Le ong criticano l’accordo con la Libia sulla pelle dei migranti

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Ad inizio agosto il Parlamento italiano ha approvato la missione navale italiana di supporto alla Guardia costiera libica decisa dal Consiglio dei ministeri con il voto favorevole della Camera e del Senato, come ha illustrato il ministro della Difesa, Roberta Binotti: “una nave logistica, perché alcuni mezzi libici devono essere riparati, e un pattugliatore, che accompagnerà il team dei nostri ufficiali che dovranno interloquire con quelli libici.

Se ci saranno nuove esigenze potranno intervenire le navi dell’operazione ‘Mare sicuro’, che operano in acque internazionali”, escludendo ‘il blocco navale’, perché si tratterebbe di ‘un atto ostile’. A tale decisione sono seguite alcune reazioni preoccupate per la situazione dei migranti, che potrebbe peggiorare, come ha sottolineato il Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia, che ha espresso una seria preoccupazione “per la sostanziale indifferenza da parte degli Stati membri e dell’Unione Europea riguardo la condizione di pericolo e morte di migliaia di persone, e per le politiche di accordo con la Libia che da settimane occupano le Agende delle istituzioni nazionali coinvolte”.

Invece per risolvere veramente la situazione il Centro Astalli ha individuato tre priorità da affrontare: “Il salvataggio in mare deve essere garantito, organizzato e potenziato. Il ruolo delle ong deve essere supportato, e ampliato con un impegno nazionale e sovranazionale più consistente. Neanche un morto nel Mediterraneo sia la priorità di tutte le istituzioni coinvolte. Non fare accordi che impediscono ai migranti di lasciare una Libia altamente instabile, insicura e in cui le garanzie di rispetto dei diritti umani sono largamente insufficienti.

Ancor meno si possono respingere o deportare in Libia migranti intercettati in mare, in violazione delle basilari norme sulla protezione internazionale. Non è tentando di rimuovere la migrazione dal mar Mediterraneo che si risolve l’emergenza in cui si trovano milioni di persone costrette a lasciare la loro terra a causa di guerre, persecuzioni ma anche di povertà estrema e disastri ambientali”.

Secondo il presidente del Centro Astalli, p. Carlo Ripamonti, è “inaccettabile che le politiche recenti siano volte a spostare altrove i migranti anziché lavorare sulle cause all’origine di una mobilità umana senza precedenti nel mondo ma che tocca l’Europa solo in piccola parte”. Per tale ragione il Centro Astalli ha chiesto alle istituzioni nazionali ed europee di prevedere vie legali di accesso per quanti si trovano nella condizione di dover chiedere protezione internazionale in Europa.

Inoltre ha chiesto di ripristinare le quote di ingresso di lavoratori stranieri in Italia per infliggere un duro colpo al traffico, allo sfruttamento, alla tratta di esseri umani; ed infine il rispetto della Convenzione Universale sui Diritti dell’Uomo e la Convenzione di Ginevra sulla status di rifugiato e di non stipulare accordi con chi non rispetta e non ha recepito nel proprio ordinamento tali norme.

Amnesty International ha parlato di violazione dei diritti umani dei migranti, come ha affermato la vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa, Gauri Van Gulik: “Le autorità italiane hanno dimostrato che considerano più importante tenere migranti e rifugiati alla larga dalle loro coste piuttosto che proteggere le loro vite e la loro incolumità.

Facilitare l’intercettamento e il ritorno in Libia di migranti e rifugiati significherà destinarli ai centri di detenzione del paese, dove quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi. Il voto di oggi potrebbe rendere le autorità italiane complici di quest’orrore…

Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale, bensì la ricetta per altre sofferenze. Ogni forma di cooperazione con le autorità libiche dovrebbe dare priorità a monitorare il loro comportamento in tema di violazioni dei diritti umani e ad accertare le responsabilità per quelle commesse. Dovrebbe inoltre essere condizionata a un verificabile impegno delle autorità libiche a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti in Libia”.

L’ong Oxfam ha detto che la decisione del Governo italiano rischia di intrappolare i migranti ‘in un inferno’, come ha sostenuto la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti, chiedendo all’Italia ed all’Europa di garantire il rientro delle persone nei loro paesi di origine, solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani:

“L’ulteriore supporto navale tecnico e logistico da parte dell’Italia alla Guardia Costiera Libica non servirà, purtroppo, a lenire le sofferenze dei migranti che attraversano questo paese in fuga da guerra e atrocità. Al contrario tale missione, facilitando le attività di rimpatrio non volontario in Libia operate direttamente dalla Guardia Costiera di questo Paese, potrebbe avere l’effetto di riportare e bloccare un numero maggiore di migranti in un paese in cui i centri di detenzione sono paragonabili a veri e propri lager, nei quali le persone sono sistematicamente esposte a trattamenti inumani”.

Da parte sua Emergency chiama un ‘atto di guerra’ la decisione italiana: “L’invio di navi militari in Libia è l’evidente negazione dei diritti umani fondamentali di chi scappa dalle guerre e dalla povertà. Migliaia di persone verranno respinte in un paese instabile e saranno esposte a nuovi crimini e violenze, senza alcuna tutela. Solo con un massiccio impegno in politiche di promozione della pace, di cooperazione e di sviluppo si affronteranno le vere cause delle migrazioni. Solo aprendo canali di accesso legali e sicuri per chi cerca rifugio nel nostro continente si garantirà il rispetto dei diritti contrastando la piaga del traffico di esseri umani”.

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