I giovani chiedono un Mediterraneo pieno di misericordia

“In occasione dell’incontro internazionale ‘Mediterraneo: un porto di fraternità’, promosso da codesta Diocesi con il sostegno delle Istituzioni e di realtà associative, desidero esprimere il mio apprezzamento e la mia spirituale partecipazione, ed auspico che il significativo evento susciti un impegno sempre più generoso nel favorire la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli.

Incoraggio la comunità cristiana di codesto territorio, i giovani provenienti dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come pure tutte le persone di buona volontà, a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità.

Con tali sentimenti, incoraggio a proseguire con generosità sulle vie del bene e, mentre invoco la materna protezione della Vergine Maria sui partecipanti alla benemerita iniziativa, che sfocerà nella firma della ‘Carta di Leuca’, di cuore invio la Benedizione Apostolica”: questo messaggio è stato inviato da papa Francesco che si sono riuniti a Santa Maria di Leuca ai 250 giovani provenienti da 31 nazioni per confrontarsi su temi di attualità e per chiedere un ‘Mediterraneo di pace’.

L’evento, organizzato dalla Conferenza episcopale italiana, Caritas Italiana, Pax Christi, Focsiv e Fondazione Migrantes, è stato aperto da una veglia di preghiera presieduta dal card. Ernest Simoni: “Il regime mi aveva fatto mettere una microspia. Un mio amico che aveva mangiato cento volte nella mia canonica era diventato una spia.

Dicevo sempre che Dio che è padre di tutti gli uomini ci insegna ad amare, pregare e perdonare i nemici. Queste parole erano arrivate al regime che aveva ascoltato le mie parole grazie a questa microspia. Dopo 10 giorni è stata emanato la sentenza di impiccarmi perché avevo incitato il popolo a morire per Gesù. La condanna a morte fu poi commutata in 25 anni di prigionia e lavori forzati. Durante la prigionia ho celebrato la santa messa in latino a memoria. Ho confessato, dato la comunione, consolato tanti fedeli e celebrato matrimoni”.

Poi si è rivolto ai giovani, esortandoli a non abbandonare la propria fede: “Tutti i giovani che vogliono salvare la propria anima devono praticare la fede perché Dio creatore del cielo e della terra è il donatore della vita”. L’incontro internazionale è stato concluso da una veglia per la pace con la sottoscrizione di un nuovo appello della Carta di Leuca ai Capi di Stato dei propri Paesi, in cui è chiesto un nuovo disegno di un mar Mediterraneo di pace:

“Dichiariamo che la fraternità può nascere solo dalla riscoperta dei volti. Partiamo dalla buona notizia che il muro di divisione che era frammezzo è stato abbattuto, una volta per tutte. Per questo oggi possiamo riscoprire i volti che un tempo non vedevamo. Un ponte è stato costruito verso ogni uomo e ogni donna, soprattutto verso gli ultimi e gli esclusi. In ogni volto è costruita una sorgente di bene da costruire e da valorizzare affinché ogni diversità sia accolta ed incisa sulle nuove tavole della legge dell’amicizia”.

Ed i giovani hanno sottoscritto con questa Carta anche un proprio impegno: “Dichiariamo il nostro contributo generoso perché la fraternità nasca in ogni parte del Mediterraneo. Auspichiamo che il mare che oggi è il luogo di morte torni ad essere luogo di vita: una tavola apparecchiata, su cui ogni popolo offra i propri beni ed i propri progetti, le proprie idee ed i propri talenti, per la realizzazione di un mondo più giusto”.

Dagli intenti i giovani passano alle azioni: “Dichiariamo ogni nostro sforzo affinché la fraternità assuma la forma della cooperazione: cooperare affinché terra e lavoro, ricchezza e progresso dischiudano per tutti un nuovo orizzonte di pace. Alziamo la nostra voce verso i governanti dei Paesi mediterranei, perché non alzino muri di protezione verso chi è diverso, creando divisioni dettate dalla paura, e si costruiscano ponti di solidarietà e di accoglienza, verso una piena integrazione.

Crediamo in un futuro in cui i colli dell’ingiustizia siano spianati e possa essere tracciata la strada di uno sviluppo integrale, orientato alla felicità di ogni persona”. Infine i giovani che l’unica strada per raggiungere tale obiettivo sia la misericordia:

“Deponiamo ogni logica di opportunismo e di rivendicazione per far nostra la logica del perdonare e del risollevare. Riconosciamo che perdonare è la declinazione esatta del verbo amare e che solo l’amore autentico, concretamente vissuto, è criterio di sviluppo di un umanesimo integrale, universalmente riconosciuto e condiviso”.

Con tali motivazioni i giovani hanno rivolto ai governanti un appello con tre obiettivi: “siano creati nuovi e più ampi corridoi umanitari con sostegno all’accoglienza diffusa ed all’inclusione sociale; sia posto un termine chiaro al commercio delle armi, scegliendo invece di investire in vomeri per lo sviluppo umano integrale ed il diritto di rimanere in pace nelle proprie comunità; di non tapparci le ali, ma di donarci un’ala di riserva per partire dal porto della fraternità e di prendere il largo per viaggi inediti, verso un futuro pieno di speranza!”

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