, a sentire e far vedere quello che sente. Così l’ho percepito io. E’ la terza volta che io ricordo, un vescovo diceva una quarta volta… Ringrazio la testimonianza di gioia, speranza, pazienza nella sofferenza di questo popolo. Mi ha fatto tanto bene”.

Inoltre ha rivolto un pensiero al processo di pace avviato: “C’è qualcos’altro che ho percepito. Il desiderio di andare avanti in questo processo va oltre i negoziati che stanno facendo o dovrebbero essere fatti. E’ un desiderio spontaneo e c’è la forza della gente. Ho speranza in questo. La gente vuole respirare, ma dobbiamo pregare e soprattutto comprendere quanto dolore ci sia dentro tante persone”.

Prendendo spunto dagli uragani che hanno investito l’America i giornalisti gli hanno domandato sui cambiamenti climatici: “Vedete gli effetti del cambiamento climatico, e gli scienziati chiaramente indicano la via da seguire e tutti abbiamo una responsabilità. Una responsabilità morale. Dobbiamo prendere la cosa sul serio. Non c’è da scherzare.

Direi che ciascuno ha la propria responsabilità morale, in primo luogo. In secondo luogo, se uno è dubbioso e pensa che questo non sia vero, chieda agli scienziati. Sono molto chiari. Non sono opinioni. Sono molto chiari, e poi decidi, e la storia giudicherà le decisioni”.

Rispondendo alla domanda circa la decisione del presidente Trump di abolire il programma ‘dreamers’ (decreto del presidente Obama sull’immigrazione) il papa ha affermato: “Ho sentito parlare del presidente degli Stati Uniti come uomo pro vita. Se è un uomo buono capirà che la famiglia è la culla della vita e ne deve difendere l’unità. Ecco perché mi interessa studiare bene la legge…

Quando i giovani si sentono, parlo in generale, sfruttati, alla fine, si sentono senza speranza. E chi la ruba? La droga, le altre dipendenze, il suicidio, che avviene quando vengono staccati dalle radici. E’ molto importante il rapporto con le radici, i giovani sradicati oggi chiedono aiuto, vogliono ritrovare le radici, per questo insisto tanto sul dialogo tra giovani e anziani, perché lì ci sono le radici, per evitare i conflitti con le radici più prossime dei genitori. Qualsiasi cosa che vada contro le radici ruba la speranza. Comunque sulla legge non voglio esprimermi perché non la ho letta, e non mi piace parlare di quello che non ho studiato bene”.

Eppoi riguardo al tema delle migrazioni il papa ha portato esempi di integrazione: “Ho visto esempi in Italia di integrazione bellissima. Sono andato all’Università Roma Tre, mi hanno fatto domande quattro studenti. Una, era l’ultima, la guardavo: ma questa faccia la conosco. Era una che meno di un anno prima è venuta da Lesbo con me in aereo, ha imparato la lingua, studiava biologia nella sua patria, ha fatto l’equiparazione (equipollenza), e ora continua. Questo si chiama integrare.

In un altro volo, tornavamo dalla Svezia, ho parlato della politica di integrazione di quel Paese come un modello. Ma anche la Svezia ha detto con prudenza: il numero è questo, più non posso, perché c’è pericolo di un eccesso. Terzo: c’è un problema umanitario… E c’è un’ultima cosa che voglio dire e che vale soprattutto per l’Africa. C’è nell’inconscio collettivo nostro un motto, un principio: l’Africa va sfruttata.

Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio di sfruttamento, umano in quel caso. Un capo di governo su questo ha detto una bella verità: quelli che fuggono dalla guerra è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì perché crescano. Ma nell’inconscio collettivo c’è che ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere”.

Infine ha risposto alla domanda sulla crisi venezuelana: “Penso che la Santa Sede abbia parlato forte e chiaro. Molte volte ho parlato della situazione sempre alla ricerca di un’uscita, aiutando, offrendo aiuto per partire. Sembra che la cosa sia molto difficile, e il problema umanitario è quello più doloroso, tante persone che scappano o soffrono … dobbiamo aiutare a risolverlo comunque”. Ed ha chiesto ai giornalisti di pregare per quel popolo: “Vi chiedo una preghiera anche per il Venezuela perché si possa fare il dialogo e perché il Paese ritrovi una bella stabilità con il dialogo con tutti”.

89.31.72.207