Dalla Corea del Sud un appello alla pace

Dopo gli appelli da tutto il mondo sembra che la tensione tra Usa e Corea del Nord resti soltanto a livello verbale, anche se l’escalation ha toccato punti possibili di non ritorno. Nei giorni scorsi mons. Silvano Maria Tomasi, già osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio Onu di Ginevra aveva esortato a non abbandonare la via del dialogo:

“Come cristiani dobbiamo camminare sulla via della pace e rafforzare l’educazione e la cultura pubblica sul fatto che dalla minaccia nucleare ci si difende solo eliminando completamente gli armamenti atomici”. Infatti soprattutto le Chiese coreane stanno esortando i fedeli a pregare per la pace, come è accaduto domenica 13 agosto nella giornata di preghiera per la pace e la riunificazione della penisola coreana, promossa dal World Council of Churches (Wcc) e a cui aderiscono la Comunione mondiale delle Chiese riformate e l’Alleanza evangelica mondiale.

Sulla questione coreana si è registrata anche una dichiarazione del segretario generale del World Council of Churches, Olav Fykse Tveit, il quale ha ritenuto ‘urgente’ che “i rischi del conflitto siano ridotti, non aumentati”. Il segretario generale del WCC ha richiamato la comunità internazionale affinché segua con attenzione l’evolversi della crisi.

Un appello alla pace è stato diffuso anche dalla Conferenza episcopale coreana, che in un messaggio “denuncia decisamente tutte le provocazioni imprudenti della Corea del Nord e si oppone a tutte le azioni che alzano la tensione della penisola coreana facendo indietreggiare, in effetti, la promozione della pace… Non è realizzabile, in assoluto, la pace vera e definitiva attraverso l’armamento nucleare”.

Si esortano i leader politici della Corea del Sud e del Nord affinché “favoriscano il dialogo per la pace e facciano del loro meglio per stabilire un sistema istituzionale per garantire la pace nella penisola coreana tramite la cooperazione con le nazioni limitrofe”.

Per i vescovi coreani “parlare della guerra senza dovuta considerazione è già un’azione di violenza contro l’umanità. Le azioni precipitose senza freni, che dimostrano la barbarie e la follia, non ci lasceranno che la morte di innumerevoli persone, la fatale devastazione di entrambi le parti, la regressione della storia umana e le piaghe profonde all’intera umanità…

L’armamento nucleare e il rafforzamento militare non possono garantire la pace della nostra cara penisola; invece, si può raggiungere la pace vera solo per mezzo dello sforzo che mira alla realizzazione della giustizia attraverso il dialogo che favorisce la riconciliazione e lo sviluppo cooperativo del popolo coreano… Noi, il popolo coreano, siamo chiamati a resistere al potere diabolico che tenta di aggravare l’attuale crisi.

Perché non si pensa a ridurre il budget della spesa astronomica militare della Corea del Sud e quella del Nord al fine di utilizzarlo invece per lo sviluppo umano e culturale? Si assicurano, dunque, i nostri connazionali che noi promuoviamo le varie iniziative per la pace e la giustizia sia della nostra penisola sia dell’umanità”.

E l’agenzia di stampa Asia News ha riportato un messaggio pubblicato nella festa dell’Assunta, giorno dell’indipendenza del Paese, in cui i vescovi hanno denunciato gli esperimenti missilistici di Pyongyang, mettendo anche in guardia da tutte le ‘provocazioni imprudenti’ che fanno crescere la tensione, firmato da mons. Peter Lee Ki-heon, vescovo di Uijeongbu e presidente della Commissione per la Riconciliazione del popolo coreano della Conferenza Episcopale Coreana, e da mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione nazionale di giustizia e pace.

Nel messaggio i vescovi hanno chiesto ai governanti delle due Coree segni di pace: “Il test per armi nucleari della Corea del Nord è evidentemente una violazione contro la risoluzione presa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed è un’azione che tende a nuocere seriamente la pace dell’Asia del Nord-est incitando all’armamento nucleare dei Paesi limitrofe”.

Esortando i leader politici dei Paesi limitrofi i vescovi hanno chiesto di non prendere decisioni imprudenti: “Si auspica che i leader politici dei Paesi limitrofi risolvano l’attuale situazione in modo maturo e armonioso affinché contribuiscano alla pace e alla coesistenza dell’umanità, che è, infatti, il principale scopo della diplomazia e della politica”.

Ed infine i vescovi coreani hanno esortato i cristiani ed i popoli del mondo a non restare nell’indifferenza o nel silenzio ‘irresponsabile’: “La realizzazione della denuclearizzazione e lo stabilirsi della pace nella penisola coreana contribuirà, come un ‘giro-di boa’, a generare l’avvenire dell’umanità proponendole una visione del mondo in cui il valore delle creature si realizza pienamente con l’amore e la giustizia reali e concreti.

Rimaniamo nella ferma solidarietà della preghiera e dell’azione affinché vi sia il cambiamento, perché si possa ‘forgiare le spade in vomeri, le lance in falci’ nelle zone di conflitti inclusa la penisola coreana. In tale solidarietà, che la luce della giustizia e dell’amore di Dio vinca i menzionati conflitti e la diffusione dell’odio attraverso le nostre preghiere che vanno di pari passo con le azioni concrete”.

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