El Salvador in festa per i 100 anni della nascita di mons. Romero

Nel giorno della festa dell’Assunzione di Maria El Salvador ha ricordato il centenario della nascita di mons. Oscar Arnulfo Romero, nato il 15 agosto 1917 nella cittadina di Ciudad Barrios, secondogenito di sette figli di Guadalupe Galdámez, una semplice donna del popolo e Santos Romero di professione telegrafista. In tale occasione il card. Gregorio Rosa Chavez ha affermato che entro un anno dovrebbe arrivare la decisione finale per la canonizzazione:

“Si dice a Roma che probabilmente mons. Romero sarà canonizzato il prossimo anno. Immaginate se fosse certa questa possibilità: sarebbe il risarcimento di un popolo”. Anche il postulatore della causa, mons. Vincenzo Paglia, celebrando sabato 12 agosto una messa nella cattedrale londinese di San Giorgio a Southwark, dov’è conservata una croce con le reliquie del beato, ha tracciato l’iter della causa:

“Stiamo esaminando un miracolo che riguarda una donna incinta e il suo bambino che sono stati, speriamo, miracolosamente guariti per intercessione di mons. Romero. E’ stato terminato il processo diocesano, che è giunto a Roma e abbiamo iniziato l’esame del miracolo. Mi auguro che il processo vada a compimento presto. Se tutto questo accade, è possibile che anche l’anno prossimo si possa sperare di celebrare la canonizzazione di Romero”.

Per mons. Paglia, il beato Romero è il primo testimone di una Chiesa che si mescola con la storia del popolo con il quale vivere la speranza del Regno, traducendo gli insegnamenti conciliari nella storia concreta del Continente, attraverso il coraggio di formulare l’opzione preferenziale per i poveri e di testimoniare, in una realtà segnata da profonde ingiustizie, la via del dialogo e della pace: “il martirio di monsignor Romero è il compimento di una fede vissuta nella sua pienezza; quella fede che emerge con forza nei testi del Concilio Vaticano II”.

Infatti nella lettera letta dall’inviato pontificio, card. Ricardo Ezzati, durante la celebrazione eucaristica, papa Francesco ha scritto: “Si compiono già cent’anni della nascita del beato Oscar Arnulfo Romero, vescovo e martire, illustre pastore e testimone del Vangelo, deciso difensore della Chiesa e della dignità del uomo. Figlio della terra amata di El Salvador, ha parlato alla gente del nostro tempo sull’opera salvifica del Nostro Signore Gesù Cristo e del suo amore verso tutti, particolarmente verso i poveri e gli scartati.

Sia nella sua vita sacerdotale sia all’inizio del suo ministero episcopale ha sperimentato una singolare via spirituale, che lo ha portato a propagare la giustizia, la riconciliazione e la pace”. Ed al termine della celebrazione il card. Ezzati ha aggiunto:

“Il Beato monsignor Romero è un martire della Speranza. Lo è per i più poveri del Continente, lo è per la nostra amata Chiesa, lo è per tutti coloro che lottano per la giustizia, la riconciliazione e la pace, che, con affetto rinnovato lo chiamano già ‘San Romero d’America’. Il beato Romero è un santo della Speranza”.

Alle celebrazioni ha preso parte anche una delegazione italiana di Pax Christi con il presidente mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, il quale nella sua pagina facebook ha scritto le sue impressioni: “Abbiamo celebrato la santa messa ricordando al Signore anche i tanti preti, religiosi e religiose, donne, uomini e bambini massacrati e uccisi dalla ferocia disumana dei soldati dell’esercito salvadoregno negli anni ’70-’80. Fiumi di sangue innocente su questo magnifico e martoriato Paese…

Vado a dormire nella speranza di chiudere gli occhi dopo aver visto e ascoltato alcuni testimoni di quegli eventi dolorosi e pregato sulle tombe di quelli che hanno potuto avere dignitosa sepoltura… L’eredità spirituale e l’attualità della testimonianza di mons. Romero sproni l’impegno della comunità mondiale nella costruzione della pace, fondata sulla giustizia e sui diritti dei popoli”.

Per l’occasione l’Osservatore Romano ha dedicato un dossier a mons. Romero con un editoriale del direttore, Giovanni Maria Vian, che ha raccontato del rapporto con papa Paolo VI: “Vescovo in un paese crudelmente oppresso dalle oligarchie e dai militari, preoccupato per le tendenze politiche che si manifestano nella teologia della liberazione, progressivamente arriva a condividerne il concetto della centralità dei poveri, che nel 1968 era stato ribadito dalla conferenza di Medellín a cui aveva preso parte Paolo VI, primo Papa a mettere piede in America latina.

E proprio un documento di Montini, l’Evangelii nuntiandi, più volte ricordato con ammirazione dal suo attuale successore, incoraggia monsignor Romero. Che proprio per la sua posizione moderata viene scelto come arcivescovo di San Salvador, mentre la situazione si fa sempre più difficile e la violenza repressiva aumenta”.

E sempre su L’Osservatore Romano il vescovo ausiliare di San Salvador, card. Gregorio Rosa Chávez, ha scritto: “Le celebrazioni di quest’anno hanno avuto come tema centrale il centenario della nascita di mons. Óscar Arnulfo Romero e la natura martiriale della nostra Chiesa. Così lo illustra l’immagine del nostro amato pastore, al lato della quale si poteva leggere il motto del suo episcopato: Sentire con la Chiesa”.

Infine per la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019 i vescovi panamensi hanno proposto mons. Oscar Romero come santo patrono del incontro cattolico triennale. L’Arcivescovo panamense, José Domingo Ulloa Mendieta, ha affermato che mons. Romero è un modello per i pastori, un pastore che era vicino al suo popolo e che ha dato la sua vita per gli altri:

“Credo che la figura di Romero è sempre presente come un modello che tutti dobbiamo seguire come cristiani, essendo vicino agli altri, essendo in grado di denunciare (l’ingiustizia) ed annunciare (il Vangelo)”.

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