Il Meeting di Rimini attraverso le mostre

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Il conto a rovescio per la nuova edizione del Meeting dell’Amicizia tra i popoli è iniziato: dal 20 agosto si rifletterà sulla frase tratta dal ‘Faust’ di Goethe, ‘Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo’: “Ciò che desideriamo per il Meeting 2017 è che possa essere, in ogni suo particolare un luogo di dialogo reale dove condividere la ricchezza e la bellezza di cui ognuno è portatore con la sua storia e la sua esperienza, perché si possano intravvedere insieme percorsi possibili di costruzione condivisa, avendo come orizzonte il mondo”, così si è espressa la presidente della Fondazione, Emilia Guarnieri.

Infatti questo anno il meeting, oltre agli incontri, offre al pubblico molti spunti di riflessione attraverso le mostre, a partire da quella intitolata ‘Il passaggio di Enea’: il rapporto con il passato e la tradizione ha segnato tutta la parabola dell’arte del ‘900, con episodi di grande amore e conflittualità. Nel destino dell’artista c’è sempre il bisogno di una ‘fedeltà’ e di una discontinuità insieme, perché l’arte è un’avventura di conoscenza che passa sempre attraverso un nuovo inizio.

L’arte di oggi segna il suo nuovo inizio non solo attraverso i contenuti espressi, ma anche nella scelta dei linguaggi e del mezzo espressivo: dalla pittura alla fotografia e al video, dalla scultura all’installazione, in una libertà di ‘generi’ che non ha avuto eguali prima d’ora. La mostra vuole presentare opere di artisti che documentano questo complesso rapporto con la tradizione culturale e figurativa che li ha preceduti, ed è introdotta da un video di contestualizzazione che permetta di ‘entrare’ nel tema, attrezzati a cogliere a pieno la particolarità degli artisti presentati.

A fare da ‘padrino’ ai protagonisti in mostra è Andy Warhol, uno dei più grandi artisti del ‘900, che apre il percorso con un’opera dedicata all’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, ‘riguadagnata’ in chiave pop.

Un’altra mostra importante è dedicata alla Terra Santa, curata dalla Custodia della Terra Santa. Infatti i francescani hanno custodito, onorato con la preghiera e con lo studio i luoghi che Gesù ha abitato, conosciuto ed amato. In più si sono presi cura degli uomini di questa terra, pietre vive che testimoniano ancora la novità di Cristo in una terra spesso divisa dal conflitto.

La custodia dei Luoghi Santi è una missione concreta, perchè significa curare le liturgie nei santuari, accogliere i pellegrini, sostenere le comunità cristiane locali con scuole e aiuti alle famiglie povere, studiare e conservare i segni materiali che questa terra offre a testimonianza di Cristo e della sua Chiesa.

Un’altra mostra, curata da Russia Cristiana, è dedicata alla Rivoluzione del 1917: “La novità della nostra rivisitazione consiste nel farci guidare dal giudizio che ne diedero alcuni russi contemporanei illuminati da uno sguardo integralmente umano e cristiano, capace di coglierne subito la natura profonda. Sono questi intellettuali cristiani che si pongono vent’anni prima di Thomas Eliot la sua stessa domanda: è la Chiesa che ha abbandonato il popolo o è il popolo che ha abbandonato la Chiesa?”, hanno scritto i curatori.

Un altro filone di mostre è dedicato al mondo del lavoro, come la mostra ‘Voi siete il sale della terra’. La mostra nasce dall’incontro con l’esperienza di un gruppo di imprenditori calabresi che ha preso in gestione un fondo agricolo, semidistrutto e impoverito dallo sfruttamento di chi lo conduceva prima, senza esserne proprietari. Investono tempo, soldi ed energie su una proprietà che non è di loro proprietà e che dovranno riconsegnare. Vivono le circostanze insieme e la loro vita, anche quando sono da soli nelle loro imprese, è più felice e più piena, perché non si sentono mai soli.

Anche nella mostra ‘Ognuno al suo lavoro’ si proporrà alcuni spunti dalla ricerca del premio Nobel per l’Economia Heckman, che evidenzia come le competenze ‘non-cognitive’ abbiano una incidenza positiva sul successo lavorativo, a parità di competenze di base acquisite durante gli studi. Per lavorare occorre un uomo dotato di personalità completa, di ‘charachter’, di apertura alla realtà in senso lato. Infine è da segnalare la mostra sulle nuove generazioni:

i protagonisti della mostra si misurano con il titolo al Meeting di quest’anno e con alcuni interrogativi che vanno al fondo della loro avventura umana, e che al tempo stesso interpellano la società italiana: cosa permette alla tradizione di essere una realtà vitale, e non solo la memoria sterile del passato? Che ruolo giocano nella costruzione dell’identità di queste persone la famiglia, la scuola e gli altri ambienti in cui crescono e si esprimono? Quali valori, quali proposte di vita trovano in Occidente i figli di coloro che hanno lasciato i loro Paesi in cerca di una vita migliore?

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