Card. Bagnasco: servono risposte urgenti

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L’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana ha eletto a maggioranza assoluta la terna di vescovi diocesani proposta a papa Francesco per la nomina del Presidente, che succederà al card. Angelo Bagnasco: card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve; mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara; card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento. La terna è stata consegnata a papa Francesco, al quale da Statuto Cei spetta la nomina del presidente della CEI.

Nell’ultima relazione da presidente della Cei il card. Bagnasco ha richiamato i legami di fraternità con papa Benedetto XVI e papa Francesco: “Il sentimento dominante è la gratitudine ai Papi che mi hanno dato fiducia, da Benedetto XVI al Santo Padre Francesco. Al Romano Pontefice, con il quale il nostro Episcopato gode di un legame unico, rinnovo a nome mio e dell’intero Corpo Episcopale leale obbedienza e sincero affetto.

La sua parola e la sua testimonianza sono per noi indirizzo e sprone, e per il Presidente riferimento sicuro. In questo orizzonte, spesso ho detto che il mio programma sono i Confratelli da ascoltare con umiltà e rispetto, attento a promuovere il dialogo, lo scambio, la fiducia e a proporre sintesi alte. Da subito, ho concepito il mio compito come ‘un servizio alla fraternità’ e alla comunione, rispetto alle quali la CEI è una ‘struttura di servizio’”.

Ha dedicato ampio spazio alla missione della Chiesa in Italia, chiamata a misurarsi sulla sfida educativa con gli Orientamenti pastorali del decennio, invitando i vescovi a non abbandonare la sfida educativa: “Il bene e lo sviluppo integrale delle persone ci hanno portato a essere sempre attenti alle dinamiche delle nostre comunità e del vivere sociale, consapevoli che il mistero di Cristo, Figlio di Dio e Redentore dell’uomo, è sorgente di quel nuovo umanesimo che l’Occidente europeo sta dimenticando; al suo posto emerge un individuo sciolto da legami, apolide, senza casa né patria, illusoriamente libero, in realtà prigioniero delle proprie solitudini.

Come non rimanere preoccupati a fronte dello scioglimento delle relazioni in famiglia, nel lavoro, nei corpi intermedi, nella società, e perfino nelle comunità cristiane? Il ‘noi’ sempre più viene prevaricato da un ‘io’ autoreferenziale, con tutte le conseguenze che abbiamo puntualmente denunciato a livello sociale, economico e legislativo. Insieme a tutti gli Episcopati d’Europa, riteniamo sempre più grave la metamorfosi antropologica, che il Santo Padre chiama ‘ecologia integrale’.

Quanto più, infatti, l’individuo si isola dagli altri, tanto più diventa preda di manipolazioni politiche, economiche, finanziarie. Una società disaggregata, fatta di punti isolati, è debole, indifesa di fronte alle logiche del mercato selvaggio e del profitto fine a se stesso. Il potere, inteso come prevaricazione, ne vive”.

Nei confronti dei giovani il card. Bagnasco ha esortato i vescovi ad essere accanto ad essi: “Si tratta di favorire un ponte tra generazioni, che, ci diceva ancora Papa Francesco, congiunga soprattutto anziani e ragazzi, a beneficio di entrambi. E’ stata significativa anche la consegna a non lasciare gli Oratori, ma a viverli con una presenza che sappia ascoltare, motivare e coinvolgere i giovani, rendendoli protagonisti di iniziative fatte insieme. A voi, cari giovani, vogliamo dire una parola da Pastori e – se volete – da amici.

La vostra è l’età degli slanci e dei sogni; nel vostro ardore pieno di energie, siete protesi verso un futuro carico di speranze, spesso ancora indeterminate ma attraenti; avete la forza dell’ardimento, l’immaginazione creativa, il coraggio e la voglia di osare, di scoprire strade nuove”.

Eppoi ha invitato a non dilapidare il tesoro della famiglia: “Siate voi, famiglie, a proclamare, nella diuturna riconquista del vostro amore e del vostro sacramento, la bellezza del matrimonio e della famiglia come il vero fondamento del vivere sociale; siate voi a testimoniare la bellezza della paziente dedizione ai figli; la possibilità di vivere insieme tutta la vita. Siate la risposta concreta e alternativa all’individualismo radicale che respiriamo, e che spinge a vivere isolati gli uni dagli altri in nome di una autonomia che ci distrugge.

Quante volte abbiamo messo in guardia dalle derive antropologiche: esse, in nome dell’uomo, lo negano con costumi e leggi che sembrano rispettare la libertà, ma in fondo sono convenienti all’economia. Le famiglie, sul piano sociale, si sentono sostanzialmente abbandonate: sono urgenti politiche familiari consistenti nelle risorse e semplici nelle condizioni e nelle regole. Non sostenere la famiglia è suicida”.

Infine ha tracciato l’impegno della Chiesa nel sostegno ai poveri, soprattutto attraverso il volontariato e la Caritas: “Le nostre forze si sono moltiplicate con l’aiuto di moltissimi, con le reti virtuose delle parrocchie, delle aggregazioni, dei volontari; con le nostre Caritas, gli Uffici per i migranti, la Pastorale del lavoro e della salute… L’Italia ha davvero una lunga e consolidata tradizione di capillare presenza e di intervento; è forte di una tradizione consolidata di volontariato, come ha riconosciuto il Santo Padre; un volontariato nato e sostanziato per lo più dal Vangelo e dall’appartenenza ecclesiale.

Va in questa direzione la campagna ‘Liberi di partire, liberi di restare’: è un segno della Chiesa italiana, perché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra. Noi siamo figli di operai e non pochi hanno conosciuto disagi e ristrettezze nelle loro case.

Il vostro mondo non ci è sconosciuto, per questo vi diciamo una parola con rispetto e umiltà: a voi, che soffrite nella carne preoccupazioni e pene. Il lavoro, la malattia, la fuga disperata da fame, guerra, persecuzione, la solitudine che uccide, il male di vivere, il traffico di esseri umani… e ogni forma di indigenza che compone la condizione umana, trovano eco nei nostri cuori che hanno ricevuto il sigillo del cuore di Gesù.

A voi tutti rinnoviamo la nostra vicinanza concreta, sapendo che non è nelle nostre mani il sistema sociale. Continueremo però nella nostra missione, che è l’onore di annunciare la salvezza di Cristo e di partecipare al bene comune. Proprio questo orizzonte ci ha fatto prendere le distanze dal disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento: l’abbiamo fatto a tutela del malato e dei suoi famigliari, e del loro rapporto con i medici, i quali non possono vedersi ridotti a meri esecutori”.

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