Il papa affida la Colombia a san Pietro Claver ed alla Madonna di Chiquinquirá

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“La carità aiuta a comprendere la verità e la verità esige gesti di carità”: con questo tweet papa Francesco ha aperto l’ultima giornata della visita pastorale in Colombia, apertasi con la benedizione a Cartagena, dove ha benedetto la prima pietra della casa per i senza tetto dell’opera ‘Talitha Kum’, che è una Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la tratta delle persone, nata nel 2009 da un progetto dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG).

Durante la benedizione il papa ha recitato la preghiera di affidamento della casa a Dio: “Benedetto sii Tu, o Signore, Dio della misericordia, che in tuo Figlio ci hai dato un esempio ammirevole di carità e per mezzo di Lui ci hai vivamente raccomandato il mandato dell’amore; degnati di ricolmare con le tue benedizioni questi tuoi servitori, che desiderano dedicarsi generosamente all’aiuto dei fratelli; fa’ in modo che, nel bisogno immediato, possano servirti fedelmente e pienamente nella persona del loro prossimo”.

Al suo arrivo il papa è stato accolto da 300 giovani, che hanno eseguito una coreografia ispirata ai temi della dignità della persona e del valore del radicamento nella cultura locale. E la sera precedente, come consuetudine in questo viaggio, il papa si era fermato a parlare con alcuni fedeli, che lo aspettavano davanti alla Nunziatura Apostolica, soffermandosi sul valore del nome dato a ciascuno:

“Gesù ha dato un nome ad ognuno di noi e ci ha messo su una strada, una strada di consacrazione: nella vita della famiglia e nella famiglia consacrata… Ma nessuno possiede la sicurezza della perseveranza in quel nome, bisogna chiederla. E Lui la dà, perché ci vuole molto bene, e vuole che rimaniamo, però bisogna mendicarla. Non dimenticatelo. Se volete trionfare nella vita come vuole Gesù, mendicate, perché il protagonista della storia è il mendicante, il protagonista della storia della salvezza è il mendicante, quello che ognuno di noi porta dentro di sé. Grazie per questo! E che questa testimonianza che date possiate portarla avanti e che porti molto frutto”.

Prima della recita dell’Angelus, fedele al significato del nome, papa Francesco ha visitato la casa di Lorenza Perez, una signora di 77 anni, che vive in un quartiere popolare della città e per tutta la vita ha preparato cibo in una mensa comunitaria. Poi si è trasferito in papamobile alla Casa Santuario di san Pietro Claver, che dedicò la vita a difendere le vittime della tratta degli schiavi, incontrando circa 300 afroamericani assistiti dai gesuiti.

In questo santuario il papa ha raccontato il santo come “austero e caritatevole fino all’eroismo, dopo aver confortato la solitudine di centinaia di migliaia di persone, trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita malato e nella sua cella, in uno spaventoso stato di abbandono, è così che il mondo paga, ma Dio lo ha pagato diversamente”, perché aveva accusato il ricco commercio degli schiavi.

Così nell’Angelus ha invitato i fedeli, sempre numerosissimi, a contemplare la Madonna di Chiquinquirá: “Come sapete, per un lungo periodo di tempo questa immagine è stata abbandonata, ha perso il colore ed era rotta e bucata. Era trattata come un pezzo di sacco vecchio, usata senza alcun rispetto finché finì tra le cose scartate.

Fu allora che una donna semplice, che secondo la tradizione si chiamava María Ramos, la prima devota della Vergine di Chiquinquirá, vide in quella tela qualcosa di diverso. Ebbe il coraggio e la fede di collocare quell’immagine rovinata e corrosa in un luogo a parte, restituendole la sua dignità perduta. Seppe trovare e onorare Maria, che portava il Figlio tra le braccia, proprio in quell’oggetto che per gli altri era spregevole e inutile”.

La sua devozione divenne un esempio per il popolo: “In tal modo, si fece paradigma di tutti coloro che, in vari modi, cercano di recuperare la dignità del fratello caduto per il dolore delle ferite della vita, di quelli che non si rassegnano e lavorano per costruire loro un’abitazione dignitosa, per assisterli nei bisogni impellenti e, soprattutto, pregano con perseveranza perché possano recuperare lo splendore di figli di Dio che è stato loro strappato”. Poi ha ricordato il linguaggio della misericordia usato da san Pietro Claver:

“Effettivamente, san Pietro Claver ha testimoniato in modo formidabile la responsabilità e l’attenzione che ognuno di noi deve avere per i suoi fratelli. Questo santo è stato, dagli altri, accusato ingiustamente di essere indiscreto nel suo zelo e ha dovuto affrontare dure critiche e una persistente opposizione da parte di quanti temevano che il suo ministero minacciasse il ricco commercio degli schiavi”.

Ed ha ricordato che ancora oggi è fiorente il mercato dello schiavismo, invitando tutti a lottare per la dignità della persona: “Ancora oggi, in Colombia e nel mondo, milioni di persone sono vendute come schiavi, oppure vanno mendicando un po’ di umanità, un momento di tenerezza, prendono la via del mare o si mettono in cammino perché hanno perso tutto, a cominciare dalla loro dignità e dai loro diritti.

María de Chiquinquirá e Pietro Claver ci invitano a lavorare per la dignità di tutti i nostri fratelli, specialmente per i poveri e gli scartati dalla società, per quelli che sono abbandonati, per gli emigranti, per quelli che subiscono la violenza e la tratta. Tutti costoro hanno la loro dignità e sono immagine viva di Dio. Tutti siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, e tutti la Vergine ci tiene tra le braccia come figli amati”.

L’ultimo atto di papa Francesco, prima del rientro a Roma, è stata la celebrazione eucaristica davanti a moltissimi fedeli festanti, incentrata sulla riconciliazione: “In questi giorni ho sentito tante testimonianze di persone che sono andate incontro a coloro che avevano fatto loro del male.

Ferite terribili che ho potuto contemplare nei loro stessi corpi; perdite irreparabili che ancora fanno piangere, e tuttavia queste persone sono andate, hanno fatto il primo passo su una strada diversa da quelle già percorse. Perché la Colombia da decenni sta cercando la pace e, come insegna Gesù, non è stato sufficiente che due parti si avvicinassero, dialogassero; c’è stato bisogno che si inserissero molti altri attori in questo dialogo riparatore dei peccati”.

Quindi ha invitato i colombiani a fare ‘il primo passo’: “Noi possiamo dare un grande contributo a questo nuovo passo che la Colombia vuole fare. Gesù ci indica che questo cammino di reinserimento nella comunità comincia con un dialogo a due. Nulla potrà sostituire questo incontro riparatore; nessun processo collettivo ci dispensa della sfida di incontrarci, di spiegarci, di perdonare.

Le ferite profonde della storia esigono necessariamente istanze dove si faccia giustizia, dove sia possibile alle vittime conoscere la verità, il danno sia debitamente riparato e si agisca con chiarezza per evitare che si ripetano tali crimini. Ma tutto ciò ci lascia ancora sulla soglia delle esigenze cristiane. A noi è richiesto di generare ‘a partire dal basso’ un cambiamento culturale: alla cultura della morte, della violenza, rispondiamo con la cultura della vita, dell’incontro”.

Infine ha spiegato in cosa consiste il ‘primo passo’: “Se la Colombia vuole una pace stabile e duratura, deve fare urgentemente un passo in questa direzione, che è quella del bene comune, dell’equità, della giustizia, del rispetto della natura umana e delle sue esigenze. Solo se aiutiamo a sciogliere i nodi della violenza, districheremo la complessa matassa degli scontri:

ci è chiesto di far il passo dell’incontro con i fratelli, avendo il coraggio di una correzione che non vuole espellere ma integrare; ci è chiesto di essere, con carità, fermi in ciò che non è negoziabile; in definitiva, l’esigenza è costruire la pace, ‘parlando non con la lingua ma con le mani e le opere’, e alzare insieme gli occhi al cielo: Lui è capace di sciogliere quello che a noi appare impossibile, Lui ha promesso di accompagnarci sino alla fine dei tempi, Lui non lascerà sterile uno sforzo così grande”.

Ed ha richiamato le parole pronunciate dall scrittore Gabriel Garcia Marquez: “Questo disastro culturale non si rimedia né col piombo né coi soldi, ma con una educazione alla pace, costruita con amore sulle macerie di un paese infiammato dove ci alziamo presto per continuare ad ammazzarci a vicenda”.

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